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O VURDÓN Versione Italiana |
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Carrozzoni tradizionali degli Zingari del Regno Unito ( per gentile concessione dell' Universitŕ di Liverpool )
VURDÓN in lingua romaní significa
"carrozzone".
Esso č in qualche modo il simbolo degli Zingari, anche di coloro
che hanno ormai da tempo abbandonato la vita nomade.
A questo popolo sono dedicate le pagine di questo
sito, che contengono:
Mi chiamo Sergio Franzese, sono nato a Torino
nell'anno 1958.
Il mio primo incontro con gli Zingari risale a molti anni fa
quando, spinto dalla curiositŕ mi avvicinai a loro per
conoscerne da vicino le abitudini di vita.
Da allora, attraverso una frequenza costante, ho conosciuto i
mille aspetti di una cultura che č sopravvissuta alle avversitŕ
della storia, rendendomi conto di quanto siano profondamente
ingiuste le ragioni dell'odio e del disprezzo che la societŕ dei
gagé (i non-zingari) spesso manifesta verso questo popolo.

Gli Zingari sono quindi entrati a far parte
della mia vita non come un oggetto di studio ma come persone con
le quali ho iniziato a condividere sentimenti, pensieri ed
aspirazioni.
Per questo, pur avendo molteplici interessi, dedico la maggior
parte del mio tempo libero ad attivitŕ che vogliono porsi come
un modesto contributo alla causa di questo popolo.
Il miglior riconoscimento per il mio impegno č dato dal fatto
che molti Rom e Sinti mi considerano spesso uno di loro.
Sono membro del Comitato Promotore del "Centro Studi Zingari" (Romanó Siciarimásko Than) e collaboro con altre
associazioni ed organizzazioni in Italia ed all'estero.

Nel "barrio gitano" di Perpignan (agosto 1998)
Articoli, relazioni e ricerche:
Zingari!
Fratelli!
Queste pagine
su Internet sono state scritte per comunicare ai gagé che vivono
in Italia alcune informazioni sulla vita dei Rom e dei Sinti. Se
essi conosceranno piů da vicino gli Zingari essi sapranno forse
guardare al di lŕ dei loro pregiudizi ed essere piů
accoglienti.
Ma queste pagine sono state scritte anche per i Rom e per i
Sinti, affinché conoscano meglio la loro storia e le loro
tradizioni e ne siano orgogliosi.
Che Dio vi conceda salute e fortuna!
Rromále!
Phralále!
Kalá lilá
po Internet si rramosardé pála e gadjé kaj beshén ánde
Itália te den vórba léntsa po rromanó trajo. Te von
pindjarén maj but pe Rroménde von kam primisarén e Rromén maj
lashés mashkár lénde.
Núma kalá lilá si vi pála e Rromá thaj e Sínturi, te
zhanén maj mishtó léngri histórija thaj kultúra aj te avén
maj zuralé ánde léngro rromanipé.
Te del tuménge o Del but baxt aj sastimós!
Rom! Phrále!
Kal lil an u
Internet hi-le kerdé te penél pren u rómano djibén ap u
gádje ke vonéna áni Italia. Jon dikén-le ap u Rom unt ap u
Sínti fédar te djanéna kon hi-le unt har hi-lo u rómano
vélto.
Ma kal lil hi-le nína fir u Rom unt u Sinti, te djanéna fédar
léngri istória unt kultúra unt te avén zoralédar ánu
léngri romanipén.
Te déla tuménge u Báro Déval but baxt unt súnthajt
(sastibén)!

Con Juan de Dios Ramírez-Heredia, deputato gitano al Parlamento Europeo (Barcellona, settembre 1998)
Gli Zingari raccontano in una delle loro
leggende che un tempo avevano un re che guidava saggiamente il
popolo in un paese meraviglioso dellIndia, denominato Sind;
quivi la gente era molto felice, finché delle orde di musulmani
cacciarono gli Zingari, distruggendo il loro paese. Da allora
essi furono costretti a vagare da una nazione allaltra...
Ma, come abbiamo detto, non si tratta che di una leggenda.
Le notizie piů sicure circa la loro origine si sono avute per
mezzo di studi linguistici intrapresi a partire dal secolo
scorso.
La comparazione tra i vari dialetti che costituiscono la lingua
zingara, detta romaní o romanés, ed alcune lingue indiane, come
il sanscrito, il pracrito, il maharate ed il punjabi, per citarne
alcune, ha permesso di stabilire con certezza lorigine
indiana degli Zingari.
Tuttavia la ragione per la quale essi abbandonarono le terre
natie dellIndia resta tuttora avvolta nel mistero.
Pare che in origine essi fossero sedentari e che, in seguito, per
linsorgere di situazioni avverse, dovettero vivere da
nomadi.
Sempre secondo una leggenda, narrata dal poeta persiano Firdausi
nel V secolo d.C., un re persiano fece venire dallIndia
diecimila Luri, nome attribuito agli Zingari, per intrattenere il
suo popolo con la musica.

E probabile che la corrente
migratoria sia passata in Persia ma in data piů recente,
all'incirca tra il IX ed il X secolo. Vari gruppi penetrarono in
Occidente, sia verso lEgitto, sia verso la via dei
pellegrini, cioč Creta ed il Peloponneso.
A quel periodo risale la denominazione Zingari o Zigani. Infatti
letimologia del nome Zingaro o Zigano č probabilmente
costituita dal termine greco medievale athinganoi, cioč
"intoccabili", attribuito ad una setta proveniente
dalla Frigia; era anche il nome attribuito a magi, indovini,
incantatori di serpenti, cioč ad un mondo vicino agli Zingari.
La recente scoperta di un documento consente di sapere che nel
1378 un re bulgaro avrebbe ceduto ad un monastero dei villaggi
popolati da Zingari.
Larrivo in Europa č situato verso il 1417, ed un decennio
piů tardi, nel 1427, sono segnalati a Parigi degli Zingari
guidati da capi che si facevano chiamare duchi e voivodi.
Infatti, per essere ben accolti, raccontavano di essere dei
pellegrini provenienti dal Piccolo Egitto (regione del
Peloponneso) donde ha origine il nome di Gitani ( trasformazione
di Egiziani) attribuito loro in seguito all' equivoco sorto circa
la loro provenienza.
Essi si dicevano costretti a vagare per il mondo per la durata di
sette anni, a mo di penitenza; asserivano infatti di essere
stati perseguitati dai Saraceni e di essere stati costretti ad
abiurare la loro fede cristiana; i re del tempo - sempre secondo
i loro racconti - li obbligarono a recarsi dal papa che impose
loro una penitenza e li muně di credenziali perché fossero bene
accolti ovunque essi andavano.
A parte le cose che gli Zingari raccontavano per essere meglio
trattati, si sa che in principio laccoglienza fu buona
perché il carattere misterioso della loro origine aveva lasciato
una profonda impressione nella societŕ medievale.
Nello spazio perň di alcuni decenni la curiositŕ si tramutň in
ostilitŕ a causa delle abitudini di vita assai diverse da quelle
delle popolazioni sedentarie. La presenza di bande di ex militari
e di mendicanti tra gli zingari contribuě a peggiorarne
l'immagine; inoltre le possibilitŕ di insediamento erano scarse
per cui lunica possibilitŕ di sopravvivenza consisteva nel
vivere ai margini delle societŕ.
I pregiudizi giŕ esistenti venivano rafforzati dal convincimento
diffuso in Europa che la pelle scura fosse segno di inferioritŕ
e di malvagitŕ... il diavolo, infatti, era ed č dipinto di
nero.
Gli Zingari erano facilmente identificati con i Turchi perché
indirettamente provenivano in parte dalle terre degli infedeli,
quindi erano considerati nemici della chiesa la quale, inoltre,
condannava le pratiche legate al soprannaturale, come la
cartomanzia e la lettura della mano che gli Zingari erano soliti
esercitare.
La mancanza di un preciso collegamento storico ad una patria
precisa o ad unorigine sicura non consentiva di
riconoscerli come gruppo etnico ben individuato, anche se per
lungo tempo si erano qualificati come Egiziani.
Lopposizione agli Zingari si delineň anche nelle
corporazioni che tendevano ad escludere dei concorrenti
nellartigianato, soprattutto nellambito della
lavorazione dei metalli.
Il clima di sospetti e pregiudizi si avverte nella fioritura di
leggende e proverbi tendenti a mettere gli Zingari in cattiva
luce a tal punto da richiamarsi alla Bibbia per considerarli
discendenti di Cam e quindi maledetti (Genesi 9:25). Si diffuse
pure la leggenda che essi avrebbero fabbricato i chiodi che
servirono per la crocifissione di Cristo (o, secondo un'altra
versione, che essi avrebbero rubato il quarto chiodo, rendendo
cosě piů dolorosa la crocifissione del Signore).
Dai pregiudizi si passň, un poco alla volta, a forme sempre piů
marcate di discriminazione, fino a giungere a vere e proprie
persecuzioni.
Sappiamo che in Serbia ed in Romania furono tenuti in stato di
schiavitů per un certo tempo; la caccia allo zingaro avvenne con
raffinata crudeltŕ e con barbari trattamenti. Deportazioni,
torture ed uccisioni furono praticate in vari stati, specialmente
con il consolidarsi degli stati nazionali.
Sotto il nazismo gli Zingari ebbero un trattamento non dissimile
da quello degli Ebrei: molti di essi furono inviati nei campi di
concentramento, dove vennero sottoposti ad esperimenti di
sterilizzazione, usati come cavie umane, con ogni sorta di
incredibili sevizie.
Si calcola che mezzo milione di Zingari sia stato eliminato
durante il regime nazista.
Attualmente gli Zingari sono presenti in tutti i paesi europei,
nelle regioni asiatiche da essi attraversate, nei paesi del
vicino oriente e del nord Africa.
In India vi sono gruppi che conservano le tracce esteriori delle
popolazioni zingare: si tratta dei Lambadi o Banjara, popolazioni
seminomadi che gli "ziganologi" definiscono
"Zingari rimasti in patria".
Nelle Americhe ed in Australia essi giunsero al seguito di
deportati e di coloni; successivamente essi stabilirono dei
flussi migratori con quelle regioni.
Recenti stime sulla consistenza della popolazione zingara
indicano una cifra attestata intorno ai 12 milioni di individui.
E' tuttavia doveroso affermare che i dati in proposito permangono
fortemente approssimativi poiché, in assenza di censimenti, essi
si fondano su fonti di informazione non sempre certe e
verificabili.
In Italia inizialmente il gruppo dei Sinti rappresentava una
decisa maggioranza, soprattutto al Nord, ma nellultimo
trentennio esso č stato progressivamente affiancato e a tratti
soppiantato dal gruppo dei Rom provenienti dalla vicina ex
Iugoslavia e, in misura minore, da altri paesi est europei.
NellItalia meridionale era giŕ da tempo presente il
cospicuo gruppo dei Rom Abruzzesi, giunti forse via mare dai
Balcani, la cui permanenza sul territorio č testimoniata da una
sedentarizzazione analoga a quella dei Gitani nella penisola
iberica.
L'ostilitŕ nei confronti degli Zingari ha assunto nel corso della storia molteplici aspetti passando dai tentativi di annientamento fisico alla negazione di una specificitŕ culturale a cui appartiene, tra l'altro, la vocazione al nomadismo.
Parte
Seconda: aspetti della cultura romaní.
E quasi
superfluo dire che non esistono e non sono mai esistiti
né re né regine degli Zingari, argomento prediletto di
giornalisti faciloni e disinformati.
Da un esame attento del comportamento sociale del nomade
si rileva che lelemento preponderante della sua
personalitŕ č caratterizzato da una spiccata tendenza
allindividualismo. Ciň che conta in primo luogo
per lo zingaro č la famiglia, il nucleo costituito da
marito, moglie e figli. Questi ultimi nell'economia
tradizionale di alcuni gruppi rappresentano una cospicua
fonte di sussistenza tramite la pratica della questua e
della lettura della mano.
I maschi, raggiunta una certa etŕ, vengono spesso
iniziati ad altre attivitŕ che consistono
nellaccompagnare il padre sui mercati per
affiancarlo nella vendita dei prodotti artigianali.
Al di lŕ del nucleo famigliare si pone la famiglia
estesa, che comprende i parenti con i quali vengono
sovente mantenuti i rapporti di convivenza nello stesso
gruppo, comunanza di interessi e di affari, frequenti
contatti se le famiglie nomadizzano in luoghi diversi.
Ecco, in breve, un esempio di ripartizione della societŕ
zingara (tratto in
parte dal libro Mutation
Tsigane di J.P.Liégeois):
gruppo > sottogruppo> nátsija (nazionalitŕ) > vítsa (discendenza, prende il nome dal capostipite) > famiglia > individuo
Nota:
Mentre presso i Rom la
ripartizione in "sottogruppi" avviene in base
ad una identificazione di tipo ergonimico (denominazione
che trae origine dal lavoro tradizionalmente svolto), tra
i Sinti ed i Kalé i "sottogruppi" sono
generalmente designati secondo un concetto di natura
toponimica (riferito ai luoghi di insediamento storico).
A differenza dei Rom essi non conoscono ulteriori
ripartizioni di "nátsija" e di
"vítsa". Si potrebbe perň affermare che il
"sottogruppo", tra i Sinti ed i Kalé, in
realtŕ corrisponde alla "nátsija" dei Rom.
In base a quanto detto lo schema di ripartizione sociale
di questi due gruppi si puň quindi configurare nel modo
seguente:
gruppo > sottogruppo (= nátsija)> famiglia > individuo
Oltre alla famiglia estesa, presso i
Rom troviamo la kumpánia,
ossia linsieme di piů famiglie non necessariamente
unite fra loro da legami di parentela, ma tutte
appartenenti allo stesso gruppo ed allo stesso
sottogruppo o a sottogruppi affini.
Come giŕ si č detto il nomade č per sua natura
individualista e mal sopporta la presenza di un capo: se
tale figura non esiste fra Sinti e Rom, si puň invece
riconoscere il rispetto esercitato nei confronti dei piů
anziani, cui di solito viene fatto riferimento per
dirimere eventuali controversie.
Tra i Rom la massima autoritŕ giudiziaria č costituita
dal krisnitóri, cioč da colui
che č chiamato a presiedere la kris.
La kris č un vero e proprio
tribunale zingaro costituito dai membri piů anziani del
gruppo e si riunisce in casi particolari, laddove si
debbano risolvere problemi delicati inerenti controversie
matrimoniali o azioni commesse ai danni di membri di uno
stesso gruppo. Alla kris
possono partecipare anche le donne, che sono ammesse a
parlare, e la decisione unilaterale spetta ai membri
anziani designati, presieduti dal krisnitóri,
che dopo aver ascoltato le parti in causa decidono, in
seguito ad una consultazione, lammenda che colui
che viene riconosciuto in torto deve pagare.
In tempi recenti la controversia si risolve in genere con
il pagamento di una somma commisurata allentitŕ
della colpa che puň ammontare a vari milioni; nel
passato se la colpa era particolarmente grave la
punizione poteva consistere nellallontanamento dal
gruppo o, talora, in pene corporali.
Gli Zingari non rappresentano, come giŕ si č
rilevato, un popolo compatto ed omogeneo; pur
appartenendo ad ununica etnia si ipotizza che la
migrazione dallIndia sia stata frazionata nel tempo
e che giŕ allorigine essi fossero divisi in gruppi
e sottogruppi parlanti dialetti diversi anche se affini
tra loro.
Lapporto delle componenti lessicali e sintattiche
delle lingue parlate nei paesi attraversati nel corso dei
secoli ha decisamente accentuato tali diversificazioni,
al punto che Sinti e Rom possono essere tranquillamente
definiti come due gruppi a sé stanti che riuniscono
sottogruppi talvolta in aperto contrasto sociale tra di
loro.
Le differenze di vita, la spiccata vocazione al nomadismo
di alcuni contro la tendenza alla sedentarizzazione di
altri puň generare una serie di contrasti che non si
limitano ad una semplice incapacitŕ di convivere
pacificamente.
In linea generale si potrebbe affermare che i Sinti sono
meno conservatori e tendono a dimenticare con maggiore
rapiditŕ la cultura dei padri. Forse questo non č un
fatto recente, ma č comunque da imputarsi alle
condizioni socioculturali in cui per lungo tempo sono
vissuti.
Per quanto riguarda i Rom di piů recente immigrazione si
nota invece una maggiore tendenza alla conservazione
delle tradizioni, della lingua e delle usanze proprie dei
diversi sottogruppi. La loro provenienza da paesi a
struttura agricola ed ancora industrialmente arretrati
(est europeo) ha certamente favorito la conservazione di
modi di vita piů consoni alla loro origine.
Non č possibile, anche in ragione della varietŕ
costituita dalla compresenza di vari gruppi, fornire una
spiegazione particolareggiata delle diverse tradizioni,
tuttavia alcuni aspetti principali legati ai momenti piů
importanti dellesistenza meritano di essere
descritti, almeno nelle linee generali.
Ricordiamo che anticamente era molto rispettato il
periodo della gravidanza ed il tempo
successivo alla nascita dellerede;
cera il concetto dellimpuritŕ collegata alla
nascita, con vari divieti per la puerpera. Oggi la
situazione non č piů cosě rigida; lallattamento
dura abbastanza a lungo, talvolta si protrae per alcuni
anni.
Nel matrimonio si tende a scegliere il
coniuge allinterno del proprio gruppo o
sottogruppo, con notevoli vantaggi economici. E
possibile ad uno Zingaro sposare una gagí,
cioč una donna non zingara, la quale dovrŕ perň
sottostare alle regole ed alle tradizioni zigane. Vige
naturalmente la dote, specie per i Rom; nel gruppo dei
Sinti si tende a realizzare il matrimonio attraverso la
fuga e conseguente regolarizzazione. Ai figli viene
lasciata una grande libertŕ, anche perché essi debbono
presto provvedere a contribuire al sostentamento della
famiglia ed alla cura dei piů piccoli.
Per quanto attiene alla morte ed ai riti
ad essa connessi, il lutto per la scomparsa di un
congiunto dura generalmente molto a lungo.
Presso i Sinti sembra prevalere lusanza di bruciare
la kampína (roulotte) e gli
oggetti appartenuti al defunto. Tra i riti funebri
praticati dai Rom ricordiamo invece la
pomána, banchetto funebre in cui si
celebra l'anniversario della morte di una persona.
Labbondanza del cibo e delle bevande esprimono
laugurio di pace e felicitŕ per il defunto.
Gli Zingari non hanno una religione propria, non
riconoscono un proprio dio, né sacerdoti, né culti
originari. Sembrerebbe singolare che un popolo non abbia
coltivato nel corso dei secoli credenze particolari in
merito alla divinitŕ, neppure in forme primitive di tipo
antropomorfico o totemico. Il mondo del soprannaturale č
costituito dalla presenza di una forza benefica, Del
o Devél, e di una forza
malefica, Beng, contrapposte
fra di loro in una sorta di zoroastrismo, probabile
residuo di influenze che tale credo ebbe sui gruppi che
in epoca remota attraversarono la Persia.
Vi č poi, nelle credenze zingare, una serie indefinita
di entitŕ, presenze che si manifestano soprattutto di
notte.
Per quanto riguarda la religione, in genere gli Zingari
sembrano essersi adeguati nel corso della storia alle
confessioni vigenti nei paesi ospitanti, ma la loro
adesione pare essere piuttosto esteriore e superficiale,
con prevalente attenzione agli aspetti coreografici di
cerimonie quali processioni, pellegrinaggi, proprie di
una religiositŕ popolare ancora largamente coltivata in
ambito cattolico.
Un segnale di cambiamento č dato dalla diffusione del
movimento pentecostale avvenuta a partire dagli anni 50
attraverso la Missione Evangelica Zigana, sorta in
Francia.
A seguito di ciň si sono tuttavia registrate profonde
lacerazioni allinterno di molte famiglie dovute ai
radicali cambiamenti di costume che tale adesione impone
e che trovano spiegazione nella natura fondamentalista
del movimento religioso in questione.
Tali imposizioni finiscono talvolta per indurre gli
Zingari ad un rifiuto delle loro peculiaritŕ culturali,
anche se molto dipende dalla capacitŕ di critica e di
discernimento di ciascun individuo.
Parte terza: le prospettive in
rapporto ai mutamenti della cultura romaní.
La cultura degli Zingari, rappresentata da un
complesso di tradizioni e credenze, č in fase di costante
mutamento ed in taluni casi essa si va disgregando in maniera
irreversibile di fronte alla cultura egemone della societŕ
sedentaria.
Vi sono tuttavia dei cambiamenti che lasciano intravedere un
cammino verso una presa di coscienza diffusa tra Rom, Sinti e
Gitani.
Sul piano sociale e politico nel corso degli ultimi anni si č
andata delineando una maturazione che ha suscitato la nascita di
forme associative e di movimenti di portata internazionale.
Risale alla metŕ degli anni 60 la fondazione dellUnione
Internazionale Romaní, seguita dalla nascita di numerose altre
Organizzazioni Zingare sorte nel corso dellultimo
trentennio a sostegno della causa della minoranza zingara ed a
tutela della loro cultura. Alcune di esse vedono la
partecipazione congiunta di Zingari e gagé, altre sono invece
gestite esclusivamente da appartenenti alle diverse comunitŕ
zingare.
Ci troviamo quindi dinanzi ad una realtŕ complessa e talvolta
difficile da decifrare.
In mezzo a situazioni di disgregazione sociale ed alla perdita di
identitŕ sorgono segnali contrapposti di speranza e di
rinnovamento che testimoniano di una ribellione ad un destino
amaro.
Tutti noi siamo chiamati a difendere il diritto alla diversitŕ;
una diversitŕ che, nel caso degli Zingari, puň forse contenere
degli aspetti che per molti sono difficili a capire e da
condividere. Occorre perň essere consapevoli che talune forme di
"devianza sociale" non sono peculiari alla cultura
romaní ma, spesso, sono la conseguenza del secolare rifiuto
opposto loro dalle societŕ circostanti.
Gli Zingari costituiscono forse lultima sfida ad un modello
di vita abbarbicata alla speculazione ed al cemento: il loro
futuro dipende, in ultima istanza, da ognuno di noi. Essi
continueranno ad esistere nella misura in cui la societŕ dei gagé
(non-zingari) saprŕ non essere indifferente di fronte alle loro
ansie, ai loro problemi ed alle loro aspirazioni.

Piazza del Popolo Rom a Barcellona (Spagna)
La letteratura zingara "scritta" č
formata in primo luogo dalla trasposizione per iscritto della
tradizione orale.
Al suo interno trova posto un'ampia produzione poetica,
espressione dei sentimenti che nascono dalle esperienze di vita
quotidiana o dal desiderio di una riscoperta dei valori
tradizionali fondamentali.
Il processo di emancipazione sul piano sociale e politico
iniziato negli ultimi decenni ha posto le basi per la formazione
di unélite intellettuale zingara. La riscoperta di valori
importanti, tra cui luso della lingua materna, ha tra le
altre cose, indotto alcuni Rom e Sinti tra i piů sensibili a far
compiere un salto di qualitŕ alla tradizione narrativa zingara,
favorendo un passaggio dalla forma orale alla forma scritta.
Un esempio della sensibilitŕ che sgorga dall'animo dei Rom e dei
Sinti ci viene data da queste poesie composte da vari autori
appartenenti a gruppi diversi.
Zingaro bulgaro, nato nel 1929 durante una sosta della carovana sulle rive del fiume Vit. La poesia che segue fa parte di una serie di componimenti autobiografici. In essa egli narra il momento della sua nascita che coincide con quello della morte di sua madre...
Nascita nell'accampamentoSon nato tra le vecchie tende, Son nato nella miseria, tra i
campi Son nato in un giorno triste
d'autunno, Son nato, e la mia madre
moriva. |
Rac saví ni bistaravSováv ánde mi kampína |
Una tragica notteDormivo nel mio carrozzone |
Ánde mol hi o chachipéÁnde mol hi o chachipé |
In vino veritasNel vino č la veritŕ
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Spatzo (Vittorio Mayer Pasquale) Spatzo nella lingua dei Sinti Estrekárja significa "uccellino, passero", un soprannome che ci richiama al senso di quella libertŕ spesso rievocata da questo poeta che nel corso della sua vita ha conosciuto momenti di intensa sofferenza. Attraverso le sue poesie, di fronte alle avversitŕ della sorte, Spatzo ci dimostra di aver saputo conservare intatta quell'anima zingara fatta di cose semplici ed immediate. |
||
Libertŕ
Noi Zingari abbiamo una sola religione: la libertŕ.
In cambio di questa rinunciamo alla ricchezza, al potere, alla scienza ed alla gloria.
Viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Quando si muore si lascia tutto: un miserabile carrozzone come un grande impero.
E noi crediamo che in quel momento sia molto meglio essere stati Zingari che re.
Non pensiamo alla morte. Non la temiamo, ecco tutto.
Il nostro segreto sta nel godere ogni giorno le piccole cose
che la vita ci offre e che gli altri uomini non sanno apprezzare:
una mattina di sole, un bagno nella sorgente,
lo sguardo di qualcuno che ci ama.
E' difficile capire queste cose, lo so. Zingari si nasce.
Ci piace camminare sotto le stelle.
Si raccontano strane cose sugli Zingari.
Si dice che leggono l'avvenire nelle stelle
e che possiedono il filtro dell'amore.
La gente non crede alle cose che non sa spiegarsi.
Noi invece non cerchiamo di spiegarci le cose in cui crediamo.
La nostra č una vita semplice, primitiva.
Ci basta avere per tetto il cielo,
un fuoco per scaldarci
e le nostre canzoni, quando siamo tristi.
Hom jek SíntoHom jek Sínto An u súni Dúnkel gibén Mit u tréni |
Sono un SintoSono un Sinto Nei miei sogni Vita oscura Con le lacrime |
U star nágliPenéla u parmísso: Jek vintákri ciáj dikjás, Jek kórkoro ciordásli, Unt Jov viás kiáke nágaldo. U stárto náglo ciás i
sinténgro gi Penéla u parmísso. |
I quattro chiodiDice la leggenda: Li vide una figlia del vento Uno appena ne sottrasse, E Lui cosě fu crocifisso, Il quarto chiodo accomunň il
dolore Dice la leggenda. |
18/5/2005
Spatzo ci ha lasciati.
La malattia che lo aveva colpito negli ultimi mesi non lasciava speranza
ma la notizia della scomparsa di una persona cara ci trova comunque
sempre impreparati.
Chi, come me, ha avuto la fortuna di incontrarlo condividendo
sentimenti, emozioni ed ideali piange oggi la perdita
di un amico e di un fratello.
Egli stato un esempio di amore per la propria
gente e per le sue tradizioni.
Latcho drom, pral! Tu tsches imar an mengre Herz!
S.F.
Questa poesia č stata scritta (nel 1999) da me nell'idioma dei Sinti Piemontesi con l'augurio che essi non dimentichino la lingua dei loro padri. Purtroppo sono consapevole che si tratta di un augurio tardivo dal momento che l'abbandono della lingua materna costituisce ormai un processo irreversibile in questa fase storica.
Nel nostro mondo asservito al capitalismo ed al consumismo la gente impara le lingue solamente se queste gli servono. Forse occorre cominciare a capire che si puň imparare (o re-imparare) una lingua per servire ad essa, per far sě che non muoia ma continui ad esistere come un pezzo importante dell'identitŕ di un popolo...
Cib marí
Lingua nostra
Kamáva tu
cib marí.
Tu sal bravalí ta ciororí
sar jamén.
Kántu sam bibaxtalé
ménge tu déssa le láu par te rovás,
kántu sam kontán
ménge tu déssa le láu par te sas,
kántu si-amén bróxa te garavássa men
tu, cib marí, déssa ménge ne vast.But pirdál méncia
pren sa le dromá do vélto,
sálas i jag da maré giljá,
ma kaná
andrén kalá dungalé pláse
kaj cidéna men le gadé
tu meréssa ne písla óni divés,
sar jamén.Se naavássa tu
nínge jamén sam naadé.
unén ciavalé,
un ternibén,
maré puré Sínti
mukjén-le ménge
kajá ukár, gulí cib.
Na bistarás la,
sikavás la kaj maré ciavé,
indarás la sémpar méncia
sar o kórkoro braválimo
ke si-amén.Ti amo,
lingua nostra.
Tu sei ricca e povera
come noi.
Quando siamo tristi
tu ci dai le parole per piangere,
quando siamo contenti
tu ci dai le parole per rallegrarci,
quando dobbiamo nasconderci
tu, lingua nostra, ci aiuti.Tu hai viaggiato insieme a noi
lungo le strade del mondo,
eri il fuoco delle nostre canzoni,
ed ora
in questi terreni malsani
che i gagé ci riservano
tu muori un poco ogni giorno,
come noi.Se ti perdiamo
anche noi saremo perduti.
Ascoltate, ragazzi,
ascolta gioventů,
i nostri vecchi Sinti
ci hanno lasciato
questa bella dolce lingua.
Non dimentichiamola,
insegniamola ai nostri figli,
conserviamola sempre con noi
come lunico tesoro
che ci appartiene.
UPRÉ ROMÁ |
ALZATEVI, ROM |
| Djelém djelém lungóne
droméntsa, Maladilém baxtalé Rroméntsa. Ah, Rromalé, katár tumén avén, E tsahréntsa, baxtalé droméntsa. Ah, Rromalé, Ah, Chavalé. Vi man sasí ekh barí famílija, Mudardá la e Kalí Legíja; Avén mántsa sa e lumnjátse Rromá Kaj phutajlé e rromané droméntsa. Áke vrjáma, ushtí Rromá akaná, Amén xudása mishtó kaj kerása. Ah, Rromalé, Ah, Chavalé. |
Ho viaggiato
lungo molte strade, Ed ho incontrato dei Rom felici. Ditemi da dove arrivate Con le vostre tende Su queste strade del destino? Oh, Rom, Oh, giovani Rom. Anch'io avevo una grande famiglia , Ma la Legione Nera l'ha sterminata; Venite con me, Rom del mondo intero. Percorreremo nuove strade. E' ora , alziamoci, E' venuto il momento di agire. Oh, Rom, Oh, giovani Rom. |
L'elenco qui di seguito č stato
compilato sulla base dei dati disponibili al momento
dell'attualizzazione di questa sezione (febbraio 1998).
Non si escludono inesattezze o imprecisioni dovute ad
informazioni non corrette o a possibili variazioni intervenute di
recente (cambi d'indirizzo e di numeri telefonici, cessazioni,
ecc.).
E' peraltro opportuno precisare che le diverse realtŕ associative operano in modo autonomo e spesso esprimono sensibilitŕ diverse e che l'inclusione in questa lista non impegna necessariamente l'autore della pagina ad una condivisione sui contenuti e sulle finalitŕ perseguite dalle singole associazioni.
Associazione "Bahrtalé
Ciavré"
c/o V. Ahmetovic
80100 Napoli
Tel. 0338 / 8971411
Associazione
"Cidamen"
c/o A.D.M.
Via dell'Osservatorio 31/B
50144 Firenze
Tel. 055 / 452418
Fax 055 / 4250483
Associazione Culturale Rom
Via Caldaro 11
39017 Appiano - Eppan (BZ)
Tel. 0461 / 654285
Associazione Italiana
Zingari Oggi (A.I.Z.O)
Corso Monte Grappa 118
10145 Torino
Tel. 011 / 7496016
A.N.I.S.I.P.
(Associazione Nazionale Internazionale Spettacoli Itineranti
Parchi e Circhi)
Piazza Vittorio 144
00185 Roma
Tel. 06 / 4462990
Associazione Rom "Rasim
Sejdic"
c/o Kasim
Vicolo Savini
00147 Roma
Tel. 0338 / 2766056
Associazione "Romanó
pála Tetehára"
(Rom per il Futuro)
c/o R.d.B-C.U.B.
C.so Marconi 34
10125 Torino
Tel. 0338 / 5819416
Associazione "Sucar
Drom"
Via L. Guerra 23
46100 Mantova
Tel. 0376 / 360643
Fax. 0376 / 325440
Centro Culturale Zingaro
"Thčm Romanó"
Via Santa Maria Maggiore 12
66034 Lanciano (CH)
Tel. e fax 0872 / 714760
Centro di Documentazione
Zingara (Opera Nomadi)
Via Ivrea 47
10156 Torino
Tel. 011 / 2622302
Centro Studi Zingari
Via dei Barbieri 22
00186 Roma
Tel. 06 / 6833181
Cooperativa
"Phralipé"
c/o Opera Nomadi Lazio
c/o Scuola Media Statale "C.A.Cortina"
Via Carlo Alberto Cortina 70
00159 Roma
Tel. 06 / 4381933 - 43598509
Fax: 06 / 4386259
Missione Evangelica Zigana
c/o Assemblee di Dio in Italia
Via Pasubio, 25-E
20063 Cernusco sul Naviglio (MI)
Opera Nomadi
Via della Guglia 69/a
00186 Roma
Tel. 06 / 6780996
Fax: 06 / 6780972
Romano Drom
Cooperativa di Solidarietŕ Sociale
Via Carlo Marx 12
20153 Milano
Tel. e fax 02 / 98170365
Romano Komiteto ande Italia
c/o Bruno Morelli
Via Genova 62
67051 Avezzano (AQ)
Tel. 0863 / 25462
Societŕ Torinese
"Romaní Bucí"
c/o Remsija Sulejmanovic
c/o Campo Nomadi Strada Arrivore
10156 Torino
Tel. 011 / 2423187
Solidarietŕ Nomade
c/o Comunitŕ di S.Egidio
P.zza S.Egidio 3
00153 Roma
Tel. 06 / 5895945 - 5806883
U.N.I.R.S.I.
(Unione Nazionale Internazionale Rom e Sinti in Italia)
c/o Opera Nomadi Lazio
c/o Scuola Media Statale "C.A.Cortina"
Via Carlo Alberto Cortina 70
00159 Roma
Tel. 06 / 4381933 - 43598509
Fax: 06 / 4386259
U.N.P.R.E.S.
Ufficio Nazionale per la Pastorale tra Rom e Sinti
c/o Fondazione Migrantes
Via Aurelia 481
00165 Roma
Tel. 06 / 6640096 - 6640097
Fax 06 / 6620530