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Progetto "Níglo" Pagine dedicate alla storia, alle tradizioni ed alla lingua dei Sinti |
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| I Sinti Piemontesi |
| Origini
- Stanziamenti - Tradizioni La guerra - La lingua romaní - Bibliografia e materiali |
| Le Sínti Piemontákeri |
Katár
véna - Kaj d¾ivóna - Vínkimi do d¾ibén |
Testo bilingue a cura di Sergio Franzese |
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Origini |
Katár véna |
I Sinti vivono da molti secoli in Europa. Ve ne sono in Germania, in Austria, in Francia (dove sono conosciuti anche con il nome di Manouches) ed in Italia. In Italia vi e' un cospicuo numero di Sinti. Ogni gruppo prende il nome dalla localita' in cui ha origine lo stanziamento. Per questo essi vengono chiamati Piemontesi, Lombardi, Marchigiani, ecc. Non si sa con precisione quanti siano i Sinti in Piemonte, ma si stima che la popolazione possa aggirarsi intorno ai tremila individui. Allo stesso modo dei Rom e dei Calé (Gitani) essi giunsero in Europa dall'India molto tempo fa. In Piemonte e' nell'anno 1601 che essi sono per la prima volta menzionati in un documento (si tratta di uno specifico bando contro di essi). Tuttavia si puo' ragionevolmente supporre che la loro comparsa in tale regione sia avvenuta all'incirca tra il 1410 ed il 1430. La loro presenza e' infatti gia' segnalata in Germania meridionale, in Svizzera tra il 1417 ed il 1419 ed in alcune regioni della Francia, sempre intorno alla stessa epoca. Stando a quanto ci riferisce lo storico francese François de Vaux de Foletier "dal 1494 al 1499 Conti dei Saraceni ed un Marchese d'Egitto si facevano consegnare somme di denaro, non come graziosa elemosina ma per rinunciare ad alloggiare in citta'". E' dunque da ritenere che gli attuali Sinti Piemontesi siano in larga misura i discendenti di quegli Zingari. Tale tesi e' suffragata dalla continuita' esistente nei nomi di persona, che ritroviamo ancora oggi inalterati rispetto a quelli che attestano i registri anagrafici e parrocchiali a cominciare dagli anni intorno al 1450. I cognomi portati dai Sinti Piemontesi sono in larga misura francesi, come La Foret, De la Garenne, Du Bois, La Fleur, De Barre. Accanto ad essi figurano anche nomi quali Riviera, Cena, Orfei, Togni, Medini, Niemen (Niuman e Nieuman), Vailatti, ecc. |
Le Sínti d¾ivóna da but ¹el da ber¹ an i Europa. Jon si an o Gáèkano (le Tejè), an le Estrakárja, an le Valèi (koj si-le prind¾arde nínge kun o láu da Manú¹) ta an i Itália. An i Itália si dóstra but Sínti. Jon léna o láu do stéto kaj si-le da pi but èíro. Par kavá kaj si le Piemontákeri, le Lumbárdi, le Markid¾áni, ta vavér. Na d¾anéla pes mi¹tó kéèèi si le Sínti an o Piemúnto. Stik ke si-le trujál da trin míla. Sar le Rom ta le Kalé, nínge jon vjen-le an i Európa katár i India. Kavá sas-lo but but ber¹ fa. Si an o ber¹ 1601 (jek míla ¹óu ¹el ta jek) ke pren ne lil sibjardó an o Piemúnto par o vágo kópo rakaréla pes da le Sínti . Ma stik ke le váge ke vjen-le an o Piemúnto rivodén-le ma¹kár o ber¹ 1410 (jek míla ¹tar ¹el ta de¹) t'o ber¹ 1430 (jek míla ¹tar ¹el ta triánda). D¾anéla pes ke in ková èíro le Sinti d¾ivodén-le d¾a an o Gáèkano telanó, an i Svísera (trujál da le ber¹ 1417 [jek míla ¹tar ¹el ta dé¹ueftá] ta 1419 [jek míla ¹tar ¹el ta dé¹uenjá]) ta nínge an le Valèi. Je sikarnó gad¾ó ke karélas pes o François de Vaux de Foletier ta ke kamélas but le Sínti rodjás par but ber¹ da péskro d¾ibén ndrén le lilá puré sa le ková ke sas-le sibjardé pren lénde. Jóu pendás ke do ber¹ 1494 [jek míla ¹tar ¹el ¹tar bi¹ ta de¹ueftá] fin-a ko ber¹ 1499 [jek míla ¹tar ¹el ¹tar bi¹ ta de¹uenjá] an le Válèi sas komóni Sínti ke penénas kaj le gad¾é ke jon rivónas do E¾ípto ta da vavér èik ke si dur ta jon mangénas lové par te na d¾án ándro fóro. Jamén
paèássa ke le Sínti Piémontakeri véna da kolá
Sínti koj sóske léngre láu sas-le sajék sar le láu
da le Sínti da maré divés. Vavér Sínti karéna pen Riviera, Cena, Orfei, Togni, Medini, Niemen (Niuman ta Nieuman), Vailatti ... |
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Antica
mappa dell'Europa. Puraní bílda di Európa. |
Stanziamenti |
Kaj d¾ivóna |
La principali comunita' di Sinti Piemontesi sono stanziate nei pressi delle grandi citta' (Torino, Cuneo, Asti, Alessandria) e vicino a paesi quali Carmagnola (CN), Villafalletto (CN), Villafranca (CN), San Damiano (AT), Chivasso (TO), Ivrea (TO) ed in diverse altre localita'. Se ne trovano anche nelle zone di Vercelli, nel Biellese e di Novara, dove la presenza si mescola a quella dei Sinti Lombardi. Oltre che in Piemonte, i Sinti Piemontesi sono presenti anche in altre regioni italiane quali Lombardia, Liguria, Toscana, Lazio. Si tratta perlopiu' di una presenza sporadica ed assai limitata. Una comunita' di Sinti Piemontesi significativa sotto l'aspetto numerico si trova in Francia nella regione delle Alpi Marittime-Costa Azzurra, ivi stanziata da almeno due secoli. Nei pressi di Grasse, e precisamente a Plan de Grasse, vi e' un quartiere abitato esclusivamente da Sinti Piemontesi. Essi abitano in case, hanno un'occupazione stabile ed i giovani frequentano regolarmente la scuola. Si tratta di una situazione sicuramente piu' favorevole di quelle che conosciamo in Piemonte poiché' la' l'inserimento sociale si coniuga con il mantenimento delle tradizioni, tra cui l'uso della propria lingua da parte di tutti, senza vergogna, anche dei bambini. |
Il
Piemonte. O
Piemúnto. Accampamento
di Sinti Piemontesi a Torino (Le Reuse - Via Lega). Plása
da le Sínti Piemontákeri a Türináte (Le Reuse - Via
Lega). (foto - bílda: A.Artuffo) |
Le rik kaj le Sínti si-le pi but si parièál da le baré fori (Türináte, Kúni, Astráte, Alesándrja) ta parièál da le gáu sar Karmanjóla, Vilafalét, Vilafránka, San Damián, Èivás, Ivréa ta but vavér tikné gáu. Si nínge da le rik da Biéla, da Varséj ta Nuára, ma da kalá rik si nínge but Sínti Lumbárdi. An i Itália si písla Sínti Piemontákeri nínga vrin do Piemúnto, sar an i Lumbardía, an i Ligüria, da le rik di Tuskán-a ta da le rik da Rúma. Si dóstra Sínti Piemontákeri ma¹karál da le Válèi, an le "Alpes Maritimes - Côte d'Azur" (ma¹kár Nisáte ta Cannes). Le Sínti Piemontákeri si-le koj da pi but ke duj ¹el ber¹. Da le rik da Grasse, ne fóro pi tiknó prén le tíne bérge na dur katár Cannes, si ne tiknó gáu kaj d¾ivóna but Sínti Piemontákeri, ková gáu karéla pes Plan de Grasse. Sa d¾ivóna ndren le ker, le rom ta le romnjá bitravéna sar le gad¾é ta le èavé ta le èajá d¾ána-le pénge kaj le starbíèi. Koj na si sar an o Piemúnto, si fedér sóske le Sinti Piemontákéri d¾ivóna sar le gad¾é ma na bistaréna ke si-le Sínti ta sassaré rakaréna pándra in sinto, nínge le tikné èavé. Na si-len kek lad¾ da léngre èib.
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Tradizioni |
Vínkimi do d¾ibén |
Mentre molte usanze stanno cambiando, altre sono rispettate ed osservate ancora oggi. Vediamo quelle legate ai principali momenti dell'esistenza. Nascita e infanzia. Non ci sono particolari riti legati alla nascita, che di solito avviene in ospedale. Una volta invece le donne partorivano nell'accampamento, fuori dalla roulotte, assistite dalle donne piu' anziane. I Sinti amano molto i bambini e generalmente hanno molti figli. I bambini sinti, come tutti i bambini del mondo, amano divertirsi e giocare ma appena essi crescono iniziano a badare ai fratelli ed alle sorelle piu' piccoli e accompagnano la madre o il padre nelle loro attivita'. Il matrimonio. Presso i Sinti vi e' ancora l'usanza del matrimonio per fuga.
Due giovani che desiderano sposarsi, dopo essersi corteggiati per un po' di tempo in modo discreto, decidono di fuggire insieme, andando a rifugiarsi per alcuni giorni presso dei parenti. Al loro ritorno essi si presentano ai rispettivi genitori che, dopo averli rimproverati, solitamente danno loro la benedizione che sancisce l'unione e da quel momento essi sono da tutti considerati come marito e moglie. Questo matrimonio non necessita di essere confermato ne' in chiesa ne' in municipio. Per questa ragione i figli solitamente portano il cognome materno. La morte. Quando uno Zingaro moriva, tradizionalmente veniva bruciata la roulotte e le cose che gli appartenevano, per evitare che attraverso di esse se ne potesse offendere la memoria. Ora le condizioni di vita sono diverse, tuttavia il rispetto dei Sinti per i defunti rimane molto profondo e quando ne parlano lo fanno premettendo sempre l'aggettivo "povero" o "povera" al nome del defunto o della defunta. La religione. Quasi tutti i Sinti Piemontesi praticano la religione cattolica, battezzano i loro figli in chiesa e si mostrano particolarmente devoti alla Madonna e ad alcuni Santi. Come tutti i Sinti ed i Rom, anche i Sinti Piemontesi credono nell'esistenza di forze spirituali soprannaturali benigne e maligne, all'esistenza del diavolo, ai santi ed agli spiriti dei defunti. Molti Sinti quando sono malati si recano presso una "santa donna" (non zingara) per essere aiutati a guarire. In Piemonte ogni anno in estate a Forno di Coazze ha luogo un raduno religioso al quale partecipano molti Sinti Piemontesi che vi si recano per venerare la Madonna. E' stato don Renato Rosso, un prete che ha vissuto a lungo tra i Sinti, ad iniziare tale consuetudine. La prima volta l'incontro ebbe luogo nell'anno 1982. Qualche famiglia di Sinti Piemontesi partecipa al pellegrinaggio delle Saintes Maries de la Mer che si svolge ogni anno in Francia, nella regione della Camargue, alla fine di maggio e che vede la partecipazione di Zingari che giungono da molte parti d'Europa per venerare Santa Sara la nera, considerata la patrona degli Zingari. |
But vínkimi do d¾ibén na si-le butér sar angjál, tanké vavér na parodén-le ta le Sínti keréna pándra sar kerénas le puré. Dikássa sar si: Sar véla pes pro vélto ta sar si o ternibén. Le èavé da le Sínti véna pro vélto sar sassaré. Kánte si péskro èíro i romní ke si parí d¾ála ki spitája. Je kópo le romnjá kinénas le èavé an o stéto kaj sas-le plasadé, ma vrin di vardín, ta le puré romnjá dénas le ne vast par te èivéna o èavó pro vélto. Le Sínti si-len but èavé sóske jon kaména len but. Sar sa le tikné do vélto, le tikné sínti kaména te keléna ta sána, ma kánte komensóna te véna pi baré si te dikéna pren léngre pral ta penjá pi tikné ta komensóna te d¾án kun i daj o kun o dad par te déna len ne vast an léngre kerávimi. O romadinipén. O romadinipén pa¹ál le Sinti keréla pes pándra kun o na¹ávimo do èavó ta di èaj. Kánte ne ternó èavó ta ne terní èaj kaména te soloxavén pen, le duj koménsona te prind¾arén pen ta dikén pen da garadó, ta palál ne písla èíro na¹éna kettené ta d¾ána pa¹ál vavér Sínti e èéna koj duj trin divés. Kánte le duj terné véna pále kaj léngre ba ta léngre daj, kalá kaj déna len góli ta fanóla ke si-len barí xolín, ma pöj èivéna per mistipén ta da ková èiro o ternó èavó t'i terní èaj si-le par sassaré rom ta romní. Jon na keréna le soloxadé an i kangerín o an i kresín. Si par kavá ke but èavé ind¾aréna o láu di daj. O meribén. Kánte ne Sínto merélas-lo xaèarélas pes léskri vardín ta sa léskre ková in vínkimo ke le d¾idé kun kolá bédi nastikónas te keréna-le èomóni da bilaèó ko muló. Kaná o d¾ibén da le Sínti na si butér sar angjál ma le Sínti tinkaréna sémpar kaj léngre mulé kun baró kamlipén ta kánte rakaréna pren lénde sémpar penéna "èóro" o "èóri" angjál da te penén o láu do muló o di múlí. O paèibén. O pi but da le Sínti Piemontákeri paèéna an o Devél ta si-le katólik, d¾ána ki kangerín ta keréna o bolibén par le èavé, prijavéna but ki Devléskeri Daj ta kaj le Maxaré. Sar sa le Sínti ta le Rom, le Sínti Piemontákeri paèéna ke si le zor laèé ta le zor diné, ta ke si o beng, le maxaré ta le mulé. Kánte si-le nasalé but Sinti d¾ána te dikén ne "háligi gad¾í", ke si ne d¾uvlí ke stik kerél mistipén par lénde. An o Piemunto óni ber¹ da njal le Sínti Piemontákeri laèéna pen kaj Furn ëd Kuáse par te prijavéna ki Devlésleri Daj. Sas o don Renato Rosso, ne ra¹áj ke d¾ivólas ma¹karál da le Sínti, ke komensodás te karéna len in ková stéto. O vágo kópo le Sinti gjen-le koj an o ber¹ 1982 (jek míla enjá ¹el ¹tar bi¹ ta duj). Komóni Sínti Piemontákeri d¾ána kaj le Saintes Maries de la Mer, ne gáu di Camarge an le Válèi. Kavá kérela pes óni ber¹ pro búto da mád¾. Koj laèéna pen but Sínti, Rom ta Kalé ke rivóna da sa le rik di Európa par te prijavéna ki Háligi Sára i brúna, ke si i háligi da sa le Sínti.
L'immagine di Santa Sara viene condotta dagli Zingari in processione verso il mare. I bílda di Haligi Sara si-li ind¾ardí da le Sínti an o panín do mero. |
Sar sas o d¾ibén da sa le divés... Le puré ginéna ke no èíro nakló le Sínti pirénas da ne gáu a ne vavér kun léngre vardinjá èardiné da le graj ta ke kánte kaménas te èena trin o ¹tar divés in ne stéto kéd¾eno na vélas te bièavéla len vek, na sas-lo sar kaná ke glej rivóna le ¹míti o le váxte. Le bétrimi da le Sínti sas-le fin-a da ková èiro le mesté t'o tualúno ta si par kolá bétrimi ke le Sínti na èénas-le plasadé in ne stéto ma pirénas-le sémpar da kaj e da koj. Le romnjá d¾ánas-le pénge da ker in ker te binkavén èomóni sar le tikné ¹ifúni te èivén pren di tísa, le pláxte, le mendruári, le tíní spígli, ta vavér bédi. Jon d¾anénas nínge te durkarén, o penénas gjal kaj le gad¾é ke paèénas e ke kaménas te d¾anén komóni pro èíro ke véla. Le rom kerénas le maruslári: kinénas le graj ke sas-le písla nasalé, sastovénas len mi¹tó ta pále binkávenas len. Jon laèarénas nínge le ¹éze ta kerénas le kisjá kun o stréjo. Da njál pirénas te rodén bitrávimo ndren le félde ta príma ke komensólas o vend d¾ánas te rodén le nígli. O níglo si-lo ne èaèó pekéskero da sa le Sínti, ke kaménas but léskro mas tuló; vavér pekéngere da le Sínti si i puzústra t'o ¹ukló xabén.
Kánte sas-len bróxa da èomóni par te ningavén pen i bok jon d¾ánas kaj le gad¾é ta mangénas len félzo, matréli, ranjé, goj, balavás. Komóni kópi se le gad¾é sas-le da laèó lió dénas len nínge ne písla mas, ne xaxnín o ne ¹o¹ój. Kánte vélas-li i rat, palál do xabén, le Sínti be¹énas pénge trujál da ne barí jag. Sas sémpar ne puró rom o ne purí romní ke ginélas komóni paramísi ta sa ¹unénas kun ne barí váxta.
Ndren le divés di patred¾í le rom ba¹avénas léngre ba¹ávimi. Pi but ma¹karál lénde d¾anénas te ba¹avén mónsi i séjla, ma stik ke komóni d¾anélas te ba¹avél nínge i gájga. Jon gjavénas le giljá pi but ¹ukár tanké le terné èaj kelénas. In ková èíro na sas i televizjúna, le Sínti sas-le pi èororé ma sas-le pi baxtalé ta par kavá kaj par jon sas fedér. |
Com'era un tempo la vita quotidiana... I vecchi raccontano che un tempo i Sinti si spostavano di paese in paese con le loro roulottes trainate dai cavalli e che quando volevano fermarsi tre o quattro giorni in un posto nessuno arrivava a cacciarli, come avviene adesso, che subito arriva la polizia o i vigili. I mestieri tradizionali dei Sinti erano gia' allora il Luna Park ed il circo e costituivano la ragione principale della loro vita itinerante.
Le donne se ne andavano di casa in casa a vendere qualcosa come centrini, lenzuola, pettini, specchietti ed altri oggetti di quel tipo. Inoltre esse conoscevano l'arte della chiromanzia o, quantomeno, raccontavano di saper leggere la mano a quei gagé disposti a crederci. Gli uomini esercitavano il mestiere di commercianti di cavalli: li acquistavano che erano in condizioni non buone e dopo averli ben curati li rivendevano. Inoltre aggiustavano le sedie e fabbricavano cestini con il vimini. In estate giravano per cercare lavoro in campagna ed in autunno andavano a caccia di ricci. Il riccio, la cui carne grassa e' molto apprezzata, e' il piatto tipico della cucina sinta; altre specialita' come la "puzústra" (salame piccante fatto con le interiora della gallina macinate e fatte soffriggere insieme a uova sbattute) ed il "¹ukló xabén" (ricetta a base di interiora e carne di gallina con aceto e numerosi altri ingredienti). Quando avevano bisogno di qualcosa per sfamarsi andavano dai gagé a chiedere pane, patate, uova, salame, lardo. Talvolta accadeva che alcuni gagé particolarmente generosi regalassero loro un po' di carne, una gallina o un coniglio. La sera, dopo aver mangiato, i Sinti si sedevano intorno ad un fuoco. C'era sempre un uomo anziano o una donna anziana che raccontava alcune fiabe e tutti ascoltavano prestando attenzione. Nei giorni di festa gli uomini suonavano i loro strumenti. La maggior parte di essi sapeva suonare solamente la chitarra, qualcuno forse anche il violino. Essi cantavano le canzoni mentre le giovani ragazze ballavano. Allora non esisteva la tivu', i Sinti erano piu' poveri ma anche piu' felici e per essi i tempi erano migliori.
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Il Circo (di Fulvio Pennacchi) |
...e come si vive oggi Nel corso degli ultimi cinquanta anni la vita dei Sinti e' molto cambiata. Ora i Sinti non possono piu' fermarsi dove vogliono ma debbono restare solamente nei posti loro assegnati. Molte volte questi campi-sosta sono lontano dai centri abitati e si trovano nei pressi delle discariche. I mestieri che venivano praticati un tempo ora non servono piu'. Ora essi non possono piu'
andare a vendere senza licenza. La vita dei Sinti e'
cambiata perché la societa' e' diversa. Tra i Sinti la gioventu'
e' esposta a molti pericoli. Da un lato i giovani sanno
di non essere gagé e dall'altro essi vorrebbero vivere
come se lo fossero. Per trovare il denaro in fretta molti si perdono ed agiscono in modo sbagliato. Questo non accade solamente tra i Sinti, naturalmente e cosi anche tra i gagé. Ma per i giovani Sinti tutto cio' e' assai piu' triste poiché non e' facile intravedere per essi delle opportunita' per uscire da una situazione cosi' frustrante. Molto gagé si avvicinano ai Sinti non come amici ma con cattive intenzioni, ad esempio per commissionare loro qualche furto e praticare la ricettazione. Com'e' diventata triste la vita per i Sinti oggigiorno! Se tutto questo non cambia il futuro sara' ancora peggiore. Ma per fortuna non ci sono solo cose brutte. Ci sono anche fatti che lasciano sperare che qualcosa puo' ancora cambiare. Molti Sinti cominciano a
capire che le cose non possono continuare in questo modo
e per questo alcuni lavorano come i gagé. Non importa se
si tratta di lavori modesti. Altri Sinti continuano a svolgere alcuni dei mestieri tradizionali, come i lunaparchisti ed i circensi. |
...ta sar d¾ivóla pes kaná O d¾ibén da le Sinti parodás but in kalá paluné pa¹ ¹el ber¹. Kaná le Sínti nastik butér èéna kaj kaména ma si-len te d¾ána mónsi andrén le pláse ke si-le kerdé par lénde. But kópi kolá pláse si-le dur do gáu ta si-le parièál da le stéti kaj èivéla pes o melalipén. Le bétrimi ke kerénas pen ándro èíro nakló kaná na d¾ána butér mi¹tó. Kaná nastik butér d¾ála péske te binkavél bi o lil ke mukéla te kerél ková bétrimo. Se le ¹míti o le váxti léna komóni ke binkavéla bi ková lil keréna te presarén but fúnti ta pále keréna nínge i strófa. Dópu trin o ¹tar kópi stik ke léna les ndro starebén. O
d¾ibén da le Sínti parodás but sóske le gad¾é na
d¾ivóna butér sar angjál. O ternipén ma¹karál da le Sínti na dikéla butér kavó si o èaèó drom. Da ne rik jon d¾anéna ke na si gad¾é ma da ne vavér rik jon kaména te d¾ivóna sar le gad¾é. Kaména te ven bravalé glej, dikéna le ¹ukár na¹ibángere, le ¹ukár telefunín, le ¹ukár gad, sa so si ¹ukár ta kuè. Par te ven lenge o lové glej but terné na¹éna pen ta keréna kerávimi bilaèé. Kavá kaj na si mónsi ma¹karál da le Sínti, si nínge ma¹karál da le gad¾é. Par le terné Sinti sa kavá si pi bibaxtaló sóske but kópi par lénde na dikéla pes kavó si o drom te véla vrin da kalá d¾ungalé ková ta léngro d¾ibén véla perdó da xolín. But kópi le gad¾é ke d¾ána kaj le Sínti na si-le èaèé mal, ma si-le diné ménèi ke kaména mónsi te bièaléna len te èorén ta pále rikaréna le ková èordiné. Ke bibaxaló d¾ibén si kaná par but Sínti! Se sa kavá na parovéla le èíri ke véna si-le pándra pi d¾ungalé. Ma par i baxt na si mónsi le ková d¾ungalé. Si nínge ková ¹ukár ke mukéna te dikél ke èomóni stik pándra parovél. But Sínti komensóna te xajoven ke gjál na stik d¾ála angjál ta par kavá kaj si kolá ke d¾ána te bitravén sar le gad¾é. Na keréla èi se but kópi le bétrimi si-le èororé. O ková baró si ke jon na d¾ána butér te èorén. Si pándra kek Sínti ke keréna le sájek bétrimi da but ber¹ fa ke si le mesté t'o tualúno ndren le fuáre ta le patred¾á. |
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