O VURDÓN
Sito italiano di storia e cultura "romaní"

 

ROMA: PROVE DI PULIZIA ETNICA

In questi giorni a Roma stanno accadendo fatti gravissimi: irruzioni delle forze dell'ordine nei campi ed espulsione di numerosi Rom.

Queste azioni sembrano preludere ad una vera e propria deportazione verso la Bosnia ed altri territori della ex-Jugoslavia e costituiscono un segnale allarmante per tutta la popolazione rom con cittadinanza "extracomunitaria" residente in Italia .

L'appello di solidarietà per la comunità rudari di Via dei Gordiani a Roma lanciato da più parti (vedi comunicato riportato nelle pagine interne di questo sito) sembra aver scoperto i nervi della giunta capitolina e di altre istituzioni provocando la reazione permalosa di un centrosinistra beffardo ed opportunista (leggasi: prossime elezioni amministrative) che agisce ogni giorno in modo più sfacciato come forse nemmeno la destra, nelle medesime circostanze, farebbe.

Il sito "O Vurdón" è nato e si è sviluppato con l'intento di divulgare la conoscenza della storia e della cultura dei Rom e dei Sinti allo scopo di favorire un dialogo tra la gente di origine nomade ed i "gagé". Esso vuol continuare ad essere uno spazio libero e pluralista con finalità prevalentemente culturali. Al tempo stesso non è però possibile tacere e non schierarsi quando le circostanze lo esigono.

Per questo "O Vurdón" verrà costantemente aggiornato con le notizie che provengono dalla capitale.

La battaglia per affermare i diritti dei Rom e per condannare gli atteggiamenti aggressivi nei confronti dei "diversi" e degli "scomodi" da parte di forze dell'ordine ed istituzioni è innanzitutto una battaglia per i diritti e la libertà di ciascun essere umano. Ed è secondo questo principio che invitiamo tutti, associazioni, cittadini democratici, Rom e Sinti di ogni parte d'Italia a mobilitarsi per contrastare quel che appare essere l'inizio di una violenta campagna antizingara.

Sergio Franzese
07 marzo 2000

 

Appello di Solidarietà per la Comunità Rudari di Roma

Appeal of Solidarity for the Rudari Romani Community of Rome
(01/03/2000)

Lettera di Moni Ovadia comparsa sul Corriere della Sera del 21-2-2000
Informativa ed appello dell'Associazione per l'Amicizia tra Rom e gagé
(04/03/2000)
Comunicato degli operatori dell'ARCI del campo di Tor de' Cenci.
(06/03/2000)
Trasferimento Rom o pulizia etnica? - testimonianze
(07/03/2000)

Testo della lettera inviata dall'ERRC (European Roma Rights Center)
al Presidente del Consiglio On. Massimo D'Alema in seguito ai fatti di Roma

Text of the letter sent by the ERRC to Italian Prime Minister Mr. Massimo D'Alema to express concern at group expulsion of Roma from Italy.
(07/03/2000)

Interrogazione parlamentare del Senatore Luigi Manconi
sullo sgombero di Tor de' Cenci

(09/03/2000)
Testo del volantino dell'ARCI Solidarietà diffuso mercoledi' 8 marzo
durante una manifestazione sotto l'Assessorato alle Politiche sociali del Comune di Roma
(09/03/2000)
Comunicato del Coordinamento Cittadino
(10/03/2000)

 

Rassegna stampa de "IL MANIFESTO"
(10 e 11/03/2000)

RAPPORTO DELL'ARCI SULL'ESPULSIONE E IL RIMPATRIO COATTO DEI ROM DI CITTADINANZA BOSNIACA DEL CAMPO DI TOR DE' CENCI - ROMA

REPORT CONCERNING THE ROM EVICTION FROM THE TOR DE’ CENCI CAMP-ROME
(12/03/2000)

IMMAGINI DELL'ACCAMPAMENTO DI VIA DEI GORDIANI

IMAGES FROM ROM CAMP OF VIA DEI GORDIANI - ROME
(16/02/2000)

 


Da molti anni 250 Rom Rudari in Via dei Gordiani (tra cui circa 100 bambini) lottano per sopravvivere in condizioni difficili e disumane, alloggiati in baracche vicino ad una discarica, mal riscaldati; c’è solo una fontana, e le precarie condizioni igieniche favoriscono la diffusione di malattie soprattutto tra i bambini.

Da quattro anni la municipalità di Roma e la Giunta Regionale hanno riconosciuto il diritto alla casa per queste persone; con l’ente proprietario dell’area è stato studiato un piano di urbanizzazione per la bonifica dell’area.

Inoltre, la costruzione del nuovo villaggio dovrebbe promuovere la coesistenza tra i Rom e gli altri cittadini del quartiere, accanto alla realizzazione di un grande parco adiacente il villaggio stesso.

Ma ora ritardi e timori degli amministratori rischiano di far fallire un progetto che potrebbe favorire l’inserimento dei Rom nel territorio anziché ghettizzarli.

I Rom e le associazioni che si stanno occupando di questo progetto chiedono di manifestare la vostra solidarietà inviando un messaggio alla municipalità di Roma affinché esso sia deliberato al più presto.

Questa è la proposta di un testo che potrà essere inviato al Sindaco di Roma, Francesco Rutelli (Campidoglio@comune.roma.it):

- Che cosa state aspettando?
- Che ne è dei vostri impegni sociali?
- Che ne è della delibera che autorizza il progetto di Villaggio per i Rom di Via dei Gordani?
- Non è più possibile aspettare. Abbiamo bisogno di case riscaldate, con acqua corrente, servizi, e tutto ciò che ci occorre.
- Per questo chiediamo di approvare definitivamente il piano prima della scadenza del mandato elettorale del 16 aprile 2000.

Info: Coordinamento Cittadino per Via dei Gordiani
gordiani@hotmail.com

 


Lettera di Moni Ovadia comparsa sul Corriere della Sera del 21-2-2000:

Caro direttore,

le luci della ribalta stanno progressivamente sfumando i loro riflettori sull'affaire Haider.

Il piccolo aspirante führer della Carinzia, provetto sportivo (anche Adolf Hitler era un aggraziato pattinatore), entra nella normale anormalità sub judice.

Lo tengono d'occhio. Come tutti i demagoghi cercherà credenziali di buona condotta presso quelle istanze nazionali ed internazionali sempre disposte a rivedere il giudizio, perché alla fine se il signor Haider fosse meno diretto e meno nostalgico diverrebbe accettabile, come certi sindaci del nostro Nord-Est felix. Il bel Jörg forse reciterà anche uno strategico mea culpa.

La rappresentazione delle scuse agli ebrei gode di notevole successo.

Personalmente in quanto essere umano ed ebreo, in questo momento ho scarso interesse per questo tipo di "teatro".

Oggidì gli indicatori di civiltà sono altri. Mentre l'euforico Valzer dei mercati riprende il suo posto nello sfavillio di una scena festante, gli uomini decenti, sparpagliati nelle periferie degradate, cercano giorno dopo giorno di ballare il pas de deux di una vera "città dell'uomo" che è il luogo della pari dignità per l'altro, quand'anche sia piccola minoranza. Coppia di ballerini: il grande principio e la prassi quotidiana del suo farsi.

Sono spesso sollecitato a partecipare a queste attività coreutiche.

Recentemente sono stato invitato all'università di Roma da un professore di matematica per parlare dei problemi della società multietnica.

C'erano rappresentanti di varie etnie tra cui quella rom. Toni - uno zingaro serbo da molti anni in Italia - e io ci siamo abbracciati subito, le nostre facce sprizzavano piacere, abbiamo alle spalle un destino comune.

Ma il presente no. Toni, con la sua magnifica espressione da picaro gitano e la sua cadenza cinematografica, non mi ha invitato alla festa musicale di ''Train de Vie'' che ha infiammato le anime belle travolte da commozione folclorica.

Toni si è fatto serio e mi ha spiegato che lui e la sua gente hanno un problema serio, di diritto a una vera vita.

Duecento persone fra cui cento bambini, sessanta dei quali in età scolare vivono nel fatiscente campo rom di via dei Gordiani.

La comunità si trova in un quartiere ad alta densità abitativa, è stanziale, chiusa, nessuno vi entra, nessuno vi esce se si fa eccezione per i nuovi nati, gli unici scambi con l'esterno avvengono grazie alla scuola perché il campo rientra nel programma di scolarizzazione dei bambini rom avviato dal comune di Roma.

Ma l'intervento educativo è minato dalle condizioni di vita, dalle precarie condizioni igieniche causa di malattie croniche soprattutto fra i bambini, nonché da quelle psicologiche frutto del degrado abitativo.

Questa comunità vive in tutto e per tutto come nelle favelas brasiliane, casupole precarie addossate le une alle altre, fatte di materiali d'occasione altamente infiammabili, il tutto in un labirinto di fango e di sporcizia.

In ogni baracca risiedono almeno sette o otto persone, e i bambini sono costretti a condividere modelli di vita adulti, in un contesto di totale promiscuità.

L'intero campo, inoltre, è servito da un'unica fontanella prestata dal prete dell'adiacente parrocchia.

A fronte dell'indifferenza di alcune istanze istituzionali, ha potuto prendere vita un progetto elaborato dallo I.A.C.P., proprietario dell'area e finanziato dalla Regione Lazio, per una soluzione definitiva del problema abitativo dei rom, nel quadro di una generale riqualificazione del quartiere.

Il progetto di via dei Gordiani consiste nella costruzione di un villaggio di 42 moduli abitativi ed è il risultato di un dialogo con la gente del campo e di una accurata ricerca sull'architettura rom, tiene pertanto conto della organizzazione della comunità, strutturata sull'unità base della famiglia estesa, sull'identità di religione, sulla provenienza etnica e geografica.

Il progetto non si limita a fornire ai rom un'abitazione, ma è diretto a favorire la loro integrazione nella città e costituirebbe una prima concreta risposta al problema dell'accoglienza, un paradigma a cui rapportare i futuri interventi destinati al popolo zingaro ma anche ad altri immigrati e alle categorie "speciali" in genere.

Questa straordinaria utopia ha le carte in regola per essere messa in opera, mancano solo pochi passaggi burocratici, ma sono imminenti le elezioni regionali in un clima politico al calor bianco.

Opportunismi elettorali potrebbero suggerire di procrastinare le firme necessarie e una giunta regionale meno sensibile al problema delle minoranze disagiate in seguito finirebbe per bloccare l'attuazione del progetto.

Le persone per bene hanno il diritto-dovere di sapere che i bei proclami hanno bisogno di un terreno in cui fruttificare.

La metastasi della discriminazione e dell'intolleranza si contrasta costruendo la civitas della solidarietà e della piena dignità per ogni categoria di cittadini, secondo il principio dello jus soli in opposizione allo jus sanguinis madre di ogni legittimazione alla violenza.

E' tempo che si faccia strada la consapevolezza che la libertà e la felicità dell'altro sono la garanzia più radicale della nostra felicità e libertà.

Cominciamo da via dei Gordiani a Roma.

Moni Ovadia


''DISAGIO METROPOLITANO''

Lunedi' scorso (28 febbraio) i rom della baraccopoli romana di via dei Gordiani sono intervenuti al Convegno della Regione Lazio sul tema del ''Disagio metropolitano''.

Con loro, una nutrita rappresentanza dei Rom del campo ''attrezzato'' di Tor de' Cenci, che partecipano attivamente, dallo scorso novembre, alle mobilitazioni per i diritti dei Rom e dei migranti.

Era la seconda volta, in meno di un mese, che la Regione Lazio organizzava un convegno incentrato sul progetto di via dei Gordiani. Un progetto che viene ripetutamente sbandierato, non senza ragione, come il fiore all'occhiello della politica regionale verso le minoranze.

E non solo perche' dà una casa ai Rom (una casa modesta, 50 mq per famiglie di sette-otto persone, ma comunque una casa), ma anche perche', partendo dalla soluzione di un gravissimo problema abitativo e sociale che riguarda la componente piu' disagiata della Sesta Circoscrizione, dà inizio alla riqualificazione di un'ampia area urbana. Esso prevede la realizzazione di un grande parco, la sistemazione delle strade, la ristrutturazione degli alloggi delle case popolari circostanti. Per una volta la presenza dei Rom, anziche' essere vissuta in negativo, fornisce l'occasione per un sensibile miglioramento della qualità della vita dell'intero quartiere. Un esperimento di convivenza che offre la possibilità di verificare concretamente, nei fatti, come la presenza di una minoranza costituisca un fattore di ricchezza, di sviluppo, da cui tutti possono trarre beneficio.

 

LA BEFFA

Chi partecipava al convegno di lunedi' in Regione riceveva in omaggio una cartelletta contenente diversi materiali sull'argomento: un documento che illustra il progetto del villaggio, il protocollo d'intesa fra Regione, Comune e I.A.C.P. (che già quattro anni fa rendeva possibile la realizzazione di quest'opera), la lettera di Moni Ovadia pubblicata sul Corriere della Sera del 21 febbraio.

Una lettera che non si limita a essere una testimonianza di altissimo livello intellettuale, ma e' stata pensata e scritta per fornire un contributo concreto alla lotta dei rom, in un momento difficile, in un momento nel quale le istituzioni si mostrano sorde e impermeabili alle loro richieste, in un momento in cui gli impegni assunti dagli amministratori vengono sistematicamente disattesi e il sottile filo di speranza che aveva dischiuso una prospettiva di emancipazione per questa comunità rischia di essere reciso una volta per tutte.

Cio' che la cartelletta omaggio della Regione Lazio non diceva, quello su cui si era taciuto nel precedente convegno regionale sulla bioarchitettura, sono le ragioni per le quali, a distanza di quattro anni dalla sua elaborazione, il progetto del villaggio rimane sempre sulla carta. Quello che non si racconta ai cittadini e ai mass media, e' il fatto che si sta consumando una crudelissima beffa ai danni dei Rom e degli abitanti del quartiere. Infatti, il progetto e' stato bloccato proprio nel momento in cui tutti i problemi tecnici e amministrativi erano stati risolti.

 

MILLE RAGIONI PER RINVIARE IL PROGETTO

Negli ultimi mesi il ''Coordinamento Cittadino per la realizzazione del villaggio di via dei Gordiani'' ha ripetutamente incontrato i capigruppo della maggioranza che governa il Comune di Roma.

Tutti, a parole, continuano a dichiararsi entusiasti del progetto. Ma, con l'eccezione di un unico gruppo consiliare, quello del Partito della Rifondazione Comunista, che si sta coerentemente impegnando su questa tematica, tutti gli altri riescono sempre a inventarsi qualche scusa per evitare di portare la delibera in Giunta Comunale, con la stessa naturalezza con cui un bravo prestigiatore sa estrarre, uno dopo l'altro, i suoi conigli dal cappello.

Prima era la posizione del posteggio, poi la presenza di una fontana che sembra desse fastidio a qualcuno. Si e' anche detto, a un certo punto, che quelle casette davvero minimali sarebbero troppo belle per i rom, un lusso che il quartiere non si puo' permettere.

Il capogruppo di un partito importantissimo, un partito che sostiene di aver sposato la causa della tutela dei diritti umani e per questa ragione ci ha portati in guerra, ha preteso la sanatoria di alcuni impianti sportivi abusivi situati nelle vicinanze del campo, come condizione preliminare per lo sblocco della delibera. Quando un rom gli ha fatto notare che in questo modo si barattavano gli esseri umani con i campi di calcetto, il tenore delle argomentazioni e' cambiato completamente.

Davanti al capogruppo dei Verdi, di fronte ai consiglieri di Rifondazione, il capogruppo del partito di maggioranza relativa ha sostenuto che la ragione reale per cui la delibera non viene discussa in Giunta risiede in un vero e proprio veto, motivato da ragioni di opportunità elettorale, imposto dal presidente della Regione Lazio.

Un altro testimone autorevole, il capogruppo dei Democratici al Comune, ci ha confessato candidamente che le ragioni per cui la delibera e' ferma non sono affatto di natura tecnica. Che il problema e' squisitamente politico.

Ed e' da collegarsi all'imminenza delle elezioni regionali del 16 aprile.

 

UN CONFRONTO DURISSIMO

La risposta dei rom del campo e' stata quella di organizzare un s'it-in in Campidoglio.

Una festosa, ordinata, dignitosissima invasione di quello splendido piazzale da parte di rom, immigrati, studenti universitari, cittadini. Una grande prova di civiltà e un saggio di come si potrebbe trasformare questa città se si desse modo alle minoranze di esprimersi, di incontrarsi, di far sentire le loro ragioni.

Se si avesse il coraggio di far emergere il potenziale sommerso, la parte invisibile della città: rom, migranti, tutti quei soggetti che, anche a detta degli organizzatori del convegno in Regione, sono i protagonisti del ''disagio metropolitano''.

Al termine del s'it-in eravamo stati ricevuti dalla Giunta Comunale. Ancora una volta, i membri della Giunta avevano attribuito il blocco della delibera a non meglio specificati problemi insorti fra il Comune e la Regione. Si erano impegnati a organizzare immediatamente un incontro per risolverli. Questo accadeva il pomeriggio dell'8 febbraio. Da allora, nulla e' cambiato. O meglio, nulla e' cambiato per quanto riguarda il destino della delibera: l'incontro fra Comune e Regione non ha avuto luogo. Ma, sotto un altro rispetto, la situazione si sta facendo piu' chiara.

La maggioranza (con l'eccezione del P.R.C.) e' passata al contrattacco, e l'offensiva viene scatenata senza esclusione di colpi. Innanzitutto, si teorizza che la delibera andrebbe riscritta completamente, in quanto essa ''non e' sufficientemente blindata'. Non bastano i 4 ettari di parco, la ristrutturazione delle case popolari, gli altri interventi nel quartiere. No. Tutto questo non e' sufficiente. Si sostiene che e' necessario ripensare l'intero progetto, che esso non puo' avere al centro l'intervento per i rom, ma deve prima risolvere TUTTI i problemi del quartiere e contenere al suo interno, come un dettaglio, piu' o meno incidentale, anche il risanamento della baraccopoli di via dei Gordiani.

Il capogruppo dei Popolari si e' spinto fino al punto di affermare che, prima di pensare ai rom, bisogna dare la casa a 80.000 sfrattati e risolvere i problemi non solo della sesta, ma anche della settima e dell'ottava circoscrizione. Come osservava un rom, con malcelato disincanto: ''avevate bisogno degli zingari, per accorgervi che esistono gli sfrattati''.

Beninteso, le obiezioni del capogruppo dei popolari non sono nuove. Ne' particolarmente originali. Solo che fa una certa impressione sentirle provenire dalle fila del centro sinistra. Normalmente, esse si leggono sui manifesti di Alleanza Nazionale.

 

IL SECONDO FRONTE DELLA MAGGIORANZA

Oltre a fare quadrato contro la delibera, la maggioranza che governa il Comune di Roma ha deciso di aprire un altro fronte, molto piu' insidioso. Un fronte che mira a confondere e dividere i rom, a compromettere il processo di presa di coscienza, di rinascita democratica che sta trasformando la comunità Rom di via dei Gordiani in un punto di riferimento per immigrati, associazioni, realtà di base, gruppi di universitari: in poche parole, tutta quella parte della città che si sta attivamente impegnando sui temi dell'accoglienza.

Dopo il s'it-in in Campidoglio, l'assessore ai Servizi Sociali Piva si e' precipitato al campo per prospettare una soluzione ''temporanea" che dovrebbe essere adottata in attesa di costruire il villaggio.

Una soluzione che, qualora dalle prossime elezioni regionali dovesse emergere, malauguratamente, una maggioranza meno sensibile ai diritti dei rom e degli immigrati, diventerebbe, con buona pace di tutti, definitiva. Una soluzione sulla quale si troverebbe d'accordo la quasi totalità delle forze politiche, dai D.S. a Alleanza Nazionale. Perche' non c'e' dubbio che essa renderebbe un po' meno intollerabile una situazione di reale emergenza umanitaria, evitando pero', nello stesso tempo, di affrontare il nodo centrale: la parificazione dei rom agli altri cittadini del quartiere, il riconoscimento della loro dignità e della loro cultura.

Questa soluzione alternativa, questo escamotage che consentirebbe di alleggerire qualche coscienza e di rinviare sine die tutte le scomode questioni legate alla costruzione del villaggio, ha un nome. La parola d'ordine e': non vi preoccupate, arrivano i container! Poco importa che via dei Gordiani sia una zona verde, (una ''zona N'', nel gergo urbanistico), e che per questa ragione il Comune si fosse rifiutato (fino a qualche giorno fa) di installare i container in altri campi, come quello di Tor de' Cenci. Siamo sicuri che la Giunta comunale, che non ha trovato il coraggio di discutere la delibera che dà il via alla costruzione del villaggio di via dei Gordiani, approverebbe in tempo record la variante urbanistica necessaria a installare il container.

 

''INCOMPETENTI''?

Dal Corriere della Sera di Martedi' 29 febbraio, edizione romana (articolo a firma di Marco Galluzzo): ''Sembrava un incontro come un altro. Tema: il ''Disagio Metropolitano''. Sottotitolo altisonante: ''Convegno fra esponenti della cultura e della politica". Alla fine, dopo un paio d'ore di dibattito, il ''disagio'' si e' materializzato, sovvertendo toni e ruoli. Il capo dei rom presenti ha tolto la parola all'onorevole.

Un'annoiata e arrabbiata platea di zingari e volontari ha ''esautorato'' i relatori, rubato il microfono agli assessori, gridato la propria insofferenza: ''Smettetela di parlare di cose astratte e incomprensibili''. Per oltre un'ora i lavori sono proseguiti a ruoli invertiti. Si sono chiusi virtualmente sul doppio ''vaffa...'' pronunciato da un'inviperita Giusy Gabriele, assessore comunale alla Sanità, alla volta di coloro che ''senza competenze'' giocavano alla politica. E' accaduto ieri mattina all'auditorium della Regione Lazio.

All'improvviso ha preso la parola Toni, autorità indiscussa dei 200 rom che vivono nella baraccopoli di via dei Gordiani, poco distante da Forte Preneste, e ha espresso cosi' la concreta insoddisfazione di uno dei tanti ''disagi metropolitani'': ''Sono sei anni che ascoltiamo le vostre promesse, le stesse che ripetete da due ore. Noi aspettiamo che Comune e Regione rispettino gli impegni presi oltre tre anni fa: costruire un nuovo villaggio per noi rom''.

L'arringa ha il suo effetto. La platea si scalda, esplode un applauso di approvazione. Il convegno degli ''esponenti della cultura" diventa il dibattito delle matrone rom, dei piccoli zingari adolescenti in giacca e cravatta, degli anziani di via dei Gordiani accorsi per l'occasione insieme ai tanti volti amici del volontariato.

Si ascoltano urla e improperi diretti agli assenti, di cui era stato annunciato nella brochure un intervento: Piero Badaloni, presidente della giunta regionale; Amedeo Piva, assessore comunale alle politiche sociali; Salvatore Bonadonna, assessore regionale all'Urbanistica e alla Casa, che ha fatto solo una fugace apparizione all'apertura dei lavori.

La rabbia e' cresciuta dinanzi all'assenza. Per oltre un'ora Giusy Gabriele, Sandro Del Fattore, assessore capitolino alla Partecipazione dei cittadini, il coordinatore Francesco Fusi, preside di Scienze della formazione della III università, Roberto Gallia, capo della segreteria di Bonadonna, assistono impietriti alle accuse. Alla fine Del Fattore strappa un applauso: ''Non mi nascondo dietro la formula ''non sono competente''.

Faro' per voi una verifica sullo stato della pratica di via dei Gordiani''. Giusy Gabriele, piu' volte interrotta mentre cerca di rispondere, perde invece le staffe e va via: ''Non esistono solo i vostri problemi. Non sono competente. Cosi' le battaglie si perdono. E vaffan...''

 

LA RAPPRESAGLIA

La risposta delle autorità non ha tardato a farsi sentire.

Quello stesso giorno gli uomini dell'assessore Piva (che, come sottolinea il Corriere, si e' sottratto al confronto pubblico disertando il convegno) si sono presentati alla baraccopoli di via dei Gordiani scortati da vigili urbani e carabinieri (!) e hanno dichiarato perentoriamente: ''Ve le scordate le villette!'' riproponendo, come unica soluzione ''praticabile'', l'installazione dei container.

Nello stesso tempo, si preparava una pesantissima rappresaglia nei confronti di rom di Tor de' Cenci, che hanno osato schierarsi al fianco dei loro compagni di via dei Gordiani, superando in questo modo non solo la tradizionale ritrosia dei rom nei confronti della mobilitazione e dell'azione politica, ma anche la diffidenza, le dolorose ferite e i rancori che sono il portato delle tragiche vicende degli ultimi anni.

I Rom di via dei Gordiani, infatti, provengono dalla Serbia e sono per lo piu' di religione ortodossa, quelli di Tor de' Cenci sono bosniaci, e musulmani.

Da ''Il Manifesto'' di oggi, 4 marzo: ''Ieri notte gli abitanti del campo rom di Tor de' Cenci' sono stati trasferiti in un'area sulla Laurentina. Circa novanta di loro sono stati portati in questura; venti verranno rimpatriati. Provengono da Srebrenica, nella parte della Bosnia attualmente occupata dai serbi. (...) L'operazione e' avvenuta a notte fonda - gli operatori dell'Arci, che lavorano nel campo, non erano stati avvertiti. Il trasferimento e' stato deciso per sostituire le roulottes con i container; una promessa lunga cinque anni. Il comune assicura che i lavori si concluderanno entro due mesi...''

Su un punto le informazioni del ''Manifesto'' sono inesatte. I rom prelevati dal campo di Tor de' Cenci e deportati in Bosnia sono cinquantasei, e non venti. Diversi di loro erano con noi lunedi' in Regione, a manifestare la loro solidarietà per i rom serbi di via dei Gordiani.

Fra essi Serbo, 14 anni, di Srebrenica. Quale destino lo attende in patria? Un altro argomento sul quale il sindaco di Roma e i suoi assessori non si vergognano di dichiararsi ''incompetenti''? Coordinamento contro le guerre - Università di Roma

Vi invio l'appello di A.R.G. - Associazione per l'amicizia tra Rom e gage'.

Il testo dovrebbe essere rispedito via fax, firmato e timbrato, a A.R.G. (fax: 06-44701017).

Per eventuali informazioni: 06-2426503, 0347-3701037

Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
Al Ministro degli Interni
Al Questore di Roma
Al Prefetto di Roma
Al Sindaco di Roma

Noi sottoscritti capi famiglia delle comunità Rom di Roma,

noi sottoscritti rappresentanti delle Associazioni di volontariato di Roma, intendiamo esprimere ai destinatari della presente tutta la nostra indignazione e la nostra piu' ferma condanna verso il metodo adottato nello sgombero del campo di Tor de' Cenci effettuato il giorno 3 marzo '00, alle ore 03.00 da parte delle forze dell'ordine.

Tali modalità richiamano alla nostra memoria i tristemente famosi rastrellamenti delle persecuzioni razziali perpetrate dal nazifascismo: pensavamo che in uno Stato che si proclama democratico e sostenitore dei diritti umani questi episodi non si sarebbero mai verificati.

E' forse democratico e umano gettare nel terrore dei bambini, svegliati nel cuore della notte?

E' forse democratico e umano dividere, forse per sempre, dei nuclei familiari e privarli in poco tempo di tutto cio' che faticosamente si sono costruiti nella loro permanenza in Italia, spedendoli in un paese che non e' piu' il loro, dove non possiedono niente?

Tutto questo non deve ripetersi mai piu'!

Chiediamo, con forza e decisione, che i destinatari della presente si assumano, di fronte al popolo Rom, al popolo italiano e alla Comunità Europea l'impegno preciso del pieno rispetto dei diritti umani, patrimonio universale di tutte le genti che credono nella libertà, nella solidarietà e nella pace.

 


Comunicato degli operatori dell'ARCI del campo di Tor de' Cenci.
Parla di 37 espulsi: a questi vanno aggiunti altri Rom del Casilino 700, per un totale di 56 persone deportate in Bosnia.

ZINGARI: ESSERI UMANI DI SERIE "B"

Ieri, 3/03/2000 alle ore 01.30 di notte, è iniziata un'imponente operazione di polizia nei confronti del popolo ROM abitante a TOR DE' CENCI, nel campo "attrezzato" del Comune di Roma.

Gli abitanti in questione dovevano essere spostati temporaneamente, in collaborazione con l'ARCI Solidarietà del Lazio, per permettere alcune migliorie e la tanto attesa installazione dei container al posto delle roulotte ormai fatiscenti. Non erano previste espulsioni fino al rientro al campo finalmente riattrezzato (?) di Tor de' Cenci.Alle ore 7.30, all'inizio del turno di accompagno scolastico, gli operatori dell'ARCI, arrivati al campo, si sono trovati la sorpresa: un numero sconsiderato di forze dell'ordine, tante ruspe che demolivano tutto ciò che c'era al campo e nessun abitante.

Gli operatori si sono subito diretti nel luogo individuato in precedenza, dalla XII circoscrizione, per l'eventuale spostamento ma anche lì le sorprese non sono mancate: non hanno trovato un campo accogliente, con luce, acqua e roulotte dignitose come promesso, ma un piccolo lager contenente un pugno di roulotte con dentro topi morti, 8 bagni chimici, un'autocisterna e 114 persone mancavano all'appello (38 maggiorenni, 76 minorenni di cui 24 iscritti e frequentanti per l'anno scolastico in corso).

Per tutto il giorno sono corse voci terrorizzanti di deportazioni in massa verso la Bosnia. La polizia smentiva la possibilità di rimpatrio immediato ma dichiarava che tutti i fermati (50 secondo la questura), senza permesso di soggiorno o con reati, sarebbero stati espulsi.

Venivano espulse e deportate 37 persone (13 maggiorenni, 24 minorenni di cui 6 iscritti e frequentanti per l'anno scolastico in corso, 4 iscritti alle scuole elementari e materne per l'anno scolastico 2000/2001, 15 nati a Roma e 1 a Parigi). Deportate in Bosnia, loro "terra natale", in realtà terra di origine solo dei più anziani. Ora le loro case, in un paese di montagna a nord di Sarajevo, sono occupate dai Serbi in base agli accordi di DAYTON (dove la Bosnia venne divisa "etnicamente").

Esulta il Sindaco Rutelli, esultano le destre forcaiole e razziste per l'espulsione di pericolosi criminali. Piangono i bambini senza colpa, si disperano uomini e donne ai quali a fatica si stava aprendo una strada dignitosa (scuola, palestra, lavoro in cooperative), scacciati là da dove sono stati già scacciati, dove non hanno più nulla se non il terrore della persecuzione.

E' l'Italia del centrosinistra (la destra farebbe peggio?), dove si costruiscono lager per stranieri, dove sindaci, prefetti e questori hanno la licenza di riconsegnare ai boia chi li fugge.

E' la Roma del Giubileo, la capitale di uno dei 7 paesi più ricchi del mondo che non trova pochi spiccioli per un'accoglienza dignitosa a chi fugge guerra, miseria, e persecuzione ma si abbellisce per l'evento eliminando, senza "differenziarla", la spazzatura.

SONO ZINGARI, BRUTTI, SPORCHI E LADRI, A CHI IMPORTA?

Gli educatori e gli accompagnatori dell'ARCI e i volontari A.G.E.S.C.I. del campo ROM di Tor de' Cenci

 


TRASFERIMENTO ROM O PULIZIA ETNICA?

Venerdì 3 marzo, anno giubilare, a Tor de' Cenci si è ripetuta l'ennesima operazione di polizia (o pulizia?) nei confronti dei cittadini ROM .

In quest'azione (come tante altre avvenute, negli ultimi anni, nei confronti dei migranti) sono stati violati ripetutamente i diritti umani; secondo testimonianze raccolte uomini delle forze dell'ordine, con passamontagna e mitra spianati, sono entrati nelle loro "abitazioni" terrorizzando i bambini. Sono stati intimiditi, insultati, minacciati e malmenati minori, donne ed anziani. Vi sono state espulsioni e deportazioni in massa verso la Bosnia.

Contemporaneamente a Casilino 700 altri cittadini ROM subivano lo stesso "trattamento speciale".

Non vogliamo più sopportare le continue politiche violente e repressive che si attuano quotidianamente nei nostri quartieri.

Condanniamo fortemente gli atteggiamenti aggressivi nei confronti dei "diversi" e degli "scomodi" da parte di forze dell'ordine ed istituzioni.

Invitiamo tutte le realtà, associazioni e cittadini democratici a mobilitarsi per porre fine alle continue e violente persecuzioni razziste.

Alleghiamo alcune testimonianze raccolte.

Ass. LUNA E LE ALTRE, LAB 00128 (ex csoa Auro e Marco), Casale occupato Malafede, Villa Occupata Castel di Decima, Comitato d'Occupazione (ex Genghini Spinaceto), Rifondazione Comunista Spinaceto Circ. A. Burocchi. Hanno già aderito: Osservatorio su Rifugiati e Migranti ORMA, Ass. YA BASTA! Roma, Comunità Moldava ex scuola Locatelli, Centro Socio Culturale Ararat, Corto Circuito, La Strada, S.C.O.L.A. Sabelli 88, Spartaco, Spazio Sociale 32, Villaggio Globale, Cons. Comunale Nunzio D'erme

Testimonianze dei bambini:

H. I.: "sono stato svegliato dalle botte dei manganelli sul carrozzeria della macchina dove dormo e non dal clacson del pullman che mi porta a scuola, ho pianto tanto e ho vomitato.

O. H.: "sono stato svegliato dalla polizia che mi ha fatto salire sul pullman, mi sono spaventato tanto, quando ci hanno portati via ho visto le ruspe che schiacciavano la mia casa con dentro tutta la roba della mia famiglia, anche i miei vestiti e la mia cartella. Come faccio adesso ad andare a scuola? In questura mi sono addormentato avevo tanta paura e tanta fame" (piangendo).

S. C.: "mi sono svegliato di colpo dal forte rumore di bastoni e grida, subito non ho capito quello che stava succedendo, ho visto un uomo tutto vestito di nero e con la faccia coperta che prendeva da un braccio la mia mamma, io mi sono spaventato tanto e ho detto di non fare del male alla mia mamma, poi ci hanno fatto salire di corsa sul pullman tutti gridavano di sbrigarci tirandoci dalle braccia, spingendoci e facendoci cadere. Ci hanno portato in questura e li ci sono rimasto tantissimo tempo, senza mangiare, non sapevo cosa fare, dovevo solo stare seduto e zitto, ho tanta paura, i miei cugini sono stati portati con l'aereo in Bosnia. Oggi sono tornati a prendere la mia mamma, se la mandano anche lei in Bosnia, io che cosa faccio con la mia sorellina piccola?"

S. N.: "di notte hanno circondato le roulotte e non potevamo uscire, mio padre è anziano, soffre di asma, non riusciva a respirare, ho avuto paura che morisse, non hanno voluto farci prendere le nostre cose."

Testimonianze degli adulti:

O. S.: "alle 2 di notte sono stata svegliata brutalmente da un uomo col passamontagna, mi sono spaventata, ho avuto paura per i miei figli, ho preso i bambini vicino a me, ho chiesto perché stavano facendo questo, loro hanno risposto di prendere le vostre cose che andavamo in un altro campo ma le nostre cose non ce le hanno fatte prendere. Il campo era circondato da polizia, carabinieri e vigili urbani, tutto illuminato da fari e ci hanno tenute ferme nella piazzola al freddo mentre loro continuavano a perquisire le nostre "case" e a prendere altre persone, poi ci hanno divisi: donne e bambini da una parte, portate via con un pullman e gli uomini dall'altra in un altro pullman. Mentre salivamo sul mezzo della polizia siamo state contate. Ci hanno detto che chi era in regola sarebbe andato in un altro campo, chi non lo era sarebbe andato in Bosnia."

B. F.: "neanche un cane viene trattato in questo modo: alle due di notte hanno bussato forte, i bambini si sono spaventati, piangevano, erano senza vestiti, ho chiesto di poter prendere i vestiti almeno per i bambini ma loro ci hanno spinti fuori dalla baracca fino al pullman, io ho detto di avere il permesso di soggiorno in regola, mi hanno risposto che non serviva niente e di andare via, ho insistito di voler prendere le mie cose, mi è stato risposto che era meglio che stavo zitta se non volevo finire male e che poi le mie cose me le avrebbero fatte avere al nuovo campo, ma questo non è successo. Mi hanno fatto rimanere sul pullman fino alle sette della mattina senza poter scendere, i miei bambini dovevano fare pipi, il più grande 7 anni diceva di avere mal di pancia, io non potevo fare niente, fino a che tutte le persone non erano salite abbiamo dovuto rimanere così."

N. S.: "sono arrivati alle due di notte, ci hanno detto di prendere le cose più urgenti, i bambini erano spaventati dagli urli e dalle sirene, siamo stati caricati su un pulmino e portati in questura, in pigiama con il freddo che c'era. I poliziotti erano in tenuta ANTI-sommossa: caschi, manganelli, fumogeni."

O. V.: "mi hanno svegliata malamente, strattonandomi e strappandomi i bambini che mi si erano aggrappati addosso, mi hanno portato nella baracca di mio suocero,. mi hanno portata in questura con i bambini che piangevano, sono rimasta con i miei suoceri e i miei nipoti fino a quando ci hanno divisi, a me mi hanno fatto uscire, non sapevo cosa fare, piangevo e con i miei bambini mi sono diretta verso la metropolitana, non sapevo cosa era successo ai miei parenti, adesso so che li hanno mandati in Bosnia e io sono rimasta sola con i miei bambini senza mio marito.

S. C.: "io sono in possesso di permesso di soggiorno, denuncio l'espulsione e la deportazione di mia figlia minorenne (senza precedenti penali) la quale è sposata e ha avuto una bambina che ha due settimane, il marito è rimasto a Roma, voglio sapere perché hanno separato mia figlia da suo marito e soprattutto da me che sono il padre e sono in regola."

O. S.: "hanno espulso e deportato in Bosnia mia moglie, che è incinta, con la bambina di 1 anno, ci hanno separati in questura senza dirci perché, a me mi hanno rilasciato senza notificarmi niente. Ho aspettato invano che anche mia moglie e mia figlia uscissero. poi ho saputo che le avevano messe su un aereo per Sarajevo. Le nostre case sono occupate dai serbi, ho paura che possa succedere qualcosa di brutto alla mia famiglia, non so cosa devo fare."

H. F.: "hanno espulso e deportato mia madre anziana con mio nipote, ho saputo che si sono diretti a Vlasenica, e che sono stati picchiati brutalmente dai serbi che ora occupano le nostre case e governano la nostra città, mia madre è vecchia, ammalata e sola, mio nipote non è mai stato in Bosnia e li non hanno niente e nessuno, ho tanta paura per loro. Io ho il permesso di soggiorno in regola, perché non hanno lasciato la mia povera madre con me?"

S. A.: "denuncio i modi violenti con cui la polizia ha fatto irruzione nella mia roulotte, terrorizzando i miei bambini che si sono sentiti male, ho paura non voglio più dire niente.

 


Testo della lettera inviata dall'ERRC (European Roma Rights Center) al Presidente del Consiglio On. Massimo D'Alema in seguito ai fatti di Roma.

Onorevole Signor Primo Ministro D'Alema,

Il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (European Roma Right Center - ERRC), un'organizzazione internazionale di interesse pubblico che tutela i diritti dei Rom e provvede alla difesa legale in caso di violazione dei diritti umani, è profondamente turbata dalla deportazione in massa di Rom dall'Italia.

Secondo quanto riferito dai mezzi di informazione, da testimoni oculari appartenenti all'ERRC ed all'ONG italiana ARCI, nelle prime ore del mattino del 3 marzo 2000 oltre 400 agenti della polizia municipale, congiuntamente alle Forze dell'Ordine (Carabinieri e Polizia di Stato) hanno fatto irruzione all'interno del campo municipale di Tor de' Cenci, alla periferia di Roma. Durante l'incursione tutti gli abitanti del campo sono stati trattenuti e controllati. Quei Rom in possesso di permessi rilasciati dalla polizia locale - 98 su 210 persone presenti - sono stati portati nell'accampamento di Via Carucci, che dista circa 15 chilometri dal campo di Tor de' Cenci, anch'esso alla periferia della città. Quei Rom sprovvisti di permessi validi - in totale 112 individui - sono stati immediatamente trasferiti all'aeroporto a bordo di due autobus della polizia. I Rom sono stati fatti entrare in aeroporto attraverso un'entrata secondaria, al fine di non attirare l'attenzione sull'operazione di espulsione in corso. Almeno cinquantasei di questi sono stati caricati su di un aereo militare a Fiumicino (?), aeroporto in uso al Ministero dell'Interno. L'aereo è stato fatto ripartire da Roma alla volta di Sarajevo, Bosnia, alle ore 14.55. Tra i Rom espulsi c'erano dei minorenni. Secondo l'ARCI, almeno due Rom sedicenni, L. e J., sono stati espulsi verso la Bosnia senza i loro genitori, contravvenendo le leggi italiane. Agenti delle Forze dell'Ordine hanno poi smantellato l'accampamento di Tor de' Cenci distruggendo ogni cosa appartenente ai Rom. A giornalisti ed osservatori non è stato possibile assistere alle operazioni di demolizione del campo e di deportazione dei Rom dall'aeroporto. Riferendosi ai Rom come "nomadi", il Sindaco di Roma Francesco Rutelli ha dichiarato in un comunicato stampa via fax datato 6 marzo che l'operazione era stata "coronata da successo" e che la polizia aveva allontanato "nomadi coinvolti in attività illecite".

Un'altra operazione analoga è stata portata a termine al campo Casilino 700, situato anch'esso a Roma, verso l'una nella notte tra il 3 ed il 4 marzo. Secondo testimoni, una squadra di Polizia e di Carabinieri hanno fatto una violenta irruzione all'interno del campo. Agenti hanno spaccato finestre ed hanno fatto abuso di forza fisica durante la detenzione di persone, profferendo insulti di natura razzista ai Rom presenti nell'accampamento. Circa trenta Rom provenienti dalla zona superiore destra del Casilino - nota come area "bosniaca" del campo - sono state arrestate e deportate con un aereo militare ad un'ora non nota. Gli agenti della Polizia di Stato e della Polizia Municipale si sono rifiutati di comunicare all'ERRC qualsiasi informazione circa le irruzioni, gli arresti o le deportazioni di massa.

La Polizia è tornata al campo di Via Carucci il 4 marzo verso le 13.30 ed ha arrestato altri Rom. La maggior parte di essi sono poi stati successivamente rilasciati. Tuttavia, per cinque o sei di essi mancavano notizie ancora dopo due giorni, il 6 marzo. Gli Agenti non hanno fornito alcuna informazione circa gli arresti compiuti il 4 marzo.

Onorevole Signor Primo Ministro D'Alema, l'espulsione collettiva di cittadini stranieri costituisce una violazione all'Art. 4 del Protocollo 4 della Convenzione Europea sui Diritti Umani. Il trattamento discriminante viola inoltre le garanzie legali internazionali sottoscritte anche dall'Italia insieme all'Art. 2 della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, agli Artt. 2 e 5 della Convenzione Internazionale per l'Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Razziale ed all'Art. 14 della Convenzione Europea sui Diritti Umani. Le espulsioni sono particolarmente deplorevoli alla luce delle critiche mosse nel marzo 1999 dal Comitato per l'Eliminazione delle Discriminazioni Razziali delle Nazioni Unite nei confronti dell'Italia a causa delle pratiche discriminatorie perpetrate verso la popolazione Rom. Il suddetto Comitato, in particolare, rimarcava "l'assenza evidente di un'adeguata formazione educativa rivolta ai pubblici ufficiali in merito alle garanzie della Convenzione".

La ERRC sollecita un Suo intervento per spiegare pubblicamente la fondatezza legale delle azioni e per condannare immediatamente le modalità con le quali sono avvenute le espulsioni di massa di Rom dall'Italia. Il Governo Italiano dovrebbe consentire il rientro delle persone espulse nei giorni del 3 e 4 marzo. La ERRC inoltre sollecita un Suo intervento per aprire un'inchiesta sugli abusi esercitati dagli agenti delle forze dell'ordine volta a punire coloro che se ne sono resi colpevoli. Noi chiediamo cortesemente di essere informati sui risultati di ogni inchiesta e sui provvedimenti disciplinari che verranno adottati.

Con Ossequio,

Dimitrina Petrova
Direttrice Esecutiva

 

Quanti desiderano esprimere simili opinioni sui fatti illustrati possono contattare le Autorità Italiane attraverso i seguenti recapiti:

Presidente del Consiglio On.Massimo D'Alema
Fax: (+39) 06 6798648

Ministro dell'Interno On.Enzo Bianco
Fax: (+39) 06 46549534

Ministro della Difesa On. Sergio Mattarella
Fax: (+39) 06 4885756

Ministro degli Affari Esteri On. Lamberto Dini
Fax: +39 06 36912092

Sindaco di Roma On. Francesco Rutelli
Fax: (+39) 06 67102175

 


Interrogazione parlamentare del Senatore Luigi Manconi sullo sgombero di Tor de' Cenci

INTERROGAZIONE CON RISPOSTA SCRITTA

Al Ministro dell'Interno

premesso che

i cittadini stranieri appartenenti al popolo Rom, qualunque sia il paese da cui provengono, sono tutelati da norme internazionali e comunitarie e, per quanto concerne la legislazione nazionale, dal decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico concernente la disciplina dell'immigrazione e la condizione dello straniero);

fin dalla legge 39/90 sono state emanate disposizioni affinché nei Comuni di maggior insediamento del popolo Rom venissero istituiti appositi campi attrezzati, nei quali, fra l'altro, potessero sostare le roulottes;

per costruire i campi attrezzati o per favorire un normale inserimento in abitazioni, come è stato fatto in alcuni Comuni, anche capoluogo, potevano essere utilizzati i finanziamenti messi a disposizione dalla legge 39/90, nonché i successivi stanziamenti annuali, approvati nelle leggi finanziarie;

nella città di Roma è stato difficilissimo, per non dire impossibile, adempiere agli obblighi di legge a favore del popolo Rom, a causa, tra l'altro, di campagne d'opinione contro queste comunità e del boicottaggio sistematico, nell'attività legislativa locale, soprattutto da parte dei partiti aderenti al Polo delle libertà;

negli ultimi anni, anche a Roma, grazie all'attività dell'Assessorato alla scuola e all'opera di associazioni del volontariato sociale, quali l'ARCI e l'AGESCI, è stato intrapreso un programma di scolarizzazione pubblica per le bambine e i bambini Rom, nonché un rapporto con le famiglie, finalizzato all'inserimento lavorativo e alla cessazione di attività illegali e di microcriminalità, spesso esercitate da Rom, piccoli e adulti;

tali iniziative avevano dato dei primi risultati, pur tra molte difficoltà;

l'iniziativa della notte del 4 marzo, nella quale poliziotti della Questura di Roma, insieme a personale dell'Amministrazione comunale, hanno messo a soqquadro il campo comunale di Tor de' Cenci, svegliando gli abitanti, bambini compresi, e portandoli successivamente, con le poche cose raccolte, nei locali della Questura e distruggendo con le ruspe i manufatti del campo, disattende gli sforzi fatti per applicare la legislazione vigente; rappresenta un incentivo alla drammatizzazione di difficili situazioni sociali, può creare conflitti assai dannosi per la convivenza collettiva; a seguito di ciò, si è verificata la successiva traduzione in Bosnia di 56 cittadini Rom, fra i quali 33 bambini, 15 dei quali nati a Roma e 1 a Parigi, in quanto espulsi per direttissima perché illegali;

L'INTERROGANTE CHIEDE

che sia puntualmente verificata l'utilità politica e sociale di una operazione di questa natura, che nulla ha in comune con la doverosa repressione nei confronti della malavita organizzata, ma che, al contrario, determina un allarme ingiustificato;

che sia verificata individualmente la condizione di illegalità dei cittadini Rom, espulsi per direttissima, al fine di conoscere esattamente quali sono le norme del Testo unico sull'immigrazione che i singoli hanno disatteso e di verificare se, nel contempo, per le medesime illegalità, gli espulsi non avessero presentato domanda di regolarizzazione del soggiorno, ai sensi del DPCM 16 ottobre 1998;

che sia verificata, per quanto concerne i minori Rom espulsi, l'effettiva applicazione dell'articolo 19, comma 2 lettera a) del decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286 (Divieti di espulsione e di respingimento): e che, analogamente, per tutti gli espulsi vada verificata l'effettiva applicazione del dettato dell'articolo 19, con particolare riferimento al comma 1, riguardante il divieto di espulsione verso "uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione", e al comma 2 lettera d), riguardante il divieto di espulsione "delle donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio cui provvedono";

infine, se in una simile iniziativa non possa ravvisarsi un grave atto di irresponsabilità, considerato che i destinatari dei provvedimenti di espulsione per direttissima sono persone Rom provenienti dai territori della Bosnia e della Yugoslavia.

Sen. Luigi Manconi

 


Testo del volantino dell'ARCI Solidarietà diffuso mercoledi' 8 marzo durante una manifestazione sotto l'Assessorato alle Politiche sociali del Comune di Roma

FATE TORNARE SERBO: IL SUO FUTURO E' QUI !

Questa manifestazione e' promossa dai Rom delle Comunità di Roma e dalle associazioni per protestare contro l'operazione di polizia avvenuta la notte del 3 marzo ai danni delle comunità di Tor de' Cenci e di Casilino 700.

Sono state deportate a Sarajevo 56 persone, in maggioranza minori, 37 delle quali provenienti dal campo nomadi di Tor de' Cenci.

L'operazione e' avvenuta nel cuore della notte, eseguita da uomini incappucciati come nella migliore tradizione del Cile di Pinochet. Queste persone sono state imbarcate a Fiumicino e poi abbandonate nel locale aeroporto della capitale bosniaca. Le modalità di trasferimento attraverso la mobilitazione di centinaia di agenti di pubblica sicurezza e vigili urbani, ed il trasporto su un aereo appositamente noleggiato dal Ministero degli Interni, configura l'organizzazione di una deportazione collettiva vietata dalle Convenzioni internazionali. Le persone scaricate all'aeroporto di Sarajevo sono prive di qualsiasi assistenza, molte di loro non conoscono quel paese e a stento ne parlano la lingua. In quello che viene chiamato "il paese loro" vivono oggi altri profughi anch'essi scacciati e deportati dalle loro case.

Quanto e' accaduto la notte del 3 marzo ha determinato un grave clima di paura nelle comunità rom della nostra città. Il Comune di Roma deve fornire spiegazioni su questi gravissimi fatti che stanno determinando un arretramento del livello di integrazione delle comunità rom della nostra città.

La paura crea sfiducia, il terrore di essere deportati rende impraticabile qualsiasi futuro per i Rom. Lo stato di incertezza rischia di rendere infruttuosi e soprattutto demagogici i tentativi del Comune di Roma di intervenire con finanziamenti per la scolarizzazione e per la riqualificazione dei campi sosta.

Le comunità Rom della nostra città, le associazioni ed i centri sociali che da anni si battono per una politica dell'accoglienza all'altezza delle ambizioni di una città come Roma, chiedono:

UN INCONTRO URGENTE CON I RESPONSABILI DELL'AMMINISTRAZIONE CAPITOLINA ED IL SINDACO PER OTTENERE:

- L'immediata revoca del provvedimento di espulsione;
- Il non ripetersi di analoghe operazioni di "pulizia etnica" in altri campi di Roma;
- La riqualificazione delle aree occupate dalle comunità Rom (i cosidetti campi sosta);
- L'avvio di una nuova politica abitativa per i Rom che prenda spunto dagli interventi previsti per il villaggio di Via dei Gordiani.

SERBO HRUSTIC, 14 anni, e' uno dei tanti ragazzi espulsi dal campo di Tor de' Cenci. Iscritto alla scuola media Respighi, non ha mai conosciuto la Bosnia. La sua passione e bravura per la corsa lo ha portato ad essere un tesserato del centro sportivo delle Fiamme Gialle. Il suo sogno: avere una casa, una famiglia, un bel lavoro. Oggi Serbo e' con sua nonna in un paese sconosciuto con in tasca un decreto di espulsione.

SERBO DEVE TORNARE SUBITO !

 

ARCI Solidarietà Lazio Onlus

 


Comunicato del Coordinamento Cittadino (10 marzo 2000)

Questa mattina, all'alba, i vigili urbani e i funzionari dell'Ufficio Speciale Immigrazione del Comune di Roma si sono presentati al ''campo'' di Via Carucci, nel quale sono stati trasferiti i Rom del campo di Tor de' Cenci dopo il rastrellamento della settimana scorsa.

Oltre ad alcune fatiscenti roulottes, promesse dall'assessore ai servizi sociali Amedeo Piva a conclusione del s'it-in di due giorni fa,c'era un pullman sul quale si volevano caricare 44 persone per trasferirle al Casilino 700.

Si tratta delle persone che erano state portate in Questura e che sono scampate alla deportazione in Bosnia soltanto perche' l'aereo non poteva accogliere altri passeggeri oltre ai 56 Rom rispediti sulle montagne al confine fra lo spezzone serbo e quello musulmano di questa regione.

I 44 Rom si sono rifiutati di salire sul pullman: hanno capito che si trattava del primo passo verso il rimpatrio forzato.

A questo punto gli uomini del Comune hanno deciso di abbandonare il campo, lasciando l'iniziativa alle forze di Polizia.

I compagni presenti, gli operatori e i Rom hanno deciso insieme di dare una risposta forte ed inequivocabile al Comune di Roma, che per l'ennesima volta ha dimostrato di voler risolvere la questione-Rom con la repressione.

Si sta formando invece una rete sociale che non intende assistere passivamente a questa ennesima intollerabile violenza nei confronti di persone che hanno già subito durissime persecuzioni in quelle regioni dove li si vorrebbe rimandare, e che da anni in Italia sono considerati soltanto come un problema di "ordine pubblico" .

Ora 20 Rom, donne e bambini, sono stati accolti nei locali del Centro Sociale Lab.00128 di Spinaceto; insieme a loro i compagni delle associazioni e dei centri sociali.

Questo dimostra che quando c'e' la volontà e la capacità  di risolvere le situazioni, nel rispetto di tutti, e' possibile costruire una convivenza civile.

Condanniamo la brutalità con cui la Polizia interviene nei campi, terrorizzando gli abitanti, trasferendoli contro la loro volontà e distruggendo le loro cose.

Condanniamo la deportazione di massa dei 56 Rom in una zona di guerra.

Condanniamo la repressione come risposta alle situazioni di emarginazione di donne uomini e bambini Rom.

Condanniamo la scelta di fare del campo di Casilino 700 un luogo di raccolta e smistamento per le persone che si intende espellere.

Basta con le espulsioni di persone che provengono da zone a rischio di persecuzione.

Invitiamo gli Organi dello Stato ad attenersi alle normative europee che vietano le deportazioni di massa e ad attuare quelle che obbligano alla tutela delle minoranze Rom.

Invitiamo alla mobilitazione l'intera società civile.

Chiediamo agli Organi di Stato di attenersi alle normative europee che vietano le deportazioni di massa e di rispettare quelle che tutelano le minoranze Rom.

Invitiamo tutti a sostenere l'iniziativa dei compagni di Spinaceto: servono soldi, cibo e la presenza di tutti.

Centro Sociale Lab.00128 di Spinaceto
Via dei Caduti della Guerra di Liberazione 168;
Telefono 06-5088565


RAPPORTO SULL'ESPULSIONE E IL RIMPATRIO COATTO DEI ROM DI CITTADINANZA BOSNIACA DEL CAMPO DI TOR DE' CENCI - ROMA

PREMESSA

ARCI Solidarietà Lazio è una Associazione di promozione sociale che svolge fin dal 1992 attività in favore delle comunità Rom presenti a Roma. In particolare l'Associazione gestisce dal 1996 per conto dell'Assessorato delle Politiche Educative del Comune di Roma un progetto di inserimento scolastico dei minori di numerose comunità Rom della città tra cui quella di "Khorakhané Cergarija" stanziata presso il campo sosta di Tor de' Cenci.

Tale comunità è composta nella quasi totalità di Rom di religione musulmana provenienti dalla cittadina bosniaca di Vlasenica. Numerosi nuclei familiari sono arrivati a Roma dagli inizi degli anni '80, altri sono giunti a Roma dal 1992 fuggendo dalla guerra esplosa in Bosnia, e in particolare a causa della occupazione di Vlasenica ad opera delle milizie serbo bosniache.

Dopo la fine della guerra gli accordi di pace di Dayton hanno sancito la divisione del paese in due "entità" etniche e Vlasenica è rimasta sotto il controllo dei Serbi di Bosnia e appartiene quindi al territorio della "Republika Srpska". Le case una volta di proprietà dei Rom sono ancora oggi occupate da sfollati di etnia serba fuggiti dai territori oggi appartenenti alla "federazione di Bosnia Erzegovina" controllata da Musulmani e Croati.

GLI EVENTI A ROMA

All'incirca all'1.30 della notte tra il 2 e il 3 marzo 2000 il campo sosta di Tor de' Cenci è stato sgombrato mediante una operazione congiunta che visto impiegato sul terreno un numero elevatissimo di agenti di polizia giudiziaria della Questura di Roma, agenti della polizia municipale e funzionari del Comune di Roma (400 uomini in tutto, secondo quanto riportato in data 4 marzo dagli organi di stampa). Tale operazione era stata precedentemente decisa dal Comitato Provinciale per l'ordine pubblico e la sicurezza un organismo di coordinamento presieduto dal Prefetto di Roma e di cui fanno parte, tra gli altri, il Sindaco e il Questore di Roma. Le testimonianze rilasciate agli operatori ARCI dai bambini e  dagli adulti del campo fanno riferimento da un uso eccessivo della forza ed ad episodi di violenza psicologica e fisica da parte degli agenti nel corso delle operazioni di sgombero (allegato nr.1). A seguito dell'operazione, secondo quanto riportato dagli organi di stampa presumibilmente sulla base di informazioni fornite dalla stessa Questura, 114 persone venivano fermate e trasferite in Questura per controlli. Nelle ore successiva, gli agenti di polizia giudiziaria provvedevano all'identificazione dei fermati anche e con la collaborazione del Console di Bosnia Erzegovina appositamente giunto da Milano.Al termine delle procedure 82 persone venivano lasciate mentre le altre 32, alcune delle quali munite di lasciapassare appositamente emesso dal Console, subivano il procedimento di espulsione dal territorio italiano, con accompagnamento immediato alla frontiera. I Rom venivano quindi trasferiti sotto scorta all'aeroporto di Fiumicino dove li attendeva un aereo appositamente noleggiato da una compagnia aerea civile con fondi del Ministero dell'Interno. Sul volo venivano imbarcati, secondo quanto riportato dalla stampa, 56 Rom in quanto nella stessa notte una analoga operazione, sia pure di dimensioni ridotte rispetto a quella eseguita a Tor de' Cenci, era stata condotta presso il campo sosta di "Casilino 700". Il volo è decollato da Fiumicino alle 14,50 ed è atterrato all'aeroporto di Sarajevo intorno alle 17.00. Dei 32 Rom rimpatriati provenienti dal campo di Tor de' Cenci 12 sono maggiorenni e 20 sono minorenni, di questi ultimi 6 iscritti e frequentanti le scuole del territorio e altri 4 già iscritti dagli operatori ARCI alla scuola materna o alla prima elementare per il prossimo anno scolastico. 15 di questi minorenni sono nati in Italia, uno in Francia; molti di loro non sono mai stati in Bosnia. Tra gli espulsi vanno segnalati i seguenti casi:

1)  Serbo Hrustic: un ragazzo nato a Parigi 14 anni fa, convivente presso il campo di Tor de' Cenci con la nonna Hajria Hrustic di 67 anni, anch'ella espulsa. Il padre è detenuto e la madre, convivente con un altro uomo presso il Campo sosta di Vicolo Savini, non si occupa di lui da tempo. Non risulta comunque che esista un provvedimento legale di affidamento alla nonna ragion per cui l'esecuzione dell'espulsione ha di fatto prodotto la separazione del figlio minorenne da coloro che legalmente tuttora detengono la podestà genitoriale;

2)  Sanela Sejdovic: una ragazza di 16 anni espulsa col figlio Seli Hrustic nato da poco piu' di 15 giorni. Il padre della ragazza è in possesso di regolare permesso di soggiorno e infatti è tra le 78 persone rilasciate dopo essere state sottoposte ai controlli di polizia. Anche in questo caso, quindi, un soggetto minorenne è stato separato da chi detiene legalmente la podestà genitoriale;

3)  Behara Omerovic: una ragazza di 19 anni all'ottavo mese di gravidanza espulsa con la figlia Madalena Hrustic, di un anno;

4)  Mirsad Omerovic: un ragazzo di 15 anni che al momento del trasferimento in Questura è stato separato dalla madre Omerovic Devleta. Conclusi gli accertamenti, la madre è stata rilasciata mentre il ragazzo è stato identificato erroneamente dal Console bosniaco come figlio di Omerovic Sevala, iscritto sul lasciapassare di quella che in realtà è una zia, e con lei espulso.

GLI EVENTI IN BOSNIA

Sbarcati dall'aereo a Sarajevo i 32 Rom espulsi non hanno potuto disporre di alcuna forma di assistenza ne' da parte delle autorità bosniache, né, ovviamente, da parte dell'Ambasciata italiana. Non avendo alcuna possibilità di sistemazione a Sarajevo, 29 dei Rom di Tor de' Cenci hanno tentato di raggiungere le loro case a Vlasenica. Qui sono stati vittima di una aggressione fisica da parte degli occupanti le case e sono quindi fuggiti trovando riparo a Kladanj, nella casa abitata dalla madre di uno di loro, Osman Omerovic. I dettagli di quanto avvenuto sono stati comunicati per telefono agli operatori ARCI la mattina di sabato 4 marzo. Una famiglia composta da 8 persone si è invece distaccata dal gruppo dei 29 e si è diretta verso l'abitazione di parenti a Gracanica.

In considerazione della situazione di gravissima difficoltà nella quale si sono trovati gli espulsi, da Roma è stato immediatamente allertato l'ufficio di Sarajevo dell'ICS - Consorzio Italiano di Solidarietà, ONG di cooperazione internazionale alla quale ARCI Solidarietà Lazio aderisce e della quale ARCI direzione nazionale è tra i soci fondatori. Il responsabile dell'ufficio ICS di Sarajevo si è recato a Kladanj nel primo pomeriggio di Lunedi' 6 Marzo e ha potuto verificare che:

1.  I Rom di Tor de' Cenci ospitati a Kladanj  presso la casa di Osman Omerovic sono 29, 14 dei quali minori di 14 anni (Elenco allegato nr.2);

2  Le loro condizioni sono critiche dal momento che vivono stipati in due sole stanze, non hanno cibo né denaro né vestiario di ricambio;

3.  Alcuni di loro portano ancora i segni delle percosse subite a Vlasenica;

4  Solo a 4 di loro L'Ufficio Stranieri della Questura di Roma ha consegnato un  decreto di espulsione, 13 di loro sono in possesso del lasciapassare rilasciato dal Console bosniaco in Italia.

Al momento l'Ufficio ICS di Sarajevo sta contattando le agenzie internazionali per organizzare una qualche forma di assistenza. Mercoledi' 8 marzo dei funzionari della Protection Unit dell'Ufficio UNHCR di Sarajevo si sono recati a Kladanj per valutare la situazione ed ntervistare il gruppo. E' importante segnalare che sull'aereo erano stati imbarcati anche Rom provenienti dal campo di Casilino 700, sembra fossero 19. Non si hanno notizie certe sulla loro sorte una volta arrivati in Bosnia: secondo informazioni raccolte ma non ancora verificate dovrebbero essere stanziati a Ilias - Sarajevo, presumibilmente presso le abitazioni di parenti o amici.

CONCLUSIONI

Le valutazioni di ARCI e ICS su quanto avvenuto sono le seguenti:

a) Nel corso dell'operazione di sgombero del campo vi è stato un uso eccessivo della forza da parte della polizia, anche nei confronti di bambini, con una evidente responsabilità in tal senso del/dei funzionario/i incaricato/i dalla Questura di Roma  di organizzare e coordinare l'operazione stessa;

b)  Le espulsioni sono state eseguite in flagrante violazione del Decreto Legislativo 25 luglio 1998 n.286 "Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero" e in particolare:

1) nel caso di tutti gli espulsi : violazione dell'art.19 comma 1 ("In nessun caso puo' disporsi l'espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali");

2) nei casi di Serbo Hrustic, Sanela Sejdovic e Mirsad Omerovic: violazione dell'art. 19 comma 1 ("Non è consentita l'espulsione, (...) degli stranieri minori di anni diciotto salvo il diritto a seguire il genitore o l'affidatario espulsi");

3) nei casi di Behara Omerovic e Sanela Sejdovic: violazione dell'art.19 comma 2 lettera d ("Non è consentita l'espulsione, (...) delle donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio cui provvedono").

Considerando inoltre che, come verificato dall'inviato ICS, solo 4 persone hanno ricevuto il decreto di espulsione, sono stati inoltre violati l'art.13 comma 3 ("L'espulsione è disposta in ogni caso con decreto motivato") e comma 7 ("Il decreto di espulsione (...), nonché ogni altro atto concernete l'ingresso, il soggiorno e l'espulsione, sono  comunicati all'interessato unitamente all'indicazione delle modalità di impugnazione e ad una traduzione in una lingua da lui conosciuta, ovvero, ove non sia possibile, in lingua francese, inglese o spagnola") dello stesso decreto legislativo; tale violazione sarebbe tanto piu' grave se compiuta con il fine di pregiudicare il diritto degli espulsi di ricorrere legalmente contro il provvedimento;

c)  Le espulsioni sono state eseguite in modo tale da violare l'art.4 del protocollo aggiuntivo n.4 ala Convenzione Europea dei diritti Umani che vieta l'espulsione collettiva di stranieri;

d)  Le procedure di identificazione svolte dal Console bosniaco sono state superficiali ed inesatte, come dimostrato evidentemente nel caso di Mirsad Omerovic e dal fatto che sui lasciapassare di alcuni degli espulsi figuri come luogo di ultima residenza in Bosnia Kladanj invece di Vlasenica;

e)  In tutta la vicenda dello sgombero e delle espulsioni vi sono delle chiare, gravissime responsabilità politiche del Sindaco di Roma, sia in quanto componente del Comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza che ha deciso l'operazione, sia per le pesanti dichiarazioni rilasciate alla stampa a commento di quanto avvenuto.

Le responsabilità di Comune e Questura sono tanto piu' gravi considerando la censura espressa dal CERD sul trattamento riservato ai Rom in Italia.

L'esecuzione dell'espulsione secondo le modalità adottate è inoltre un atto chiaramente irresponsabile che ha innescato a Vlasenica un episodio di scontro etnico che compromette gli sforzi pazienti delle istituzioni internazionali presenti in Bosnia per rasserenare gli animi e consentire, attraverso la concertazione colle autorità delle diverse entità etniche, la realizzazione dei rientri di sfollati e profughi nelle loro località di origine anche in zona etnicamente non omogenea. E' del tutto evidente che episodi simili rischiano di danneggiare il prestigio internazionale dell'Italia compromettendo la sua immagine di paese rispettoso dei diritti umani, garante del rispetto delle norme di legge sia interne che internazionali e dotato di una politica estera responsabile ed equilibrata.

Attualmente l'impegno dell'ARCI in Italia è concentrato a garantire un adeguato supporto legale per la presentazione dei ricorsi contro le espulsioni, mentre l'impegno in Bosnia, attraverso le strutture di ICS e in stretta collaborazione con l'UNHCR, mira a fornire un'immediata ed efficace assistenza umanitaria agli espulsi per il periodo, che si spera il piu' breve possibile,che li separa dal loro rientro in Italia.

E' doveroso segnalare come alle attività di denuncia dell'accaduto, di supporto legale, di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e di raccolta di fondi in favore degli espulsi si stiano attivamente dedicando, tra le altre associazioni, anche l'AGESCI (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani).

Roma, 10 Marzo 2000

Rapporto da inviare a:

ALTO COMMISSARIATO UN PER I RIFUGIATI;
ALTO COMMISSARIATO UN PER I DIRITTI UMANI;
UN ECOSOC CERD;OSCE - COMMISSARIO PER LE MINORANZE;
OSCE - ODIHR (CPRSI);
CONSIGLIO D'EUROPA;
COMMISSIONE EUROPEA (PRESIDENTE);
PARLAMENTO EUROPEO (PRESIDENTE).


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