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1998 1999 2000 2001

 

1998

OTTOBRE

DICEMBRE - SPECIALE NATALE

Elenco mesiOttobre 1998


ESCLUSI I ROM E I SINTI DALLA LEGGE PER LA TUTELA DELLE MINORANZE LINGUISTICHE

La legge per la tutela delle minoranze linguistiche (L.169) approvata dopo tre diverse legislature in cui si è discusso di tale materia ha escluso la lingua romani, espressione delle numerose comunità Rom e Sinti, che pur era citata nel testo originario, limitando la tutela a 12 lingue (friulano, sardo, albanese, catalano, germanico, greco, sloveno, croato, francese, franco-provenzale, ladino e occitano).

Si tratta di una decisione gravissima che non fa che aumentare la discriminazione nei confronti di una popolazione già pesantemente emarginata.

L'approvazione della legge è avvenuta dopo un dibattito travagliato tra le forze politiche ed è stata possibile solo con la cancellazione di qualsiasi riferimento alle comunità Rom e Sinti.

Accettando la richiesta avanzata dai gruppi della Lega Nord e di Alleanza Nazionale, il relatore, Domenico Maselli, ha così ottenuto il via libera alle votazioni.

Rolando Fontan, deputato leghista, ha precisato che il suo gruppo è "fortissimamente contrario ad ogni tipo di tutela nei confronti degli zingari".

Le posizioni marcatamente razziste ed espressione della peggior cultura dell'intolleranza hanno trovato l'acquiescenza delle forze politiche più "illuminate", che si sono messe a posto la coscienza indicando la necessità di "adottare particolari norme di tutela per le popolazioni Rom e Sinti che, per loro stessa natura, non presentano i caratteri di residenzialità che hanno le restanti minoranze".

Questa legge, che avrebbe dovuto segnare un passo in avanti per tutti i cittadini residenti nel nostro paese, nasce da un miscuglio di intolleranza e di ipocrisia, a cui non possiamo non guardare con amarezza e con ansia per il futuro.

Per questo invitiamo tutti coloro che condividono le nostre preoccupazioni a far pervenire la propria voce di dissenso inviando un messaggio alla Camera dei Deputati (Piazza Montecitorio - 00186 ROMA) e, per conoscenza, a questo sito.

Si propone, a tale scopo, il testo seguente:



Al Presidente della Camera dei Deputati
On. Luciano Violante


Agli Onorevoli Deputati


Onorevole Presidente,
Onorevoli Deputati,


Il testo della legge per la tutela delle minoranze linguistiche presenti in Italia (L. 169) è stato approvato con l'esclusione delle popolazioni Rom e Sinti.

Mi permetto di esprimere un forte sentimento di indignazione nell'apprendere che tale esclusione è stata una delle condizioni che ne ha permesso l'approvazione.

Quanto avvenuto contrasta con l'articolo terzo della Costituzione Italiana, che garantisce uguaglianza di diritti e di dignità ai cittadini, senza discriminazione di razza e lingua.

Esso contrasta inoltre con le con numerose indicazioni di organismi internazionali e con le norme stabilite dalla C.E. Queste affermano che Rom e Sinti costituiscono una etnia culturale-linguistica presente negli stati membri dell'Unione Europea e sanciscono il diritto alla tutela linguistica del romanés.

Ritengo che il dibattito parlamentare abbia evidenziato, in alcuni suoi passaggi, posizioni che esprimono una cultura della discriminazione e dell'intolleranza non degne di un paese civile e democratico.

Mi auguro che tali posizioni siano espressione di individui o di "minoranze" politiche e non trovino condivisione nella maggioranza di quanti siedono in codesta spettabile Camera dei Deputati.

Voglio comunque sperare che l' auspicata necessità, espressa da alcune forze politiche presenti in Parlamento, su istanza della I Commissione Affari Costituzionali della Presidenza del Consiglio e degli Interni presieduta dall'on. Rosa Russo Jervolino, "di adottare norme particolari di tutela per le popolazioni Rom e Sinti" possa davvero concretizzarsi quanto prima e non rimanga solamente una dichiarazione di principio destinata ad occultare la cattiva coscienza di quanti, pur non condividendo le decisioni assunte, hanno reso possibile l'approvazione della legge.


Con osservanza,


ZINGARI RUMENI A TORINO

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Torino, come altre città italiane ed europee, è recentemente divenuta meta di un'ondata migratoria di Rom provenienti dalla Romania.

Fuggiti da condizioni di miseria e di aperta ostilità da parte della popolazione sedentaria, molti Rom hanno abbandonato la Romania alla ricerca di terre più ospitali.

Purtroppo però essi non hanno trovato l’accoglienza sperata ed oggi a Torino restano poche famiglie di Zingari rumeni accampate sul territorio comunale di Venaria, dopo che una massiccia presenza si era verificata la scorsa estate.

Esse vivono attualmente in piccole tende da campeggio del tutto inadatte per affrontare il prossimo inverno, in condizioni di totale abbandono e prive dei più elementari servizi.

Alcune associazioni di volontariato si stanno adoperando per dare loro un aiuto, ma le risposte ai problemi aperti da questa ondata migratoria dovranno essere di natura politica.

Le autorità italiane ed estere, così come le organizzazioni umanitarie internazionali, debbono prendere atto delle discriminazioni razziali perpetrate nei confronti dei Rom in Romania ed in generale nei paesi dell’est europeo dopo i recenti mutamenti politici, riconoscendo le motivazioni che stanno alla base delle richieste di asilo.


Dalla Romania…

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Si è costituita a Bucarest una convenzione tra le associazioni romani: Partito dei Rom, Romani Criss, Centro Rom di Studi e di Interventi Sociali, Astra - Associazione degli Studenti e della Gioventù contro il Razzismo per contrastare l’ondata razzista che da tempo si accanisce contro i Rom in Romania.

Tale sodalizio ha recentemente denunciato l’operato la polizia rumena nei confronti delle comunità rom e l’istigazione all’odio razziale perpetrato dal partito rumeno ultranazionalista "La Grande Romania", il cui leader è Corneliu Vadim Tudor. Nel suo programma elettorale Tudor annuncia, tra l’altro, l’intenzione di "…isolare i criminali rom all’interno di colonie speciali…" al fine di "…mettere fine alla trasformazione della Romania in un accampamento di Zingari…".Questo nuovo aspirante Hitler ha messo anche in guardia i paesi occidentali circa la dimensione internazionale del "problema zingaro", annunciando che il Partito della Grande Romania, in caso di vittoria elettorale "…aprirà le frontiere della Romania e procederà all’espulsione dei criminali zingari verso quei paesi che pretendono di occuparsi del loro destino".

Il documento di denuncia, redatto da Nicolae Gheorghe, Presidente dell’Associazione Romani Criss, è finalizzato alla massima diffusione a livello internazionale e sarà consegnato alle delegazioni dell’OSCE presenti all’incontro sulla Dimensione Umana che si svolgerà a Varsavia a ottobre o novembre di quest’anno.


Tsigane, heureux si tu es libre !top
Autore: Alain Reyniers
Éditions UNESCO, Memoire des Peuples
con CD ROM

ISBN 92-3-203239-2 - Pagg. 206


Zingaro, felice se sei libero!
Questo il titolo scelto per un libro dedicato agli Zingari curato da Alain Reynier, etnologo e direttore della prestigiosa rivista "Etudes Tsiganes".
Un po' insolito, oltre al titolo, anche il percorso scelto per avvicinare il lettore alla realtà del mondo romanó.
Uno dei molti pregi di quest'opera sta nel fatto di non seguire un modello strutturale scontato nella maggior parte dei testi sugli Zingari e ciò pur senza tralasciare alcuna notizia importante per una conoscenza completa dell'argomento che esso affronta.
Il testo contiene, oltre alla prefazione ed alla presentazione, quattro sezioni principali che ne costituiscono l'ossatura. Nella prima di esse, intitolata "20 piste attraverso l'universo zingaro" si individuano altrettanti itinerari, ognuno dei quali conduce alla scoperta di un aspetto preciso (migrazioni, cittadinanza, condizioni di vita, ecc.). La seconda sezione, intitolata "Sulle tracce dei Rom nell'Europa centro-orientale: radici, situazione e dinamica culturale", mette a fuoco attraverso sette capitoli una realtà nella quale la presenza dei Rom è fortemente radicata nella storia e nella cultura di un territorio. L'analisi si sviluppa evidenziando situazioni contraddittorie e rivelatrici di una dinamica in cui si combinano tra di loro elementi di appartenenza etnica e di integrazione (o non integrazione) socioeconomica.
La terza sezione è dedicata alla presentazione del
CD-ROM allegato al testo, di cui costituisce una mappa stampata ed una guida all'uso.
Chiudono l'opera sei brevi capitoli raggruppati nella sezione "Risorse Complementari". Si tratta di indicazioni bibliografiche, discografiche, filmografiche, di un indirizzario di associazioni e siti Internet e di un breve lessico con i termini più ricorrenti.
L'elenco dei siti Internet è forse l'unico neo, poiché ve ne sono citati appena sette contro i molti già esistenti al momento della pubblicazione (estate 1998). D'altra parte è comprensibile come l'informazione scritta in un tale settore fatichi ad essere al passo con i tempi, tenuto conto della sua veloce espansione.
Si tratta, comunque, di un neo di dimensioni infinitesimali che assolutamente nulla toglie alla bontà dell'opera.
I testi principali di ogni capitolo sono abilmente affiancati da racconti, proverbi, poesie in versione bilingue romanés/francese e da numerosi richiami che sottolineano le correlazioni esistenti tra i diversi argomenti trattati. Il libro è inoltre impreziosito da numerose immagini (si tratta di fotografie in b/n) in cui l'obiettivo dei fotografi ha saputo cogliere e fissare in maniera particolarmente significativa momenti e situazioni di ogni giorno.

Il CD-ROM, il cui titolo specifico è "Strade, Piste, Sentieri alla ricerca degli Zingari", costituisce indubbiamente il pezzo forte di questa opera in quanto strumento di comunicazione immediata. Ricco di immagini, di suoni, commentato ed affiancato da testi scritti, è probabilmente uno tra i primi strumenti multimediali dedicati al mondo dei Rom. Il menù (termine gastronomico ormai acquisito nel gergo informatico) è composto da quattro voci: storia, presenza, cultura ed ambientazioni. Ad ogni voce corrisponde un sottomenù che consente numerosi approfondimenti.
Navigare attraverso questo supporto multimediale significa intraprendere un vero e proprio viaggio dentro la storia e la cultura dei Rom e può aiutare a sconfiggere quei pregiudizi che ancora sono di impedimento ad un dialogo tra la società dei Rom e la società dei Gagé.

L'accoppiata libro + CD-ROM costituisce uno strumento nuovo ed educativo soprattutto se chi lo usa, dopo un approccio virtuale con il mondo zingaro, saprà rendersi disponibile ad un incontro reale, quotidiano, di lotta per il riconoscimento di quei principi di libertà e di giustizia che debbono essere patrimonio di tutti gli esseri umani e se i più giovani sapranno cogliervi un invito a costruire un futuro fondato sulla convivenza e sul rispetto reciproco.

Credo che questo possa essere, oltre che l'intenzione principale del curatore dell'opera e di tutti quelli che hanno collaborato alla sua stesura, il miglior auspicio con cui licenziare questa breve recensione.

Il libro "Tsigane, heureux si tu es libre" con CD-ROM può essere ordinato a:

ÉDITIONS UNESCO - Division de la promotion et des ventes
1, rue Miollis
F-75732 Paris Cedex 15
France
Fax: ++33/(0)1 45 68 67 41
Internet:
http://www.unesco.org/publications

al prezzo di 240 FF + 30 FF per spese di spedizione

Dicembre 1998 - SPECIALE NATALEElenco mesi

  • Il mio ultimo Natale
    (un racconto dello scrittore Rom Kalderash Matéo Maximoff, seguito da una nota del traduttore)

Il mio ultimo Natale
di Matéo Maximoff

Nella distesa di neve che separa due grandi paesi la tenda di Khantchí sembrava ancor più piccola ! Tutto ciò che stava all'orizzonte era il campanile di una chiesa lontana. Quello era il posto riservato ai nomadi, a diversi chilometri dal centro della città. Lì vicino scorreva un ruscello. A parte l'acqua, tutto il resto bisognava andarlo a cercare nel villaggio più vicino.

Il freddo si faceva sentire. La tenda era stata piantata prima della nevicata. Era montata su tre pali incrociati ed in alto vi era un'apertura per fare uscire il fumo che scaturiva da un bel fuoco di legna sempre acceso nel mezzo della tenda. Raklí era nel letto, sotto la coperta, con i suoi bambini. Cullava, canticchiando, l'ultimo nato. E per la circostanza, intonava un cantico natalizio. D'altra parte era la vigilia di Natale.

Khantchí, seduto con le gambe incrociate, la pipa che gli pendeva dalla bocca, lavorava su di un'incudine rudimentale; forgiava un pentolone in rame. Di tanto in tanto gettava il suo sguardo verso la famiglia. La povertà non è mai stata una disgrazia per lui! Ne era abituato. Sua moglie, i suoi bambini erano al caldo, aveva in tasca quanto bastava per un buon pasto. Il giovane Rom aveva perfino acquistato delle candele per sostituire la lampada a petrolio, così da stupire i suoi bambini quando avrebbe illuminato l'albero di Natale per il quale sua moglie Raklí aveva confezionato delle decorazioni a forma di stelle e di fiori con le sue proprie mani. Purtroppo però non vi sarebbe stato nessun giocattolo. Khantchí era troppo povero per acquistarne. Ma almeno i bambini avrebbero mangiato a sazietà.

Il più grande dei figli aveva otto anni. Contrariamente agli altri fratelli era più biondo. Appariva più grande della sua età, era robusto e quasi sempre di buon umore. Il suo vestito consisteva in una camicia grande di suo padre, della quale egli annodava le lunghe maniche come se si fosse trattato di una cintura. Fin dalla nascita non aveva mai messo delle scarpe ai suoi piedi, i suoi genitori non gliene avevano mai comperate. Ma essendo abituato così non sentiva il freddo, malgrado la neve ed il gelo.

Quasi ogni giorno, con qualsiasi tempo, prendeva la sua borsa ed andava nel villaggio o nella città più vicina. Si recava di casa in casa a chiedere vestiti usati. La gente, avendo pietà di lui, spesso gliene regalava. Così Milai, rientrando alla sua tenda ogni sera, portava un sacco pieno di stoffa e di stracci di ogni genere. Qualche volta aveva con sé degli oggetti troppo pesanti per lui. Altre volte rimediava qualche moneta. Dava tutto a suo padre e quando questi aveva riempito un sacco enorme si recava con il carretto trainato dal cavallo a vendere il tutto ad uno straccivendolo che stava lì nei paraggi. Spesso era Milai che con il suo lavoro procurava il cibo.

Era dunque la vigilia di Natale! Il 24 dicembre. le strade della città erano decorate con alberi di Natale. Appena scese la notte, le luci furono accese e sembravano miliardi di scintille che si riflettevano sulla neve!

Nella notte in cui era nato il Bambino Gesù la gente mangiava, beveva, si ubriacava. Non aveva abbastanza tempo e pietà per occuparsi di un povero misero zingarello!

Milai stava rientrando con il suo sacco che aveva riempito solo a metà. Certo, un'anima generosa gli aveva dato un buon dolce e per questo non era così affamato. Stava per attraversare il centro della città quando il suo sguardo fu attratto da due negozi pieni di luci. Milai si diresse verso quello dei due che gli sembrava il più bello: il negozio dei giocattoli.

Il piccolo Rom non ne aveva mai visti di così belli!
Sacco in spalle, si avvicinò, appoggiando il naso sulla vetrina. - E' dunque quello il paradiso! - pensò. Tanti giocattoli inaccessibili che poteva prendere solo con lo sguardo. Un mondo sconosciuto separato da un vetro leggero e sottile!

L'altro negozio era una gastronomia di lusso. Milai non si accorse del suono che proveniva dalla sua porta. Il proprietario l'aveva visto appoggiarsi alla vetrina ed era uscito per gridare:
- Cosa fai? Sporco moccioso! vattene Zingaro!
Milai non era un cliente ed era abituato ad essere maltrattato. Per questo non aspettò di ricevere altri insulti e si allontanò mettendosi a correre a perdifiato. Ciò non gli fece male, perchè in questo modo si riscaldava dopo essere rimasto a lungo immobile a rimirare quel "paradiso proibito" ai bambini dei Rom!

Come stava bene ora Milai nel suo piccolo letto, accanto a quello di suo padre! I suoi genitori avevano fatto un grosso sacrificio affinché il pasto della sera prima fosse veramente quello di una vigilia! E così era stato. Pensate un po', era la prima volta nella sua vita che Milai aveva mangiato del cosciotto! Avrebbe voluto che ogni giorno fosse Natale!

Alla sua età Milai faceva spesso delle domande a suo padre. Questa volta gli chiese:
- Taté (Papà)! Chi è Babbo Natale?

Khantchí aveva l'abitudine di rispondere al suo figlio maggiore, anche quano non conosceva la risposta. Cercava di fare del suo meglio perchè per Milai egli non era solamente suo padre, ma anche il suo Dio!

- Sai, piccolo mio, rispose Khantchí, non è cosa per noi poveri Rom. Vedi, Babbo Natale è un brav'uomo con una lunga barba bianca che, con un carro trascinato da piccoli cavalli, va a spasso nel cielo alla vigilia di ogni Natale e distribuisce i giocattoli ai bambini buoni infilandoli nelle loro scarpe e facendoli passare attraverso il camino. Domani i bambini buoni troveranno nelle loro scarpe i giocattoli che Babbo Natale avrà loro portato.

Milai, dopo aver sentito quelle parole, era molto infelice. Nella tenda in cui abitava non c'era il camino e lui, che pure era un bravo bambino, non aveva neanche un paio di scarpe.

Il figlio di Khantchí si addormentò allora sognando di tutti i giocattoli che non avrebbe mai posseduto.

L'indomani, la testa appoggiata sul tappeto, Milai aprì gli occhi e vide, proprio davanti a lui, un pacchetto avvolto da un nastro giallo. Si alzò in fretta e lo scartò. All'interno c'era un piccolo galletto di zucchero dal colore rosso fiammeggiante! Oh! Che meraviglia! Incredibile! Anche se non aveva né camino né scarpe, Babbo Natale aveva pensato a lui! Non importava il valore del regalo, ma il fatto che non lo avesse dimenticato!

Quello fu il primo Natale di Milai.
Ma nell'anno seguente, Raklí, sua madre, si ammalò gravemente e morì.
Per questo fu anche il suo ultimo Natale!

Nota del traduttore:

Il racconto che avete appena letto è un racconto autobiografico. Il piccolo Milai è in realtà Matéo all'età di otto anni, la città è quella di Mulhouse in Alsazia, a pochi chilometri dalla frontiera con la Germania.
E' il Natale del 1924, nel dopoguerra. Il 25 giugno del 1925, sei mesi dopo, la mamma del piccolo Milai-Matéo muore.

Alcuni anni fa Matéo Maximoff venne da me invitato a partecipare ad un incontro-dibattito. In quella occasione egli raccontò ciò che avete appena letto aggiungendo queste parole che conservo gelosamente registrate insieme a molte altre testimonianze della sua vita:

"Molti anni più tardi sono divenuto pastore della Missione Evangelica Zigana e da allora in occasione del Natale mi reco presso le principali chiese evangeliche di Parigi e del circondario per chiedere dei giocattoli, quelli che i bambini non usano più e di cui intendono disfarsi. A volte ci sono delle bambole senza braccia, senza gambe o addirittura senza testa. Poi, io ed i miei figli trascorriamo notti intere a riparare i giocattoli rotti e quando mancano pochi giorni a Natale faccio il giro degli accampamenti o dei quartieri intorno a Parigi, là dove vivono gli Zingari più poveri.
Ogni volta che consegno un giocattolo nelle mani di un bambino mi rivedo all'età di otto anni ed allora gli dico: Tieni, piccolo, Buon Natale a te che hai la fortuna di poterlo trascorrere insieme a tutta la tua famiglia!"

(tradotto dal francese a cura di S.Franzese)

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1999

27 Gennaio - Giornata Commemorativa dell'Olocausto (gennaio)

Train de Vie (un treno per la vita) - recensione del film (febbraio)

Corso per mediatori culturali a Torino (marzo)

Voghera, città inospitale (aprile)

Alle porte della città / In compagnia di Rom, Sinti e Camminanti - recensione (giugno)

Seconda Conferenza Internazionale sui Problemi Psicolinguistici e Sociolinguistici nell'Educazione Scolastica dei Bambini Rom in Europa (Varna, Bulgaria, 27-29 maggio 1999) - resoconto (giugno)

Kosovo: la tragedia continua (luglio)

Roma - Giunta Rutelli: vietato opporsi (settembre)

Raduno dei Rom Evangelici a Torino (settembre)

Giunta Rutelli: vietato opporsi (settembre)

Raduno dei Rom Evangelici a Torino (settembre)

Fuori luogo - Cronaca da un campo rom
appunti personali (quasi una recensione) del libro di Marco Revelli
(ottobre)


Te na bistarás - Per non dimenticare

Gli zingari, al pari degli Ebrei, furono perseguitati e uccisi in quanto «razza inferiore» destinata, secondo l'aberrante ideologia nazionalsocialista, non alla sudditanza e alla servitú al Terzo Reich, ma alla morte. Eppure, ancora oggi, si tratta di un olocausto dimenticato e offeso dalla mancanza di attenzione di storici e studiosi.

Se si sommano le cifre, paese per paese, dei Rom e dei Sinti uccisi durante il regime nazista, si arriva ad un totale di 200.000 persone uccise deliberatamente o morte di fame e per mancanza di cure mediche. Se a queste si aggiungono quelle perite per "eutanasia", arruolate nell'esercito o nei kommando di lavoro, decedute al fronte, durante i raid aerei ed i bombardamenti, arriviamo alla cifra di 500.000 persone. Il numero dei morti non rappresenta comunque tutta la sofferenza patita dagli Zingari durante il nazismo. A migliaia essi furono deportati nei campi di concentramento, fatti prigionieri, costretti a lavori forzati.

Molti sopravvissuti portano ancora oggi le stimmate dei barbari esperimenti nei quali sono stati usati come cavie, molte donne sono state sterilizzate. A seguito di ciò e della separazione forzata tra uomini e donne vi è stato un notevole calo nel tasso di natalità; la morte prematura dei più anziani ha rappresentato una rottura nella trasmissione delle tradizioni.

Il genocidio nazista ha segnato in maniera profonda la comunità zingara e le sue ferite hanno impiegato molto tempo a rimarginarsi.

 

OMAGGIO

Ieri ero ad Auschwitz,
all'appuntamento
con i miei fratelli Zingari.
In questo giorno di novembre,
all'appuntamento c'erano
migliaia di anime zingare.

Erano lì, come bambini,
non avevano capito.
Erano ingenui e fiduciosi,
I loro carnefici lo hanno scritto,
erano come bambini.

Non sapevano
che quel campo
sarebbe stato l'ultimo.
Lo compresero infine
quando i loro fratelli, un mattino,
partirono in fumo.

Sono trascorsi tanti anni,
i martiri zingari sono stati dimenticati.
Erano migliaia,
ma tu, fratello zingaro
non ti lamenti mai.

Restano dei grandi alberi,
che Silvestro ha piantato.
Restano dei grandi alberi,
sono dei pioppi;
Silvestro se n'è andato.

Sotto l'archetto di novembre
questi alberi portano il lamento
dei violini spezzati.
E le piogge di novembre
scorrono come grosse lacrime
sui grandi pioppi.

Dimitri S.-L., poeta e cantante amico degli zingari (tradotto dal testo originale francese da Sergio Franzese)

  Numero di matricola impresso sull'avambraccio di un sinto deportato a Dachau

Numero di matricola, contraddistinto dalla
Z di "ZIGEUNER", impresso sull'avambraccio
di un sinto deportato a Dachau.

Siti sull'olocausto

Numerosi sono i siti dedicati all'olocausto.
Un cospicuo elenco di questi si trova nel sito
THE PATRIN:
http://www.geocities.com/~patrin/holcaust.htm

Inoltre,

Giovanna Boursier,
Lo sterminio degli Zingari durante la seconda guerra mondiale
in Studi Storici 2, aprile-gugno 1995, anno 36


Train de Vie (un treno per la vita)

Regia: Radu Mihaileanu
Musiche: Goran Bregovic
Coproduzione: Belgio-Olanda Francia, 1998
Sito Internet:
http://www.abid.net/TrainDeVie/

Dopo aver visto "La vita è bella" di Roberto Benigni sicuramente nessuno si sarebbe aspettato l’uscita a breve di un nuovo film sulla "shoah" capace di evocare cose terribili facendo sorridere. Eppure Radu Mihaileanu, regista rumeno di origine ebrea (naturalizzato francese) ha costruito un piccolo capolavoro che solo nell’ultima scena riporta lo spettatore a misurarsi con la realtà.

Questo "train de vie" (treno per la vita), acquistato e rimesso insieme pezzo dopo pezzo da una comunità ebraica di un piccolo "shtetl" dell’Europa Orientale per sottrarsi alla deportazione e fuggire verso la Terra Promessa si fonda su due elementi: la speranza e la follia.

In un mondo fatto di oscuri presagi, quale quello che incombe su questa piccola e pacifica comunità, forse è necessaria una buona dose di follia per continuare a sperare. E dunque agli abitanti dello "shtetl" non resta che abbandonarsi all’idea geniale di Shlomo, lo scemo de paese: lasciare il villaggio fingendosi deportati prima che questo avvenga veramente per mano dei tedeschi. Ed anche a quelli che la sorte ha scelto per interpretare il ruolo dei nazisti non rimane che adeguarsi, imparando a comportarsi come vere SS e, soprattutto, imparando a parlare tedesco che altro non è che "yiddish senza umorismo".

Tutto il villaggio partecipa alle prove generali per quella che sarà una fuga verso la libertà: uomini, donne, bambini, deportati, "nazisti", fino a quando il treno inizia la sua corsa guidato da un macchinista dilettante che lo farà correre sui binari seguendo le istruzioni scritte su un manuale e che solo dopo aver percorso molti chilometri si renderà conto che oltre ai binari esistono le stazioni, i segnali, gli orari ferroviari, le coincidenze.

E questi vagoni colmi di strani personaggi proseguiranno il loro viaggio tra mille intoppi, sostando in piena campagna alla vigilia del sabato per consentire ai deportati ed ai "nazisti" di pregare insieme e di chiedere a Dio la salvezza.

In questa variopinta compagnia, che il film ci rappresenta fin dall’inizio in maniera caricaturale, convivono ebrei ortodossi che predicano gli insegnamenti della Torah ed ebrei rivoluzionari che predicano il verbo di Marx. Tutti sprofondano nella depressione quando, all’improvviso, vengono scoperti dai tedeschi ma per fortuna lo spettro del fallimento della loro impresa dura solo pochi istanti: i tedeschi appostati fuori dal treno altro non sono che Zingari, accomunati nella tragedia della persecuzione, i quali hanno avuto la medesima idea di fingersi in parte deportati ed in parte nazisti per sequestrare un treno con il quale fuggire, forse in India, forse altrove, lontano dalla morte.

E da questo incontro nascerà una festa che vedrà gioire insieme a suon di musica Ebrei e Zingari, sorgeranno simpatie, passioni e qualche imbarazzo per la presenza sul treno, divenuto casa comune, dei maiali che gli Zingari porteranno con sé.

Così come non manca di suscitare imbarazzo l’atteggiamento dei finti nazisti che, immedesimatisi a tal punto nel loro ruolo, con il passare del tempo sembrano mutarsi in vere carogne (senza mai però dimenticare che la loro missione è sottrarre la propria gente alla morte). Essi sapranno anzi cogliere i vantaggi di questa metamorfosi che consentirà loro di affrontare i veri nazisti quando sarà necessario farlo.

E finalmente, superati mille ostacoli il treno arriva su una linea di confine. Le bombe cadono da tutte le parti, ma neppure una colpisce il treno, che riesce a passare in mezzo ad esse come Mosé ed il suo popolo tra le acque del Mar Rosso.

Ma è la scena conclusiva a rappresentare una chiave di volta e a dare a questo film il suo vero senso. Pochi istanti capaci di scuotere lo spettatore che per oltre un’ora e mezza, coinvolto dagli avvenimenti e rallegrato da una sapiente colonna sonora firmata Goran Bregovic a base di arie klezmer e rom, avrà creduto di assistere ad una favola …

(Recensione a cura di Sergio Franzese)


Corso per Mediatori Culturali a Torino

E' iniziato da alcune settimane il corso professionale di aggiornamento per "Mediatori Culturali addetti all'accompagnamento degli alunni Rom" organizzato dalle associazioni "Opera Nomadi" e "Romanó pala Tetehara - I Rom per il Futuro".

Il corso, rivolto a giovani rom e sinti di ambo i sessi, si svolge presso la sede del Centro di Documentazione Zingara in via Ivrea 47 e prevede una serie di incontri formativi su varie materie.


Voghera dice "no" a Zingari ed extracomunitari

Contestualmente al referendum dello scorso 18 aprile gli abitanti di Voghera sono stati chiamati a pronunciarsi attraverso due referendum supplementari su altrettanti progetti comunali riguardanti l'istituzione di un campo nomadi e di un centro di accoglienza per extracomunitari.

Circa 20.000 vogheresi sui 35.000 aventi diritto hanno espresso a stragrande maggioranza la loro contrarietà ad entrambi i progetti. I referendum cittadini erano stati promossi da due consiglieri comunali appartenenti rispettivamente ad AN e UDR. Successivamente anche la Lega aveva aderito all'iniziativa di chiara marca razzista. A favore del "sì" si erano schierate tutte le forze dell'area progressista, cattolica e del volontariato. FI e CDU non avevano invece fornito indicazioni di voto ai propri elettori.

Al quesito relativo alla realizzazione del campo sosta che recitava: "Siete favorevoli alla realizzazione di un campo sosta per le popolazioni di etnia nomade e seminomade?" hanno risposto "no" 16.215 cittadini (pari all'81,29% dei votanti) ed hanno invece risposto "sì" solamente 3.730 cittadini (pari al 18,7% dei votanti).

Vale la pena sottolineare che il campo sosta in questione intendeva proporsi come sistemazione per un gruppo di trenta Sinti non più nomadi che da anni vivono accampati nella ex caserma di Cavalleria di Voghera. Trenta persone che probabilmente, in seguito a questo esplicito rifiuto, saranno lasciate in mezzo al fango, prive di servizi, malgrado il discreto livello di integrazione raggiunto con il resto della città sia per quanto riguarda l'inserimento lavorativo di buona parte degli adulti che l'inserimento scolastico dei più giovani.

Appena lievemente inferiore la percentuale dei "no" per il secondo quesito, quello relativo alla creazione di un centro di accoglienza per extracomunitari (72,55%).

(I dati riportati sono tratti dall'articolo di Romina Velchi pubblicato il 20/4/99 su "Liberazione" quotidiano del Partito della Rifondazione Comunista).


Alle porte della città
In compagnia di Rom, Sinti e Camminanti

Una guida rivolta agli insegnanti ed agli studenti nata da un'idea di Remo Pagliarini, appassionato di cultura nomade ed amico dei Rom, è stata realizzata per volontà dell'Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Emilia Romagna nei mesi scorsi e pubblicata dalla casa editrice Giannino Stoppani di Bologna. Si tratta di un breve excursus attraverso la storia, la letteratura, la musica e le curiosità della vita nomade che non pretende di porsi come un volume esaustivo sui diversi argomenti ma come un approccio a ciascuno di essi ed un invito ad approfondire la materia.

I brevi racconti ed articoli che si snodano lungo le pagine del volume, ben illustrato ed elegantemente impaginato, sono corredati da numerose indicazioni bibliografiche, discografiche e filmografiche. In fondo al volume figurano elenchi di associazioni ed organizzazioni, centri di documentazione, indirizzi Internet ed altre indicazioni utili a chiunque intenda avventurarsi alla scoperta del mondo romanó.

Si tratta senza dubbio di un'iniziativa interessante che ci auguriamo possa contribuire a far davvero conoscere nel modo giusto la storia e l'identità del popolo rom ai più giovani ed a coloro che hanno il compito di educarli ad una società fatta di mille culture.

P.S. La pubblicazione può essere richiesta all'Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Emilia Romagna - Bologna


Seconda Conferenza Internazionale sui Problemi Psicolinguistici e Sociolinguistici nell'Educazione Scolastica dei Bambini Rom in Europa (Varna, Bulgaria, 27-29 maggio 1999)

Si è svolta a Varna, amena località bulgara sulle sponde del Mar Nero, la Seconda Conferenza Internazionale organizzata dalla Balkan Foundation for Cross-Cultural Education and Understanding "Diversity", il cui presidente è il Dr. Hristo Kyuchukov, psicolinguista ed eminente rappresentante della minoranza rom in Bulgaria.

L'incontro, patrocinato dal Ministero Bulgaro della Scienza e dell'Educazione e dall' Institute for Higher Teaching Qualifications "Dr. Peter Beron" di Varna, ha visto la partecipazione di numerosi docenti, di studenti rom e di esperti di fama internazionale, tra cui Ian Hanckock (U.S.A.), Thomas Acton (Regno Unito) e Milena Hubschmannova (Repubblica Ceca).

 

In volo da Sofia a Varna
con Orhan Galjus assistiti dall'hostess
della compagnia aerea Hemus Air

 

Da sin. a destra: Sergio Franzese,
Ian Hancock (U.S.A.)
e Milena Hubschmannova (Rep. Ceca)

Per l'Italia, la relazione presentata da Sergio Franzese, ha sottolineato i problemi educativi dei bambini rom e sinti in relazione alla presenza eterogenea da un punto di vista socio linguistico della minoranza zingara sul territorio italiano.

La Conferenza si è svolta attraverso incontri plenari e sessioni dedicate ad aspetti specifici quali: problemi linguistici, problemi sociolinguistici, competenze di comunicazione, sussidi didattici, fattori di supporto nel campo educativo, problemi di natura pedagogica ed educazione linguistica. Durante la Conferenza sono prevalsi i contributi dei partecipanti locali che nel corso delle due giornate hanno avuto modo di confrontarsi tra di loro e con gli ospiti stranieri nel corso dei numerosi interventi e nei momenti di discussione.

La buona riuscita dell'incontro è stata resa possibile grazie ad una buona organizzazione, all'ottimo servizio di traduzione simultanea e soprattutto al clima di simpatia che ha accompagnato i lavori.


Kosovo: la guerra è finita. L'odio continua...

La guerra in Jugoslavia è ufficialmente finita ma il Kosovo è tutt'altro che pacificato. Solamente ora, dopo mesi di intensi bombardamenti tra le pieghe dei mass-media italiani, espressione "di regime" non meno di quelli jugoslavi si scopre che nella martoriata regione del Kosovo non vivevano solamente le comunità serba ed albanese, ma anche altre minoranze etniche tra cui quella Rom (all'incirca centomila persone prima dello scoppio delle ostilità).

Se ne parla ora per raccontare che essi sono vittime dei miliziani dell'UÇK in quanto accusati di presunto collaborazionismo con i serbi. Un'accusa che nasce soprattutto dal fatto che i Rom non hanno mai creduto nell'esistenza di stati monoetnici e non hanno quindi fornito l'appoggio ad istanze di indipendenza che essi non condividevano. Questa scelta di neutralità, sommata forse ad una difficile integrazione con la comunità albanese, diventa oggi pretesto per vendicare antichi rancori e per pianificare disegni di pulizia etnica da parte di chi l'ha subita fino all'altro ieri.

Purtroppo per molto tempo saremo destinati a ricevere notizie come quelle della scoperta di vere e proprie camere di tortura allestite dai ribelli kosovari destinate a prigionieri di etnia Rom, un'etnia che in questa regione dell'Europa vive in condizioni di estrema povertà e che ora si trova stretta in una morsa di odio da cui non sarà facile uscire poiché neppure la Serbia sembra volerli accogliere come profughi, e purtroppo ancora una volta il mondo farà finta di non accorgersene. (S.F.)


Giunta Rutelli: vietato opporsi

Ferdinando Bucci, un vigile urbano istruttore direttivo della polizia municipale in servizio presso il Nucleo Assistenza Emarginati e dirigente sindacale delle Rappresentanze Sindacali di Base, è stato rimosso dall'incarico e nei suoi confronti sono state avviate le procedure disciplinari.

La ragione di tutto questo va ricercata nel fatto che Bucci, che è anche responsabile nazionale dell'AIASP (Associazione Internazionale di Amicizia e di Solidarietà per i Popoli) il 9 luglio scorso osava rilasciare una dichiarazione ad un quotidiano romano in merito allo sgombero del campo nomadi Casilino 700, criticando le politiche dell'accoglienza e dell'integrazione perseguite dal Sindaco Rutelli e dalla sua Giunta.

Nello stigmatizzare il comportamento arrogante dell'amministrazione capitolina non possiamo che esprimere all'amico Ferdinando Bucci tutta la nostra solidarietà per aver avuto il coraggio di enunciare una verità scomoda, scomoda almeno quanto lo sono gli Zingari a certi politici che vorrebbero evitarne la presenza per non doversene occupare seriamente. (S.F.)


Raduno dei Rom Evangelici a Torino

E’ un accampamento ordinato e pulito quello nel quale sostano roulotte e camper provenienti da diverse province italiane e da molti altri paesi europei, in particolare dalla Francia e dalla Germania. Qualche famiglia è arrivata anche da più lontano, dalla Spagna e dalla Polonia.

Sono in tutto circa un migliaio i Rom che da giovedì a domenica (giorno in cui si celebreranno venti nuovi battesimi) si sono riuniti a Torino, nell’area della Pellerina, per perpetrare quella che ormai da almeno due decenni è divenuta una tradizione per una vasta parte della comunità zigana. Si tratta di un raduno evangelico che avviene per celebrare momenti di preghiera e per rinnovare un processo di conversione iniziato ormai da tempo.

Per i Rom, gente di tradizione nomade ma che ormai vive lunghi periodi di stanzialità, questi raduni, che si svolgono una o due volte all’anno in località diverse, sono anche un’occasione per rinsaldare vincoli di amicizia, per scambiarsi esperienze e per far incontrare tra di loro le giovani generazioni. Essi riaffermano quindi la tradizione di un popolo che ancora oggi vive secondo regole e costumi propri senza tuttavia rifiutare momenti di incontro con la società esterna.

Le prime conversioni all’evangelo tra le popolazioni nomadi risalgono alla fine degli anni cinquanta, quando un giovane di una famiglia "manouche" gravemente malato fu miracolosamente guarito dopo che alcuni predicatori pentecostali avevano invocato il Signore imponendo le mani su di lui.

Ben presto la notizia si diffuse tra la gente nomade e molti furono quelli che iniziarono ad accorrere alle riunioni di preghiera. Quel miracolo non rimase un fatto isolato ed un numero sempre maggiore di Rom, di Sinti (che in Francia vengono chiamati Manouche) e di Gitani si convertì alla fede pentecostale. Ad oggi il fenomeno ha assunto notevoli dimensioni in tutto il mondo ed anche in Italia la comunità pentecostale zigana conta ormai migliaia di membri.

A più di venti anni dalle prime conversioni tra i Rom in Italia la Missione Zigana, costituitasi ufficialmente in Francia nel 1968, ha ormai superato la sua fanciullezza e con essa i facili entusiasmi che l’hanno accompagnata all’inizio, per giungere ad una fase di piena maturità. Se non è sempre stato facile per tutti percorrere la strada di una conversione desiderata ed invocata è però innegabile la sincerità di averla cercata e di ricercarla con ostinazione e con fede.

Fin dall’inizio l’adesione alla fede evangelica per i Rom è stata testimoniata dalla volontà di cambiamento e di ricerca di un nuovo stile di vita. Essi hanno voluto dimostrare che, con l’aiuto di Dio, si può vivere onestamente senza rinnegare le proprie radici e la propria cultura. Anche se questo cambiamento si è rivelato talvolta difficile da realizzare la perseveranza di quanti continuano a guardare con speranza ad un futuro diverso, fondato sul messaggio di Cristo, costituisce il vero grande miracolo che il Signore ha iniziato ad operare in mezzo al popolo zigano.

Ed ora, dopo aver percorso molta strada ed aver predicato l’Evangelo tra la propria gente, i Rom italiani di fede pentecostale sperano di ottenere un riconoscimento ufficiale e di entrare a far parte della Federazione delle Chiese Evangeliche, analogamente a quanto già avviene in altri Paesi. E’ certo – crediamo di poter affermare - che una maggiore visibilità della Missione Zigana in seno all’evangelismo italiano sarebbe sicuramente un dono del Signore perché potrebbe aiutare le nostre comunità (diciamolo, a volte un po’ "ingessate"!) a ritrovare sentimenti come la gioia e la spontaneità e ad abbattere quel muro fatto di diffidenza e di pregiudizio che per troppo tempo ha confinato i Rom ai margini della società. (S.F.)

(Articolo pubblicato sul settimanale "L'Eco delle valli valdesi - Riforma", n. 34 del 3/9/1999


Fuori luogo – Cronaca da un campo rom
Autore: Marco Revelli
Edizioni Bollati Boringhieri, Torino, 1999 (Lit. 18.000)

Appunti personali (quasi una recensione)

Sono riuscito a leggerlo, finalmente, durante un breve viaggio in treno. Le prime cinquanta pagine all’andata e le restanti al ritorno di una corsa a Torino fatta per partecipare ad una riunione della Commissione Immigrazione di Rifondazione Comunista, riunione il cui ordine del giorno era il progetto varato dal Comune per la sistemazione di un’area nomadi in Via Germagnano (area a ridosso delle discariche, lontana dalla città e dai servizi, anch’essa un "fuori luogo" in cui dovrebbero essere destinati i Rom dell’Arrivore).

E per tornare, appunto, al libro di Marco Revelli che reca lo stesso titolo – Fuori luogo - posso affermare che mi è piaciuto e che ne condivido ogni parola e ogni pensiero.

Marco Revelli ed i "gagé" (quelli buoni, per intenderci) di cui si parla nel libro hanno scoperto questo pezzo di mondo dimenticato. La loro è stata una scoperta casuale, eppure anch’essi - quasi come me che conosco i Rom da molti anni - ne hanno colto gli aspetti essenziali, quegli aspetti che rendono possibile la comunicazione spontanea tra esseri umani. Per capirsi non hanno neppure avuto bisogno di comunicare con loro in romanés, come avrei fatto io, perché a volte non è importante parlare la stessa lingua ma usare lo stesso linguaggio. E si tratta di un linguaggio certamente sconosciuto ai numerosi politici, amministratori e funzionari citati nel libro (personaggi che mi ricordano i pettoruti sindaci di Topolinia e di Paperopoli, grassi e caricaturali, la cui funzione è esclusivamente quella di "tagliare nastri" per inaugurare pubblici sperperi, come lo Stadio delle Alpi, per esempio).

Le pagine del libro "Fuori luogo – Cronaca da un campo rom" non entrano troppo nel merito degli aspetti culturali della comunità di zingari rumeni, non costituiscono uno studio sociologico o antropologico, e ciò nondimeno restituiscono al lettore una fotografia puntuale di una vita quotidiana fatta di gesti, di situazioni, di "tradizioni" che spiega molto più di quanto spesso contengano libri eruditi sull’argomento.

Ma attraverso la storia triste di questa comunità che è piombata su Torino e su Venaria come una meteora per poi disperdersi pochi mesi dopo, Marco Revelli mette in luce i difetti di una sinistra assai sinistra, incapace ormai di interloquire con il diverso, che sfida la destra non su principi ideologici ma su chi "meglio" amministra l’impresa (lo Stato-impresa, il Territorio-impresa, la Sanità-impresa, ecc.), dove amministrare "meglio" significa escludere dal circuito tutti coloro che non producono, come gli Zingari, appunto.

Marco Revelli, attraverso i fatti che narra, enumera una serie di difetti che egli rimprovera alla città di Torino, ai suoi abitanti ed alla sinistra, ma ne dimentica uno che forse non gli era apparso ancora così evidente prima che uscisse il suo libro, quello di una "sinistra permalosa". Avrebbe dovuto immaginarlo che la lettura del suo "j’accuse" non sarebbe piaciuta a tutti quei burocrati che hanno risolto il problema dei Rom rumeni con un semplice "Deportation Order" o ai numerosi seguaci di Pilato che si annidano nelle file di amministrazioni pubbliche e di partiti politici e che questi avrebbero reagito come fanno i bambini quando vengono rimproverati per le loro marachelle, accampando ogni tipo di scuse pur di essere assolti.

Personalmente non mi stupisco nemmeno troppo di quanto è avvenuto, intendo dire che in tanti anni mi sono reso conto che "essere di sinistra" non preserva da certe forme di razzismo e di intolleranza, soprattutto se si tratta di Zingari e soprattutto se si tratta di una sinistra che ormai fa le cose di destra.

Il mio auspicio è che questo libro, modesto nelle dimensioni ma importante in ciò che contiene, possa avere la massima diffusione e magari indurre ad un esame di coscienza gli abitanti di una Torino (e dintorni) divenuta per certi versi una città oscena e chi ancora, timidamente e nonostante tutto, in questa città si definisce "compagno".

(Sergio Franzese)

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2000

Editoriale 2000

Lingua e Libertà
1° Incontro-dibattito sulla legge per le minoranze linguistiche (Torre Pellice 12 febbraio 2000)

La Lente Focale - Gli Zingari nell'Olocausto
Recensione di un libro-testimonianza

Il Prof. Tullio De Mauro nominato Ministro della Pubblica Istruzione (26/4/2000)

Civiltà d'altri: i popoli, l'anima, il canto
Ciclo di conferenze pubbliche in collegamento con la rassegna "le vie dei gitani" nell'ambito dell'edizione2000 di Ravenna Festival

Inaugurazione di una mostra sul popolo Rom presso l'Istituto Polacco a Roma
(resoconto a cura di Giovanna Grenga Kuck)
(16/6/2000)

Un giorno triste - Ekh bibaxtalo dives (3/9/2000)

Recensioni e note informative su:


Editoriale 2000

E' iniziato il 2000. Nel corso del secolo che sta per concludersi sono state fatte importanti scoperte e si sono realizzati molti progressi. Nel campo delle comunicazioni la rivoluzione più importante è senz'altro rappresentata da Internet, un mezzo grazie al quale è possibile veicolare informazione e cultura.

Non sempre però al progresso tecnologico è corrisposta una crescita di responsabilità da parte del genere umano e per questo il XX secolo ha portato con sé anche guerre, distruzioni e genocidi (tra cui l'olocausto degli Ebrei e degli Zingari, avvenuto nel cuore dell'Europa).

Anche i mezzi di comunicazione vengono spesso utilizzati per la diffondere idee nocive o messaggi di intolleranza (è recente la scoperta di un sito Internet di carattere antisemita contenente un elenco di nomi di famiglie ebree, un elenco che nella mente criminale di luride menti neonaziste assume un lugubre significato).

La società che si sta costruendo oggi sotto i nostri occhi spesso desta in noi forti preoccupazioni. Ci tocca lottare affinché il mondo di domani sia migliore di quello di ieri ed affinché le tendenze a nuove forme di barbarie muoiano sul nascere. Ci tocca lottare per impedire che la società del futuro sia una società pensata e fatta per i ricchi, fondata sull'esclusione e sull'emarginazione, a regime unico (quello del neoliberismo e delle multinazionali, quello delle destre e delle finte sinistre, tanto per intenderci).

Per i Rom ed i Sinti la sfida è ancora più impegnativa poiché essi debbono garantirsi uno spazio nella società futura e questo spazio deve passare attraverso la riappropriazione di una identità che spesso appare in crisi.

L'anno passato si è chiuso con due tristi notizie per la cultura rom. Si tratta della scomparsa avvenuta a Parigi il 27 novembre scorso di Matéo Maximoff, romanziere kalderash e pastore della Missione Evangelica Zigana, e della cessazione della pubblicazione "Lacio Drom", la prima rivista di cultura zingara fondata in Italia trentacinque anni fa.

Ma, al di là della tristezza e della commozione suscitata da queste notizie, occorre prendere atto che le persone che scompaiono, così come le attività che cessano di esistere, non muoiono in modo definitivo. I loro ricordi e l'esperienza che ci trasmettono sono la linfa dell'azione che noi portiamo avanti.

Questo sito, nato nell'aprile di tre anni fa, ha finora cercato di fornire informazioni e notizie su di una realtà ancora misconosciuta e, soprattutto, ha inteso favorire un dialogo tra Rom, Sinti e Gagé.
Mi auguro che esso possa, con i modesti mezzi a disposizione, continuare in questa direzione e che possa avvalersi anche della collaborazione di altri.

"O Vurdón" è stato designato "sito del mese" (Gennaio 2000) dal Crosspoint Anti Racism e questo rappresenta un ottimo inizio ed un buon auspicio per il duemila.

Concludo questa mia breve riflessione di inizio anno rivolgendo quindi un pensiero commosso ad un amico che se ne è andato, Matéo Maximoff, ed un caloroso ringraziamento a Mirella Karpati che in tutti questi anni ha curato con passione e competenza una pubblicazione di cui sentiremo la mancanza.
A tutti i Rom ed i Sinti: te del tumenge o Del but baxt, zor thaj sastimos ando kava nevo bersh!

Sergio Franzese, 8 gennaio 2000


Lingua e Libertà
1° Incontro-dibattito sulla legge per le minoranze linguistiche
(Torre Pellice 12 febbraio 2000)

Si è svolto a Torre Pellice (TO) il giorno 12 febbraio u.s. il 1° Incontro-dibattito sulla legge per le minoranze linguistiche promosso dal gruppo Verdi della Camera dei Deputati, dal gruppo Verdi Consiglio Regionale del Piemonte e della Provincia di Torino, dalla Federazione Regionale dei Verdi e dai Verdi di Pinerolo e Valli.

L'incontro è stato presieduto dall'On. Luciano Caveri, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'applicazione della legge sulle minoranze linguistiche, dal Prof. Tavo Burat, Segretario dell'Associazione Internazionale per la Difesa delle Lingue e delle Culture Minacciate (A.I.D.L.C.M.), dal Dr. Walter Giuliano, Assessore alla Cultura della Provincia di Torino e dal Prof. Marco Armand Hugon, Direttore Didattico a Luserna San Giovanni (nonché Sindaco di Torre Pellice).

Presenti, inoltre, Osvaldo Coïsson e Gustavo Malan, estensori della Dichiarazione di Chivasso e l'On. Giorgio Gardiol, deputato dei Verdi.

La legge oggetto dell'incontro-dibattito è la n. 482 del 15 dicembre 1999 "Norme in materia della tutela di minoranze linguistiche storiche".

Come molti probabilmente sanno - e come avevamo già scritto sulle pagine di questa rubrica nell'ottobre di due anni fa (vedasi "La Pentola di rame - archivio") - i Rom ed i Sinti, pur presenti in Italia da oltre cinque secoli, sono stati esclusi dalle "minoranze linguistiche storiche", diventando le vittime sacrificali di una legge che è divenuta tale dopo cinquant'anni di battaglie (la Dichiarazione di Chivasso, che nelle intenzioni andava sicuramente al di là delle rivendicazioni in favore delle popolazioni alpine, porta la data del 19 dicembre 1943).

E' proprio l'esclusione di Rom e Sinti, fortemente voluta dalla Lega Nord e da Alleanza Nazionale, ad aver infatti dato il via libera alla legge. Il deputato leghista Rolando Fontan nel corso del dibattito precisava che il proprio gruppo era "fortissimamente contrario ad ogni tipo di tutela nei confronti degli zingari", rimarcandone così le già note posizioni xenofobe e razziste.

L'incontro avvenuto a Torre Pellice ha dunque fornito l'occasione allo scrivente di riproporre la questione e di discuterne personalmente con l'On. Luciano Caveri, al fine di capire se la tutela della minoranza linguistica dei Rom e dei Sinti doveva essere considerata un diritto irrimediabilmente negato o se questo sarebbe stato in futuro garantito da una legge diversa (la conclusione del dibattito parlamentare, dovendo "salvar capra e cavoli", prevedeva infatti l' "adozione di particolari norme di tutela per le popolazioni Rom e Sinti che, per loro stessa natura, non presentano i caratteri di residenzialità che hanno le restanti minoranze").

In precedenza anche Tavo Burat, nel corso del suo appassionato intervento, non ha mancato di sottolineare come la legge 482 sia in realtà un legge imperfetta e come l'avvenuta defenestrazione della "romani cib" (a causa di quello che in molti continuano a ritenere un "vergognoso" compromesso politico) costituisca sicuramente un'ingiustizia a cui occorre rimediare.

In risposta al mio intervento l'On.Caveri ha pubblicamente fornito ampie assicurazioni circa la determinazione da parte di questa maggioranza a colmare il vuoto legislativo per "tutelare le specificità linguistiche delle comunità non stanziali" attraverso una legge "ad hoc". La questione è stata inoltre oggetto di un successivo colloquio tra lo scrivente e l'On. Caveri al termine dell'incontro.

Se da un lato non vi è motivo di dubitare della sincerità dell'On.Caveri data la sua nota sensibilità verso i problemi delle minoranze (che gli deriva, tra l'altro, dall'essere egli stesso rappresentante come deputato dell'Union Valdôtaine delle minoranze di lingua francese e franco-provenzale della Valle d'Aosta) è certo però che non ci si debba fare troppe illusioni: lo scarso interesse per le popolazioni di etnia Rom e Sinta da parte delle autorità ed il fatto che queste siano da sempre considerate un problema di ordine pubblico rende lecito dubitare della reale volontà sul piano politico di tutelarne e difenderne i valori culturali attraverso un'apposita legge.

Malgrado le motivate perplessità ritengo che sia giusto concedere ai rappresentati dei cittadini che siedono in parlamento una "chance" con cui poter dimostrare di non preoccuparsi solamente di quello che da più parti viene definito "il teatrino della politica" e dunque, pur senza troppe illusioni, concludo accogliendo una proposta che mi è stata fatta personalmente dall'On. Caveri.

La proposta (informale, ma non per questo meno significativa) consiste nell'invito a predisporre un testo per una legge di tutela della minoranza Rom e Sinta. La stesura del testo (che potrebbe un domani costituire una base su cui fondare la discussione parlamentare) dovrebbe essere curata da una commissione formata da rappresentanti di Rom e Sinti oltreché da rappresentanti di associazioni ed esperti chiamati eventualmente a farne parte.

E' una "sfida" che raccolgo volentieri e che ritrasmetto in primo luogo ai Rom ed ai Sinti. Ritengo che oltre ad impegnare attivamente la base questo sforzo potrà costituire un'occasione per superare quella "debolezza" che spesso determina la sconfitta sociale, politica e culturale dei Rom e dei Sinti.

Attraverso questo sito mi rendo disponibile a raccogliere i suggerimenti ed a coordinare le fasi successive di quello che mi auguro potrà costituire un momento di impegno e di riappropriazione di un'identità negata.

Per comunicazioni: vurdon@tiscalinet.it

Sergio Franzese, 14 febbraio 2000


La Lente Focale - Gli Zingari nell'Olocausto
Recensione di un libro-testimonianza

autore Otto Rosenberg
a cura di Ulrich Enzensberger
Edizioni: Marsilio (collana "Gli Specchi"), Venezia, 2000
Lit. 24.000 - Euro 12,39

Nel 1936, in occasione dei giochi olimpici di Berlino, Hitler dichiara che la "città va ripulita". La politica razziale dei nazisti porta alla costruzione di un campo di concentramento a Marzahn, dove vengono internati migliaia di zingari.

Nello stesso anno il professor Robert Ritter e la sua assistente Eva Justin cominciano gli esperimenti sugli zingari per verificarne la presunta nocività. Sotto la loro "lente" brutale passerà l'intero campo di Marzahn, compresi i Rosenberg.

Otto, unico superstite della famiglia, verrà trasferito prima nello Zigeuner-Lager di Auschwitz-Birkenau, dove incontra Josef Mengele, "l'angelo della morte", poi a Buchenwald, infine sarà liberato a Bergen-Belsen.

La sua tragedia e quella di tutti gli zingari sopravvissuti non si conclude con la fine della guerra. La Repubblica federale tedesca continua a mantenere nei confronti di sinti e rom un atteggiamento molto ambiguo: non sono finite le discriminazioni, né c'è la sicurezza di avere i risarcimenti previsti per le altre vittime dell'Olocausto.

Nel 1936, i nazisti definirono gli zingari "Asozial", "asociali", e ancora oggi, per molti, essi non fanno parte della "società civile" e sono quindi destinati all'emarginazione.

Questo libro riporta la testimonianza, rarissima, di uno sterminio dimenticato, il racconto schietto di un sinto sopravvissuto, che si è sempre sentito tedesco e afferma con orgoglio: "da sempre, per quanto sia capace di ricordare e in base a quanto mi è stato raccontato, noi siamo sinti tedeschi..."

Otto Rosenberg ha mantenuto il silenzio per anni. Poi ha voluto che qualcuno trascrivesse la sua storia.

(sintesi tratta dal risvolto di copertina)

Non mi dilungherò nel descrivere ulteriormente il contenuto di questo libro-testimonianza le cui pagine sono scritte con un linguaggio semplice e scorrevole. Quello che all'inizio sembra un normale diario, una descrizione puntuale di vicende quotidiane, assume un po' per volta i toni cupi della tragedia. Una tragedia che ha visto accomunati da un triste destino sei milioni di ebrei ed oltre mezzo milione di Zingari.

Otto Rosenberg, nato nel 1927 nella Prussia Orientale, è miracolosamente sopravvissuto a quella orribile "macchina per lo sterminio" ed oggi vive a Berlino. E' membro del consiglio direttivo della «Comunità Sinti e Rom» della Germania ed è presidente dell'«Associazione Sinti e Rom tedeschi del Berlino-Brandeburgo».

Si tratta di un libro prezioso, di quelli che aiutano a non dimenticare il passato ed a non abbassare la guardia di fronte al pericolo di risorgenti sentimenti di intolleranza e di nazionalismo xenofobo e che per questo non dovrebbe mancare nelle biblioteche e, soprattutto, nelle scuole, per colmare la negligente assenza di informazioni dei libri di testo.

Sergio Franzese, 17 febbraio 2000


Il Prof. Tullio De Mauro nominato Ministro della Pubblica Istruzione

Il Prof. Tullio De Mauro, eminente linguista e docente presso il Dipartimento di Scienze del Linguaggio dell'Università degli Studi "La Sapienza" di Roma, è stato oggi nominato Ministro della Pubblica Istruzione dal Presidente Incaricato On. Giuliano Amato.

Pur nel riserbo che ci sentiamo di dover esprimere nei confronti questo nuovo esecutivo, espressione di un centrosinistra del quale spesso non abbiamo condiviso le scelte politiche, siamo certi che la Scuola Italiana potrà ricevere un importante e significativo contributo da una persona competente, sensibile nei confronti delle "altre" culture e che ha saputo dimostrare una sincera amicizia per i Rom da lunghi anni condivisa assieme ai colleghi del Centro Studi Zingari.

Al Prof. De Mauro vanno quindi i nostri sinceri auguri di buon lavoro per l'incarico appena affidatogli.

S.F., 25/4/2000


Civiltà d'altri: i popoli, l'anima, il canto
Ciclo di conferenze pubbliche in collegamento con la rassegna "le vie dei gitani" nell'ambito dell'edizione2000 di Ravenna Festival

Ravenna crocevia di popoli, luogo di intersezione di molteplici vie di canti. Questo lo spirito che anima il programma di Ravenna Festival, da sempre attento alla scoperta ed alla conoscenza delle tradizioni musicali di altri popoli. Quest’anno uno dei motivi conduttori è proprio quello del variegato ed ubiquo popolo ROM: la cultura, l’espressione attraverso la musica, la parola e la danza di gitani e zingari. Ma è anche il camminare, accompagnati dalla musica, dalle danze, che costituisce un altro significato del multiforme tema del Festival, dedicato ai "popoli del viaggio", a tutti coloro che si sono messi in cammino lasciando alle loro spalle la loro terra d’origine, o anche a quanti non hanno mai avuto una propria "terra", una casa comune, e sono stati costretti dalla crudeltà degli uomini e della storia a pellegrinare per secoli, senza una meta, semplicemente fuggendo da qualcosa, in un perenne esilio, in una diaspora spesso non riconosciuta come tale. E l’evocazione di un tempo in cui il canto e la narrazione orale costituivano l’unica forma di memoria collettiva, ed alla voce si affidava l’espressione dei sentimenti, dei dolori e delle gioie. Una voce che sgorgava direttamente da dentro, dall’anima e dal cuore, con tutta la sua pregnanza corporea. Qualcosa di caldo, di diretto, che colpisce e rapisce colui che sa ascoltare, e che in questa voce si riconosce, aprendosi ad essa.

Dunque Ravenna, luogo di incontro e di conoscenza è il motivo ispiratore del progetto "Civiltà d’altri: i popoli, l’anima e il canto. Frammenti di un mosaico", prima e significativa esperienza di collaborazione fra Associazioni culturali ravennati, Fondazione Ravenna Manifestazioni e Assessorato alla Cultura del Comune. Questo progetto, pur nella consapevolezza dei suoi limiti ("frammenti di un mosaico") è un invito a compiere un viaggio nel mondo poco conosciuto della cultura e della creatività zingara. Viaggio che troverà il suo momento culminante nell’incontro diretto con i gruppi che arriveranno nella nostra città da diverse parti del mondo, invitati da Ravenna Festival.

"Civiltà d’altri" è un piccolo passo avanti. Per conoscere, comprendere...

GIOVEDÌ 4 MAGGIO 2000
Casa Melandri, Sala D’Attorre - ore 17.30
LE "GENTI DEL VIAGGIO", STORIA DI UN POPOLO VICINO E LONTANO
Sergio Franzese,
Esperto di lingua e cultura rómani — Centro Studi Zingari di Roma

MARTEDÌ 9 MAGGIO 2000
Casa Melandri, Sala D’Attorre - ore 17,30
RAJASTHAN, TERRA DI "ASCETI", "RAJA" E CANTASTORIE: RIFLESSIONI SU MITI E REALTÀ
Marzia Casolari,
Storico dell’india — Università di Bologna
Franco Masotti, Musicologo e Direttore artistico di Ravenna Festival

LUNEDÌ 15 MAGGIO 2000
Casa Melandri, Sala D’Attorre - ore 17,30
VOCI E SUONI DELLA CULTURA ZINGARA ATTRAVERSO L’EUROPA
Nico Staiti,
Etnomusicologo — D.A.M.S. dell’Università di Bologna
Franco Costantini, Lettura di poesie zingare

MARTEDÌ 16 MAGGIO 2000
Ridotto del Teatro Alighieri, ore 17
LE RADICI PROFONDE DEL CANTO E DELLA DANZA: IL FLAMENCO
Diana Gonzalez,
Insegnante di flamenco — Ass. Culturale Cesena Danze
con la partecipazione degli allievi dei corsi di flamenco


Inaugurazione di una mostra sul popolo Rom presso l'Istituto Polacco a Roma
(resoconto della Conferenza inaugurale a cura di Giovanna Grenga Kuck)

Il 2 giugno é stata inaugurata, presso l'istituto Polacco di Roma (istitutopolacco@flashnet.it) una mostra dedicata agli Zingari in occasione del Giubileo degli Zingari.

Promotori dell´iniziativa sono stati l'Istituto ospitante assieme al Museo Etnografico di Tarnów e il Centro Culturale Polacco di Spoleto.
Il Direttore del Museo di Tarnów, Adam Bartosz ha curato l'iniziativa con l'accompagnamento musicale dei Lavutara (Adam Andrasz al contrabasso, Stanislaw Andrasz alla fisarmonica e Leszek Oraczko al violino).

Dal 1979 nel Museo Etnografico di Tarnów è stato creato il reparto dedicato agli Zingari e nel 1990 la mostra permanente sulla cultura e storia dei Rom in Polonia. E' la prima e senza dubbio la più grande esposizione permanente di questo genere. La mostra occupa diverse sale del Museo nonché il cortile dove sono state collocate le tende ed i carri tradizionali.
Durante l'estate vi si svolgono i festival di musica e dal museo parte, perfettamente riconosciuto, il tradizionale tabor, campo nomadi sui vecchi carri. All'organizzazione collabora attivamente l'Associazione culturale dei Rom, fondata a Tarnów nel 1963.

La mostra itinerante presentata a Roma è soltanto un piccolo sunto della completa esposizione permanente ed è stata già esposta in diversi luoghi (Lanciano, Londra, Edinburgo, Sofia).

Brevemente accenniamo al primo documento che testimonia la presenza di Zingari in Polonia per dire che esso proviene da Cracovia e che risale all'anno 1411. Oggi in Polonia, oltre alle famiglie piú piccole, vivono quattro grandi gruppi dei Rom: il primo, insediato nel Sud del Paese, è costituito dagli Zingari dei Carpazi mentre gli altri, nomadi, sono i Polska Roma, i Kalderari ed i Lovari.

La serata inaugurale della esposizione ha visto una folta presenza di interessati. Il primo canto eseguito è stato Jelem,Jelem che, su invito di Adam Bartosz è stato ascoltato in piedi.

La Polonia - ha affermato l'oratore - è un paese in cui solo il 4% della popolazione rappresenta una minoranze etnica. I Rom in Polonia sono tra i 30 ed i 50 mila, cioè un millesimo della popolazione in Europa. Durante la Seconda Guerra Mondiale ci fu il genocidio, seguì un periodo di forte migrazione. In Polonia i Rom sono visti secondo due stereotipi: quello romantico che è positivo e quello negativo che li vede come malviventi. Lo stereotipo negativo si è rafforzato negli ultimi anni a causa dell'arrivo di Rom provenienti dalla Romania che chiedono l'elemosina nelle strade distruggendo così l'immagine tradizionale dei Rom in Polonia.

La storia dei Rom - ha poi proseguito - è storia di persecuzioni e di assimilazione forzata. La cultura originale è stata conservata nel codice giuridico tradizionale. I Rom del Sud, ai confini con la Slovacchia sono molto poveri e non solo rispetto ai polacchi ma anche rispetto ai Rom di Polonia. Dopo il comunismo, grazie alla possibilità di avere passaporti, molti Rom sono emigrati in Occidente ma ora stanno tornando. La caduta del Comunismo ha avuto conseguenze per i Rom, hanno perso le sovvenzioni statali per lo sviluppo della loro cultura senza poter godere di diritti politici. Dopo l'89 ogni aiuto da parte dell'autorità locale è venuto meno. Questo cambiamento ha causato diseducazione, mancata assistenza, bambini con minore scolarizzazione, nuovo analfabetismo. C'è stata anche grande mobilità a apertura di iniziative. I Rom hanno imparato ad usare i fondi polacchi e della Comunità Europea e devono amministrare sé stessi. Per esempio l'Associazione culturale dei Rom, che ha piú di 30 anni, mentre prima era finanziata dallo Stato, ora riesce ad autofinanziarsi con l'attività musicale del gruppo Lavutara.

Negli ultimi anni si sono creati conflitti etnici nelle comunità; nascono molte associazioni che tentano di rappresentare la comunità verso le autorità polacche o internazionali. Per iniziativa del Museo di Tarnów, ogni anno, per 4 giorni, gruppi di Rom polacchi o provenienti dall'estero, usando carri del museo, svolgono un pellegrinaggio per visitare i luoghi dell'eccidio durante la Seconda Guerra Mondiale. Durante queste giornate anche i Rom ormai stanziali vivono l'itineranza come momento della memoria. I nazisti sterminarono la metà della popolazione Zingara europea.
I Rom - ha affermato Adam Bartosz in conclusione del suo intervento - a lungo non sono stati consapevoli della portata di quanto accaduto e solamente negli ultimi tempi gli studiosi hanno introdotto il concetto di "Olocausto dei Rom".


UN GIORNO TRISTE - EKH BIBAXTALO DIVES

Oggi, 3 settembre 2000, mi sia consentito esprimere il mio personale disagio per la beatificazione di un papa antisemita quale fu Pio IX. Lo dico da cittadino, appartenente ad una minoranza religiosa, che crede nel principio della libertà di fede e che si batte contro ogni forma di discriminazione.

Attraverso questo sito desidero quindi esprime solidarietà a tutti coloro che si sentono offesi dalla scelta compiuta dalla chiesa cattolica apostolica romana.

La beatificazione di un esponente del pensiero oscurantista e dell'intolleranza è un fatto che non riguarda solamente le persone di fede cattolica (anche se tale avvenimento dovrà scuotere principalmente le loro coscienze).

Rom e Sinti sono fratelli del popolo ebraico nella Diaspora e nella Shoah e da essi, ancor più che da altri, oggi sarà ricordato come un giorno triste .

S.F.


Recensioni e note informative su:

  Gli Zingari in Italia: cultura e musica, di Nico Staiti,
in
AFRICA e MEDITERRANEO (*) – n. 31-32 - Giugno 2000

La prestigiosa rivista Africa e Mediterraneo, pubblicata dalle Edizioni Lai-Momo di Bologna, dedica in questo numero un ampio spazio alla tradizione musicale dei Rom attraverso un articolo di Nico Staiti, docente di Storia degli Strumenti presso l’Università di Bologna.

All’interno di un Dossier intitolato "Migranti, musiche, feste" l’autore fornisce un’accurata descrizione della tradizione musicale dei Rom partendo da una panoramica sulla presenza zingara in Italia ed enunciandone le principali caratteristiche socio-antropologiche.

La tradizione musicale dei Rom costituisce indubbiamente un campo d’indagine molto vasto. Nico Staiti prende qui in considerazione la realtà delle popolazioni Rom di provenienza balcanica in rapporto ad alcune zone di insediamento nel nostro paese. In particolare egli si sofferma sulla realtà di Palermo dove la celebrazione delle feste tradizionali rom si interseca con le ricorrenze religiose locali.

L’articolo è corredato da una esauriente bibliografia e da numerose note di approfondimento.

(*) Via Gamberi, 4 - 40037 Sasso Marconi (Bologna) -Tel./Fax 051840166 - E:mail: fad4462@iperbole.bologna.it


Pubblicazioni del Centro d'informazione e stampa universitaria (CISU)

Il Centro d’Informazione e Stampa Universitaria (CISU), diretto da Enzo Colamartini, ha iniziato da alcuni anni la pubblicazione di volumi dedicati alla cultura zingara. A questa è dedicata la collana "Romanes", diretta da Leonardo Piasere (1), che attualmente include quattro titoli già pubblicati (2) ed altrettanti in preparazione (3), oltre ad un volume edito in data anteriore alla creazione della collana (4).

           

Due di essi, Italia romaní – Vol. I e Vol. II costituiscono l’esordio di una raccolta di studi prodotti da autori diversi, il cui scopo è parlare al lettore di Zingari al di fuori di schemi precostituiti o di fuorvianti tentativi di classificazione. In questo modo i numerosi contributi contenuti nei due volumi mirano, attraverso un’informazione puntuale ed approfondita, a ridurre la distanza tra gagé e società romaní. Pertanto essi costituiscono anche l’affermazione che il rifiuto della diversità culturale di cui gli Zingari sono espressione può essere rimossa attraverso il dialogo e l’incontro.

Il contenuto di due degli altri titoli in catalogo (quelli da me disponibili per recensione) è brevemente descritto nei rimandi numerati che seguono.

Tutte le pubblicazioni del CISU possono essere ordinate in libreria o direttamente alla casa editrice (CISU - Via dei Tizii, 7 - 00185 Roma o Viale Ippocrate, 97 - 00161 Roma - Tel. 06491474 - fax 064450613 - E-mail: cisuedit@tin.it)

(1):

Leonardo Piasere (lpiasere@unifi.it) ha svolto prolungate ricerche sul campo fra i Rom Xoraxané ed i Rom Sloveni e studi di etnografia storica sugli Zingari italiani. E’ autore-curatore di numerose pubblicazioni, tra cui Mare Roma (Parigi 1985), Europa zingara (in La Ricerca Folklorica n. 22, 1991), Popoli delle discariche. Saggi di antropologia zingara (CISU, Roma, 1991), Comunità girovaghe, comunità zingare (Napoli, 1995).
Ha insegnato antropologia culturale presso le Università di Verona, Trieste, Pisa, Bari.
Attualmente è in organico presso l’Università di Firenze.

(2):

- Piasere L. (a cura di), Italia romaní – Vol. I (1996);

- Piasere L. (a cura di), Italia romaní – Vol. II (1999);

- Williams P., Noi, non ne parliamo. I vivi e i morti tra i Manush, 1997;

  - Gomes. A.M., "Vegna che ta fago scriver". Etnografia della scolarizzazione in una comunità di Sinti, 1998.

L’autrice di questo volume è Ana Maria Gomes. In Brasile essa ha lavorato come insegnante e ricercatrice in scuole sperimentali, nelle favelas e nelle periferie urbane. In Italia, dove ha conseguito il dottorato di ricerca in Pedagogia presso l’Università di Bologna, ha lavorato sulla scolarizzazione delle minoranze zingare, sull’accoglienza dei bambini stranieri e delle loro famiglie e sulla formazione rivolta agli educatori.

In questo testo descrive il processo di scolarizzazione in una comunità di Sinti dell’Emilia cercando di individuare i punti condivisi, i possibili terreni comuni a partire dai quali si possa arrivare ad una proposta di scolarizzazione che tenga conto di tutte le persone coinvolte: bambini, adulti, Sinti e gagé. Presentando i differenti aspetti del quotidiano scolastico dei bambini A.M. Gomes cerca di dare visibilità ad eventi e significati che disegnano un modo peculiare di vivere l’esperienza della scolarizzazione.

(3):

- Pontrandolfo S. e Piasere L. (a cura di), Italia romaní - Vol. III;

- Caccini S., La lingua dei Shinte rozengre e altri scritti, M.Barontini e L. Piasere (a cura di);

- Piasere L., Buoni da ridere, gli Zingari. Saggi di antropologia letteraria;

(4):

Piasere L., Popoli delle discariche. Saggi di antropologia zingara, 1991.

Si tratta di una raccolta di saggi in cui l’autore illustra le caratteristiche dell’ingegneria culturale delle popolazioni zingare, che sono aperte ad acquisire e a reinterpretare certi tratti culturali che provengono da popolazioni non zingare circostanti, ma pronte a rifiutarne altri che siano percepiti come pericolosi per la coesione interna.

 

Gli occhi del barbagianni e Fiabe zingare
di Alberto Melis
Edizioni Condaghes, Cagliari (*)

  Si tratta di due libri piccoli ma preziosi che Alberto Melis, scrittore cagliaritano, dedica ai lettori più giovani con lo scopo di introdurli alla conoscenza del mondo zingaro. Egli lo fa con una competenza che ne dimostra la sensibilità umana e l’abilità narrativa.

Il primo di essi, Gli occhi del barbagianni, è del 1996 e narra la vicenda fantastica di Arif, zingaro dodicenne, circondato di strani personaggi e da un vecchio barbagianni. In esso si mescolano elementi di realtà e di magia lungo un percorso di lettura che fissa sapientemente elementi della storia e della tradizione "romaní".

 
Il secondo libro, Fiabe zingare, è invece fresco di stampa ed è destinato anche ad un pubblico adulto. Esso consiste in una raccolta di racconti della tradizione danubiano-balcanica, preceduta da una esauriente introduzione sulle vicende storiche del popolo zingaro.

Entrambi i testi, che fanno parte della collana "Il trenino verde", sono corredati da illustrazioni in bianco e nero, i cui autori sono rispettivamente Pier Luigi Murgia e Pia Valentinis.

La diffusione di questi due libri tra i bambini ed i ragazzi è senz’altro auspicabile, così come la loro acquisizione da parte delle biblioteche, delle scuole e delle associazioni impegnate nel campo dell’educazione alla multiculturalità.

 

(*) Condaghes s.n.c. – Via S.Eulalia, 52 – 09124 Cagliari – Tel. e fax: 070659542 – E-mail: condaghes@tiscalinet.it – Internet: http://www.condaghes.com


Il Giubileo nero degli zingari,
documentazione fotografica di Tano D'Amico,
Editori Riuniti, Roma, giugno 2000
Lit. 15.000 / Euro 7,75

Le immagini di questo libro raccontano una storia avvincente e amara. Quella degli zingari di Roma, che dall'estate del 1999 alla primavera successiva si sono trovati a subire perquisizioni, sgomberi, rimpatri forzati tali da mettere in crisi un processo di integrazione già fragile.

 
Un occhio malevolo potrebbe leggere, dietro a questi eventi, la voglia di "ripulire" la città all'approssimarsi del Giubileo.  

L'obiettivo di Tano D'Amico chiede partecipazione; racconta la vita dei rom, i loro momenti di serenità e quelli di dolore, la loro lotta per sopravvivere in una situazione sempre più difficile. E coglie nei loro sguardi uno smarrimento, un'angoscia e una vitalità che richiamano altre sofferenze.

(presentazione tratta dal risvolto di copertina)


La Chiesa cattolica e gli Zingari
Storia di un difficile rapporto
Centre des Recherches Tsiganes / Centro Studi Zingari /Anicia - Collana Interface

Autori: H.Asséo, M.Cassese, A.Gómez Alfaro, M.Karpati, B.Nicolini, G.M. Viscardi
Prefazione del Cardinale Roger Etchegaray e dell'Arcivescovo Stephen Fumio Hamao
Presentazione di Gabriele De Rosa

Un percorso di sei secoli e più di storia, quello che hanno svolto i ricercatori in Francia, Italia e Spagna per indagare sull’atteggiamento assunto dalla Chiesa cattolica verso gli Zingari. Un atteggiamento di rigetto e di condanna di quella che veniva generalmente definita gente vagabonda e infida, genus vagum et fallax.

Data la stretta commistione esistente nel passato fra potere politico e potere religioso, la posizione della Chiesa coincise spesso con le politiche repressive dei poteri pubblici, anzi talvolta eminenti uomini di Chiesa ne furono i promotori, come in Spagna, quando non esercitarono direttamente il potere di espulsione e di reclusione, come nello Stato della Chiesa.

Gli Zingari non furono mai considerati un gruppo etnico, bensì un insieme di individui dediti ad una itineranza anomica, sospettati di immoralità e di diffusione di superstizioni nonché di pratiche magiche e pertanto da controllare e da punire. Significativi in tal senso i sinodi che, in nome della retta fede e della morale cristiana, esortavano i fedeli ad astenersi da ogni contatto con tale "genia, da cui non può venire altro che male". Difficile invece trovarne traccia negli atti dell’Inquisizione, forse perché ritenuti insignificanti o perché, come nel Mezzogiorno d’Italia, le loro pratiche erano già profondamente radicate nell’animo popolare.

Dal punto di vista della pastorale gli Zingari appaiono praticamente ignorati, a meno che non si integrino nel tessuto cittadino. Ed ancor più gravemente ignorati appaiono nell’ora buia del genocidio nazista: cautele, prudenza ed un silenzio troppo a lungo mantenuto.

Tuttavia nel passato emergono singoli religiosi che si prendono cura di loro, che ne assumo no le difese. Sono semi da cui nascerà il grande cambiamento, l’autentica svolta segnata dal Concilio Vaticano II, che prevede per loro una pastorale specifica rispettosa del loro stile di vita, e dal magistero di Paolo VI e di Giovanni Paolo II, che riconoscono esplicitamente la loro identità etnica e la dignità della loro lingua e della loro cultura.

La Chiesa cattolica oggi confessa gli errori e le colpe dei suoi figli e ne chiede perdono. Ma, quando lo faranno le comunità cristiane, riconciliandosi con gli Zingari? "Un cristianesimo - scrive Gabriele De Rosa - che vive conservando o assimilando stereotipi e pregiudizi, cristianesimo senza carità, vale a dire un assurdo, un controsenso. Eppure è stato possibile, si è verificato più di una volta nella storia della Chiesa in Europa, non solo in alto ma anche nel mondo dei fedeli nella pratica quotidiana, come insieme di pregiudizi vissuti e assimilati, anche quando le bande del Piccolo Egitto non vagavano più".

(presentazione tratta dal risvolto di copertina)

Nel corso dell'anno 2001 la sezione "La Pentola di Rame"non è stata aggiornata.

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