O VURDÓN
Versione Italiana

 

BUT BAXT THAJ SASTIMÓS! ............ BUT BAXT THAJ SASTIMÓS! ...........

Versăo brasileiraVersión castellanaEnglish versionRomani cib

 


Carrozzoni tradizionali degli Zingari del Regno Unito

Carrozzoni tradizionali degli Zingari del Regno Unito ( per gentile concessione dell' Universitŕ di Liverpool )

 


VURDÓN in lingua romaní significa "carrozzone".
Esso č in qualche modo il simbolo degli Zingari, anche di coloro che hanno ormai da tempo abbandonato la vita nomade.
topA questo popolo sono dedicate le pagine di questo sito, che contengono:



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Maladilém baxtalé Roméntsa...

(ho incontrato Zingari felici... )


Mi chiamo Sergio Franzese, sono nato a Torino nell'anno 1958.
Il mio primo incontro con gli Zingari risale a molti anni fa quando, spinto dalla curiositŕ mi avvicinai a loro per conoscerne da vicino le abitudini di vita.
Da allora, attraverso una frequenza costante, ho conosciuto i mille aspetti di una cultura che č sopravvissuta alle avversitŕ della storia, rendendomi conto di quanto siano profondamente ingiuste le ragioni dell'odio e del disprezzo che la societŕ dei gagé (i non-zingari) spesso manifesta verso questo popolo.

Giovani zingare rumene

Gli Zingari sono quindi entrati a far parte della mia vita non come un oggetto di studio ma come persone con le quali ho iniziato a condividere sentimenti, pensieri ed aspirazioni.
Per questo, pur avendo molteplici interessi, dedico la maggior parte del mio tempo libero ad attivitŕ che vogliono porsi come un modesto contributo alla causa di questo popolo.
Il miglior riconoscimento per il mio impegno č dato dal fatto che molti Rom e Sinti mi considerano spesso uno di loro.
Sono membro del Comitato Promotore del
"Centro Studi Zingari" (Romanó Siciarimásko Than) e collaboro con altre associazioni ed organizzazioni in Italia ed all'estero.

Nel barrio gitano di Perpignan (Francia)

Nel "barrio gitano" di Perpignan (agosto 1998)


top Articoli, relazioni e ricerche:




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Messaggio ai Rom ed ai Sinti



top Zingari! Fratelli!
Queste pagine su Internet sono state scritte per comunicare ai gagé che vivono in Italia alcune informazioni sulla vita dei Rom e dei Sinti. Se essi conosceranno piů da vicino gli Zingari essi sapranno forse guardare al di lŕ dei loro pregiudizi ed essere piů accoglienti.
Ma queste pagine sono state scritte anche per i Rom e per i Sinti, affinché conoscano meglio la loro storia e le loro tradizioni e ne siano orgogliosi.
Che Dio vi conceda salute e fortuna!


chakra


top Rromále! Phralále!
Kalá lilá po Internet si rramosardé pála e gadjé kaj beshén ánde Itália te den vórba léntsa po rromanó trajo. Te von pindjarén maj but pe Rroménde von kam primisarén e Rromén maj lashés mashkár lénde.
Núma kalá lilá si vi pála e Rromá thaj e Sínturi, te zhanén maj mishtó léngri histórija thaj kultúra aj te avén maj zuralé ánde léngro rromanipé.
Te del tuménge o Del but baxt aj sastimós!


chakra


topRom! Phrále!
Kal lil an u Internet hi-le kerdé te penél pren u rómano djibén ap u gádje ke vonéna áni Italia. Jon dikén-le ap u Rom unt ap u Sínti fédar te djanéna kon hi-le unt har hi-lo u rómano vélto.
Ma kal lil hi-le nína fir u Rom unt u Sinti, te djanéna fédar léngri istória unt kultúra unt te avén zoralédar ánu léngri romanipén.
Te déla tuménge u Báro Déval but baxt unt súnthajt (sastibén)!


Sergio Franzese e Juan de Dios Ramírez-Heredia

Con Juan de Dios Ramírez-Heredia, deputato gitano al Parlamento Europeo (Barcellona, settembre 1998)



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Lineamenti di storia e di cultura "romaní"



top Parte Prima: cenni storici.


Gli Zingari raccontano in una delle loro leggende che un tempo avevano un re che guidava saggiamente il popolo in un paese meraviglioso dell’India, denominato Sind; quivi la gente era molto felice, finché delle orde di musulmani cacciarono gli Zingari, distruggendo il loro paese. Da allora essi furono costretti a vagare da una nazione all’altra...
Ma, come abbiamo detto, non si tratta che di una leggenda.
Le notizie piů sicure circa la loro origine si sono avute per mezzo di studi linguistici intrapresi a partire dal secolo scorso.
La comparazione tra i vari dialetti che costituiscono la lingua zingara, detta romaní o romanés, ed alcune lingue indiane, come il sanscrito, il pracrito, il maharate ed il punjabi, per citarne alcune, ha permesso di stabilire con certezza l’origine indiana degli Zingari.
Tuttavia la ragione per la quale essi abbandonarono le terre natie dell’India resta tuttora avvolta nel mistero.
Pare che in origine essi fossero sedentari e che, in seguito, per l’insorgere di situazioni avverse, dovettero vivere da nomadi.
Sempre secondo una leggenda, narrata dal poeta persiano Firdausi nel V secolo d.C., un re persiano fece venire dall’India diecimila Luri, nome attribuito agli Zingari, per intrattenere il suo popolo con la musica.

 

Il cammino degli Zingari dall'India verso l'Europa e oltre

 

E’ probabile che la corrente migratoria sia passata in Persia ma in data piů recente, all'incirca tra il IX ed il X secolo. Vari gruppi penetrarono in Occidente, sia verso l’Egitto, sia verso la via dei pellegrini, cioč Creta ed il Peloponneso.
A quel periodo risale la denominazione Zingari o Zigani. Infatti l’etimologia del nome Zingaro o Zigano č probabilmente costituita dal termine greco medievale athinganoi, cioč "intoccabili", attribuito ad una setta proveniente dalla Frigia; era anche il nome attribuito a magi, indovini, incantatori di serpenti, cioč ad un mondo vicino agli Zingari.
La recente scoperta di un documento consente di sapere che nel 1378 un re bulgaro avrebbe ceduto ad un monastero dei villaggi popolati da Zingari.
L’arrivo in Europa č situato verso il 1417, ed un decennio piů tardi, nel 1427, sono segnalati a Parigi degli Zingari guidati da capi che si facevano chiamare duchi e voivodi. Infatti, per essere ben accolti, raccontavano di essere dei pellegrini provenienti dal Piccolo Egitto (regione del Peloponneso) donde ha origine il nome di Gitani ( trasformazione di Egiziani) attribuito loro in seguito all' equivoco sorto circa la loro provenienza.
Essi si dicevano costretti a vagare per il mondo per la durata di sette anni, a mo’ di penitenza; asserivano infatti di essere stati perseguitati dai Saraceni e di essere stati costretti ad abiurare la loro fede cristiana; i re del tempo - sempre secondo i loro racconti - li obbligarono a recarsi dal papa che impose loro una penitenza e li muně di credenziali perché fossero bene accolti ovunque essi andavano.
A parte le cose che gli Zingari raccontavano per essere meglio trattati, si sa che in principio l’accoglienza fu buona perché il carattere misterioso della loro origine aveva lasciato una profonda impressione nella societŕ medievale.
Nello spazio perň di alcuni decenni la curiositŕ si tramutň in ostilitŕ a causa delle abitudini di vita assai diverse da quelle delle popolazioni sedentarie. La presenza di bande di ex militari e di mendicanti tra gli zingari contribuě a peggiorarne l'immagine; inoltre le possibilitŕ di insediamento erano scarse per cui l’unica possibilitŕ di sopravvivenza consisteva nel vivere ai margini delle societŕ.
I pregiudizi giŕ esistenti venivano rafforzati dal convincimento diffuso in Europa che la pelle scura fosse segno di inferioritŕ e di malvagitŕ... il diavolo, infatti, era ed č dipinto di nero.
Gli Zingari erano facilmente identificati con i Turchi perché indirettamente provenivano in parte dalle terre degli infedeli, quindi erano considerati nemici della chiesa la quale, inoltre, condannava le pratiche legate al soprannaturale, come la cartomanzia e la lettura della mano che gli Zingari erano soliti esercitare.
La mancanza di un preciso collegamento storico ad una patria precisa o ad un’origine sicura non consentiva di riconoscerli come gruppo etnico ben individuato, anche se per lungo tempo si erano qualificati come Egiziani.
L’opposizione agli Zingari si delineň anche nelle corporazioni che tendevano ad escludere dei concorrenti nell’artigianato, soprattutto nell’ambito della lavorazione dei metalli.
Il clima di sospetti e pregiudizi si avverte nella fioritura di leggende e proverbi tendenti a mettere gli Zingari in cattiva luce a tal punto da richiamarsi alla Bibbia per considerarli discendenti di Cam e quindi maledetti (Genesi 9:25). Si diffuse pure la leggenda che essi avrebbero fabbricato i chiodi che servirono per la crocifissione di Cristo (o, secondo un'altra versione, che essi avrebbero rubato
il quarto chiodo, rendendo cosě piů dolorosa la crocifissione del Signore).
Dai pregiudizi si passň, un poco alla volta, a forme sempre piů marcate di discriminazione, fino a giungere a vere e proprie persecuzioni.
Sappiamo che in Serbia ed in Romania furono tenuti in stato di schiavitů per un certo tempo; la caccia allo zingaro avvenne con raffinata crudeltŕ e con barbari trattamenti. Deportazioni, torture ed uccisioni furono praticate in vari stati, specialmente con il consolidarsi degli stati nazionali.
Sotto il nazismo gli Zingari ebbero un trattamento non dissimile da quello degli Ebrei: molti di essi furono inviati nei campi di concentramento, dove vennero sottoposti ad esperimenti di sterilizzazione, usati come cavie umane, con ogni sorta di incredibili sevizie.
Si calcola che mezzo milione di Zingari sia stato eliminato durante il regime nazista.
Attualmente gli Zingari sono presenti in tutti i paesi europei, nelle regioni asiatiche da essi attraversate, nei paesi del vicino oriente e del nord Africa.
In India vi sono gruppi che conservano le tracce esteriori delle popolazioni zingare: si tratta dei Lambadi o Banjara, popolazioni seminomadi che gli "ziganologi" definiscono "Zingari rimasti in patria".
Nelle Americhe ed in Australia essi giunsero al seguito di deportati e di coloni; successivamente essi stabilirono dei flussi migratori con quelle regioni.
Recenti stime sulla consistenza della popolazione zingara indicano una cifra attestata intorno ai 12 milioni di individui. E' tuttavia doveroso affermare che i dati in proposito permangono fortemente approssimativi poiché, in assenza di censimenti, essi si fondano su fonti di informazione non sempre certe e verificabili.
In Italia inizialmente il gruppo dei Sinti rappresentava una decisa maggioranza, soprattutto al Nord, ma nell’ultimo trentennio esso č stato progressivamente affiancato e a tratti soppiantato dal gruppo dei Rom provenienti dalla vicina ex Iugoslavia e, in misura minore, da altri paesi est europei.
Nell’Italia meridionale era giŕ da tempo presente il cospicuo gruppo dei Rom Abruzzesi, giunti forse via mare dai Balcani, la cui permanenza sul territorio č testimoniata da una sedentarizzazione analoga a quella dei Gitani nella penisola iberica.


Divieto di scarico - Divieto di sosta agli Zingari e ai girovaghi Campo di concentramento ad Auschwitz


L'ostilitŕ nei confronti degli Zingari ha assunto nel corso della storia molteplici aspetti passando dai tentativi di annientamento fisico alla negazione di una specificitŕ culturale a cui appartiene, tra l'altro, la vocazione al nomadismo.



top Parte Seconda: aspetti della cultura romaní.


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  1. L’organizzazione sociale e familiare.

    E’ quasi superfluo dire che non esistono e non sono mai esistiti né re né regine degli Zingari, argomento prediletto di giornalisti faciloni e disinformati.
    Da un esame attento del comportamento sociale del nomade si rileva che l’elemento preponderante della sua personalitŕ č caratterizzato da una spiccata tendenza all’individualismo. Ciň che conta in primo luogo per lo zingaro č la famiglia, il nucleo costituito da marito, moglie e figli. Questi ultimi nell'economia tradizionale di alcuni gruppi rappresentano una cospicua fonte di sussistenza tramite la pratica della questua e della lettura della mano.
    I maschi, raggiunta una certa etŕ, vengono spesso iniziati ad altre attivitŕ che consistono nell’accompagnare il padre sui mercati per affiancarlo nella vendita dei prodotti artigianali.
    Al di lŕ del nucleo famigliare si pone la famiglia estesa, che comprende i parenti con i quali vengono sovente mantenuti i rapporti di convivenza nello stesso gruppo, comunanza di interessi e di affari, frequenti contatti se le famiglie nomadizzano in luoghi diversi.
    top Ecco, in breve, un esempio di ripartizione della societŕ zingara (tratto in parte dal libro Mutation Tsigane di J.P.Liégeois):




    gruppo > sottogruppo> nátsija (nazionalitŕ) > vítsa (discendenza, prende il nome dal capostipite) > famiglia > individuo



    Nota:

    Mentre presso i Rom la ripartizione in "sottogruppi" avviene in base ad una identificazione di tipo ergonimico (denominazione che trae origine dal lavoro tradizionalmente svolto), tra i Sinti ed i Kalé i "sottogruppi" sono generalmente designati secondo un concetto di natura toponimica (riferito ai luoghi di insediamento storico).
    A differenza dei Rom essi non conoscono ulteriori ripartizioni di "nátsija" e di "vítsa". Si potrebbe perň affermare che il "sottogruppo", tra i Sinti ed i Kalé, in realtŕ corrisponde alla "nátsija" dei Rom.
    In base a quanto detto lo schema di ripartizione sociale di questi due gruppi si puň quindi configurare nel modo seguente:

    gruppo > sottogruppo (= nátsija)> famiglia > individuo




    Oltre alla famiglia estesa, presso i Rom troviamo la kumpánia, ossia l’insieme di piů famiglie non necessariamente unite fra loro da legami di parentela, ma tutte appartenenti allo stesso gruppo ed allo stesso sottogruppo o a sottogruppi affini.
    Come giŕ si č detto il nomade č per sua natura individualista e mal sopporta la presenza di un capo: se tale figura non esiste fra Sinti e Rom, si puň invece riconoscere il rispetto esercitato nei confronti dei piů anziani, cui di solito viene fatto riferimento per dirimere eventuali controversie.
    Tra i Rom la massima autoritŕ giudiziaria č costituita dal krisnitóri, cioč da colui che č chiamato a presiedere la kris.
    La kris č un vero e proprio tribunale zingaro costituito dai membri piů anziani del gruppo e si riunisce in casi particolari, laddove si debbano risolvere problemi delicati inerenti controversie matrimoniali o azioni commesse ai danni di membri di uno stesso gruppo. Alla kris possono partecipare anche le donne, che sono ammesse a parlare, e la decisione unilaterale spetta ai membri anziani designati, presieduti dal krisnitóri, che dopo aver ascoltato le parti in causa decidono, in seguito ad una consultazione, l’ammenda che colui che viene riconosciuto in torto deve pagare.
    In tempi recenti la controversia si risolve in genere con il pagamento di una somma commisurata all’entitŕ della colpa che puň ammontare a vari milioni; nel passato se la colpa era particolarmente grave la punizione poteva consistere nell’allontanamento dal gruppo o, talora, in pene corporali.


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  2. Usi e tradizioni.

    Gli Zingari non rappresentano, come giŕ si č rilevato, un popolo compatto ed omogeneo; pur appartenendo ad un’unica etnia si ipotizza che la migrazione dall’India sia stata frazionata nel tempo e che giŕ all’origine essi fossero divisi in gruppi e sottogruppi parlanti dialetti diversi anche se affini tra loro.
    L’apporto delle componenti lessicali e sintattiche delle lingue parlate nei paesi attraversati nel corso dei secoli ha decisamente accentuato tali diversificazioni, al punto che Sinti e Rom possono essere tranquillamente definiti come due gruppi a sé stanti che riuniscono sottogruppi talvolta in aperto contrasto sociale tra di loro.
    Le differenze di vita, la spiccata vocazione al nomadismo di alcuni contro la tendenza alla sedentarizzazione di altri puň generare una serie di contrasti che non si limitano ad una semplice incapacitŕ di convivere pacificamente.
    In linea generale si potrebbe affermare che i Sinti sono meno conservatori e tendono a dimenticare con maggiore rapiditŕ la cultura dei padri. Forse questo non č un fatto recente, ma č comunque da imputarsi alle condizioni socioculturali in cui per lungo tempo sono vissuti.
    Per quanto riguarda i Rom di piů recente immigrazione si nota invece una maggiore tendenza alla conservazione delle tradizioni, della lingua e delle usanze proprie dei diversi sottogruppi. La loro provenienza da paesi a struttura agricola ed ancora industrialmente arretrati (est europeo) ha certamente favorito la conservazione di modi di vita piů consoni alla loro origine.
    Non č possibile, anche in ragione della varietŕ costituita dalla compresenza di vari gruppi, fornire una spiegazione particolareggiata delle diverse tradizioni, tuttavia alcuni aspetti principali legati ai momenti piů importanti dell’esistenza meritano di essere descritti, almeno nelle linee generali.
    Ricordiamo che anticamente era molto rispettato il periodo della gravidanza ed il tempo successivo alla nascita dell’erede; c’era il concetto dell’impuritŕ collegata alla nascita, con vari divieti per la puerpera. Oggi la situazione non č piů cosě rigida; l’allattamento dura abbastanza a lungo, talvolta si protrae per alcuni anni.
    Nel matrimonio si tende a scegliere il coniuge all’interno del proprio gruppo o sottogruppo, con notevoli vantaggi economici. E’ possibile ad uno Zingaro sposare una gagí, cioč una donna non zingara, la quale dovrŕ perň sottostare alle regole ed alle tradizioni zigane. Vige naturalmente la dote, specie per i Rom; nel gruppo dei Sinti si tende a realizzare il matrimonio attraverso la fuga e conseguente regolarizzazione. Ai figli viene lasciata una grande libertŕ, anche perché essi debbono presto provvedere a contribuire al sostentamento della famiglia ed alla cura dei piů piccoli.
    Per quanto attiene alla morte ed ai riti ad essa connessi, il lutto per la scomparsa di un congiunto dura generalmente molto a lungo.
    Presso i Sinti sembra prevalere l’usanza di bruciare la kampína (roulotte) e gli oggetti appartenuti al defunto. Tra i riti funebri praticati dai Rom ricordiamo invece la pomána, banchetto funebre in cui si celebra l'anniversario della morte di una persona. L’abbondanza del cibo e delle bevande esprimono l’augurio di pace e felicitŕ per il defunto.


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  3. La religione.

    Gli Zingari non hanno una religione propria, non riconoscono un proprio dio, né sacerdoti, né culti originari. Sembrerebbe singolare che un popolo non abbia coltivato nel corso dei secoli credenze particolari in merito alla divinitŕ, neppure in forme primitive di tipo antropomorfico o totemico. Il mondo del soprannaturale č costituito dalla presenza di una forza benefica, Del o Devél, e di una forza malefica, Beng, contrapposte fra di loro in una sorta di zoroastrismo, probabile residuo di influenze che tale credo ebbe sui gruppi che in epoca remota attraversarono la Persia.
    Vi č poi, nelle credenze zingare, una serie indefinita di entitŕ, presenze che si manifestano soprattutto di notte.
    Per quanto riguarda la religione, in genere gli Zingari sembrano essersi adeguati nel corso della storia alle confessioni vigenti nei paesi ospitanti, ma la loro adesione pare essere piuttosto esteriore e superficiale, con prevalente attenzione agli aspetti coreografici di cerimonie quali processioni, pellegrinaggi, proprie di una religiositŕ popolare ancora largamente coltivata in ambito cattolico.
    Un segnale di cambiamento č dato dalla diffusione del movimento pentecostale avvenuta a partire dagli anni 50 attraverso la Missione Evangelica Zigana, sorta in Francia.
    A seguito di ciň si sono tuttavia registrate profonde lacerazioni all’interno di molte famiglie dovute ai radicali cambiamenti di costume che tale adesione impone e che trovano spiegazione nella natura fondamentalista del movimento religioso in questione.
    Tali imposizioni finiscono talvolta per indurre gli Zingari ad un rifiuto delle loro peculiaritŕ culturali, anche se molto dipende dalla capacitŕ di critica e di discernimento di ciascun individuo.



top Parte terza: le prospettive in rapporto ai mutamenti della cultura romaní.


La cultura degli Zingari, rappresentata da un complesso di tradizioni e credenze, č in fase di costante mutamento ed in taluni casi essa si va disgregando in maniera irreversibile di fronte alla cultura egemone della societŕ sedentaria.
Vi sono tuttavia dei cambiamenti che lasciano intravedere un cammino verso una presa di coscienza diffusa tra Rom, Sinti e Gitani.
Sul piano sociale e politico nel corso degli ultimi anni si č andata delineando una maturazione che ha suscitato la nascita di forme associative e di movimenti di portata internazionale.
Risale alla metŕ degli anni 60 la fondazione dell’Unione Internazionale Romaní, seguita dalla nascita di numerose altre Organizzazioni Zingare sorte nel corso dell’ultimo trentennio a sostegno della causa della minoranza zingara ed a tutela della loro cultura. Alcune di esse vedono la partecipazione congiunta di Zingari e gagé, altre sono invece gestite esclusivamente da appartenenti alle diverse comunitŕ zingare.
Ci troviamo quindi dinanzi ad una realtŕ complessa e talvolta difficile da decifrare.
In mezzo a situazioni di disgregazione sociale ed alla perdita di identitŕ sorgono segnali contrapposti di speranza e di rinnovamento che testimoniano di una ribellione ad un destino amaro.
Tutti noi siamo chiamati a difendere il diritto alla diversitŕ; una diversitŕ che, nel caso degli Zingari, puň forse contenere degli aspetti che per molti sono difficili a capire e da condividere. Occorre perň essere consapevoli che talune forme di "devianza sociale" non sono peculiari alla cultura romaní ma, spesso, sono la conseguenza del secolare rifiuto opposto loro dalle societŕ circostanti.
Gli Zingari costituiscono forse l’ultima sfida ad un modello di vita abbarbicata alla speculazione ed al cemento: il loro futuro dipende, in ultima istanza, da ognuno di noi. Essi continueranno ad esistere nella misura in cui la societŕ dei gagé (non-zingari) saprŕ non essere indifferente di fronte alle loro ansie, ai loro problemi ed alle loro aspirazioni.


Plaça del Poble Romani (Barcellona)

Piazza del Popolo Rom a Barcellona (Spagna)




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La poesia degli Zingari


La letteratura zingara "scritta" č formata in primo luogo dalla trasposizione per iscritto della tradizione orale.
Al suo interno trova posto un'ampia produzione poetica, espressione dei sentimenti che nascono dalle esperienze di vita quotidiana o dal desiderio di una riscoperta dei valori tradizionali fondamentali.
Il processo di emancipazione sul piano sociale e politico iniziato negli ultimi decenni ha posto le basi per la formazione di un’élite intellettuale zingara. La riscoperta di valori importanti, tra cui l’uso della lingua materna, ha tra le altre cose, indotto alcuni Rom e Sinti tra i piů sensibili a far compiere un salto di qualitŕ alla tradizione narrativa zingara, favorendo un passaggio dalla forma orale alla forma scritta.
Un esempio della sensibilitŕ che sgorga dall'animo dei Rom e dei Sinti ci viene data da queste poesie composte da vari autori appartenenti a gruppi diversi.



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Nascita nell'accampamento

Son nato tra le vecchie tende,
in mezzo al vociare degli Zingari
che narrano al lume di luna
la favola d' un bianco paese lontano.

Son nato nella miseria, tra i campi
lungo il Beli Vit, sotto i piangenti salici,
dove l'angoscia trivella i cuori
e la fame pesa nella bisaccia della farina.

Son nato in un giorno triste d'autunno,
lungo la strada avvolta nella nebbia,
dove il bisogno piange assieme ai piů piccini
e il dolore stilla terso tra le ciglia.

Son nato, e la mia madre moriva.
Il vecchio padre mi lavň nel fiume:
per questo č forte oggi il mio corpo
ed il sangue mi scorre dentro impetuoso.



  Semso Avdic, poeta rom   top

Semso Avdic

Rom xoraxano nato a Banja Luka l'11/2/1950 da una famiglia ormai sedentarizzata.
Divenuto adulto Semso decise di chiudere per sempre l'uscio di casa e di ridiventare nomade, realizzando in tal modo un sogno che egli aveva fin da bambino.
Egli vive con perfetta coerenza la sua scelta, condividendo gioie ansie e dolori della sua gente, spostandosi di paese in paese, subendo spesso i torti e le umiliazioni che la societŕ dei gagé impone a chi vive in maniera diversa.
Vincitore del terzo premio di poesia nell'edizione 1986 del concorso "Nosside" (Messina), egli esprime attraverso parole semplici sentimenti profondi ed intensi.

       

Rac saví ni bistarav

Sováv ánde mi kampína
ashunáv avrí, varéko galamí,
ushtilém sa chidén pe te ladén,
den ma muj po anáv
e pachardé tradén.
Dikháv me chavrrén
sar guglé sovén
e naj tsiknorré vazdáv
achilá lésko thán chingó,
morá te ladá? so te kerá?
ináj prvo drom, ni merá.
Ali gejá tsiknorró
ni asvín ni muklá
iziló ánde mi angáli
e vah phutardá
tála péste darátar o than mutardá.
An dji pharipé pelá mánge
e rroméski bax, akushlém prvo drom
kaj sem bijandó bibaxtaló
the kaj sem bijandó sar Rrom.

Una tragica notte

Dormivo nel mio carrozzone
quando udii qualcuno gridare,
mi alzai pronto a fuggire
ma mi chiamarono per nome,
erano i gendarmi.
Vedevo i miei bambini
dormire dolcemente
presi in braccio il piů piccolo
lasciando il suo giaciglio bagnato,
bisognava scappare? che fare?
non era la prima volta.
Quel piccolino non pianse
si stirň tra le mie braccia
aprě le mani
ma dalla paura
fece pipě in terra.
Nel cuore allora sentii forte il peso
del destino degli Zingari,
per la prima volta imprecai
per essere nato sfortunato
e per essere nato Zingaro.

Ánde mol hi o chachipé

Ánde mol hi o chachipé
i sa me tehariná
sa mi túga the mi bax,
me asvá, mo barvalipé,
mi ljubáv, mo sastipé.
Man víshe níko ináj po thém,
ináj ma amalá,
josh sámo achilá mi tsáhra,
me ichardé chemáne,
me teharináke bahvaljá.
Bistardém kaná trézno semá
mo razúm e mol lijá.
Kaná meráva, mató ka aváv.
Pála nikaté ináj shukár,
mánge hi shukár i gadijá.

In vino veritas

Nel vino č la veritŕ
e tutti i miei mattini
tutta la mia tristezza e la mia fortuna
le mie lacrime, la mia ricchezza,
i miei amori, la mia salute.
Non ho piů nessuno al mondo,
non ho amici,
mi č rimasta solo la tenda,
i miei violini spezzati,
i miei venti mattutini.
Ho dimenticato il tempo
in cui ero sobrio
la mia ragione se l'č presa il vino.
Quando morirň
sarň anche allora ubriaco.
Per gli altri cosě non č bene,
ma a me sta bene cosě.


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    Spatzo (Vittorio Mayer Pasquale)

Spatzo nella lingua dei Sinti Estrekárja significa "uccellino, passero", un soprannome che ci richiama al senso di quella libertŕ spesso rievocata da questo poeta che nel corso della sua vita ha conosciuto momenti di intensa sofferenza. Attraverso le sue poesie, di fronte alle avversitŕ della sorte, Spatzo ci dimostra di aver saputo conservare intatta quell'anima zingara fatta di cose semplici ed immediate.

       

 

Libertŕ

Noi Zingari abbiamo una sola religione: la libertŕ.
In cambio di questa rinunciamo alla ricchezza, al potere, alla scienza ed alla gloria.
Viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Quando si muore si lascia tutto: un miserabile carrozzone come un grande impero.
E noi crediamo che in quel momento sia molto meglio essere stati Zingari che re.
Non pensiamo alla morte. Non la temiamo, ecco tutto.
Il nostro segreto sta nel godere ogni giorno le piccole cose
che la vita ci offre e che gli altri uomini non sanno apprezzare:
una mattina di sole, un bagno nella sorgente,
lo sguardo di qualcuno che ci ama.
E' difficile capire queste cose, lo so. Zingari si nasce.
Ci piace camminare sotto le stelle.
Si raccontano strane cose sugli Zingari.
Si dice che leggono l'avvenire nelle stelle
e che possiedono il filtro dell'amore.
La gente non crede alle cose che non sa spiegarsi.
Noi invece non cerchiamo di spiegarci le cose in cui crediamo.
La nostra č una vita semplice, primitiva.
Ci basta avere per tetto il cielo,
un fuoco per scaldarci
e le nostre canzoni, quando siamo tristi.

Hom jek Sínto

Hom jek Sínto
giváva stíldo
dre i láida
mánge kók'ro.
Pijáva i líxta
fon u kam.

An u súni
kedáva u róze
an sáki gárta.
K'ráva túke króna
mit u céle stérni
fon u bolabén,
mit u céle stérni
fon u hímlo.

Dúnkel gibén
kána kók'ro hal
mit i túga
dren i tséla.
Rovéla mur gi
u frái gibén,
rovéna mar jáka.

Mit u tréni
dióm pre p'u flígi
fon jek schválba:
Den man mur frái gibén.
Mekén te meráp
tel jek tíkni tána,
har jek Sínto.

Sono un Sinto

Sono un Sinto
vivo in carcere
solo
nel mio dolore.
Bevo la luce
del sole.

Nei miei sogni
raccolgo i fiori
di tutti i giardini.
Intreccerň per te una corona
con tutte le stelle
del cielo,
con tutte le stelle
dell'universo.

Vita oscura
quando sei solo
con la tristezza
nella miseria.
Piange il mio cuore
la vita libera,
piangono i miei occhi.

Con le lacrime
ho scritto sulle ali
di una rondine:
rendimi la mia libera vita.
Che io possa morire
sotto un piccolo pino,
come un Sinto.

U star nágli

Penéla u parmísso:
Star nágli hísle peráit
Fir ti kerén ti merél i Retáres.

Jek vintákri ciáj dikjás,
Forpái ap i hígla,
Har giálesli ap u drom fon u vélto.

Jek kórkoro ciordásli,
U kurmáskro na haiciardáspes.

Unt Jov viás kiáke nágaldo.
Mit trin nágli ap u kráizo.

U stárto náglo ciás i sinténgro gi
mit i láida fon u Retári.

Penéla u parmísso.

I quattro chiodi

Dice la leggenda:
Quattro chiodi erano forgiati
per far morire il Redentore.

Li vide una figlia del vento
che valicava il colle
nel suo andare per le strade del mondo.

Uno appena ne sottrasse,
che il soldato non s'accorse.

E Lui cosě fu crocifisso,
con tre chiodi soltanto.

Il quarto chiodo accomunň il dolore
dei Sinti al Redentore.

Dice la leggenda.

18/5/2005

Spatzo ci ha lasciati.

La malattia che lo aveva colpito negli ultimi mesi non lasciava speranza ma la notizia della scomparsa di una persona cara ci trova comunque sempre impreparati.
Chi, come me, ha avuto la fortuna di incontrarlo condividendo sentimenti, emozioni ed ideali piange oggi la perdita di un amico e di un fratello.

Egli stato un esempio di amore per la propria gente e per le sue tradizioni.
Latcho drom, pral! Tu tsches imar an mengre Herz!

S.F.

 



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Questa poesia č stata scritta (nel 1999) da me nell'idioma dei Sinti Piemontesi con l'augurio che essi non dimentichino la lingua dei loro padri. Purtroppo sono consapevole che si tratta di un augurio tardivo dal momento che l'abbandono della lingua materna costituisce ormai un processo irreversibile in questa fase storica.
Nel nostro mondo asservito al capitalismo ed al consumismo la gente impara le lingue solamente se queste gli servono. Forse occorre cominciare a capire che si puň imparare (o re-imparare) una lingua per servire ad essa, per far sě che non muoia ma continui ad esistere come un pezzo importante dell'identitŕ di un popolo...

 

Cib marí

             

Lingua nostra

Kamáva tu
cib marí.
Tu sal bravalí ta ciororí
sar jamén.
Kántu sam bibaxtalé
ménge tu déssa le láu par te rovás,
kántu sam kontán
ménge tu déssa le láu par te sas,
kántu si-amén bróxa te garavássa men
tu, cib marí, déssa ménge ne vast.

But pirdál méncia
pren sa le dromá do vélto,
sálas i jag da maré giljá,
ma kaná
andrén kalá džungalé pláse
kaj cidéna men le gadžé
tu meréssa ne písla óni divés,
sar jamén.

Se našavássa tu
nínge jamén sam našadé.
Šunén ciavalé,
šun ternibén,
maré puré Sínti
mukjén-le ménge
kajá šukár, gulí cib.
Na bistarás la,
sikavás la kaj maré ciavé,
indžarás la sémpar méncia
sar o kórkoro braválimo
ke si-amén.

              Ti amo,
lingua nostra.
Tu sei ricca e povera
come noi.
Quando siamo tristi
tu ci dai le parole per piangere,
quando siamo contenti
tu ci dai le parole per rallegrarci,
quando dobbiamo nasconderci
tu, lingua nostra, ci aiuti.

Tu hai viaggiato insieme a noi
lungo le strade del mondo,
eri il fuoco delle nostre canzoni,
ed ora
in questi terreni malsani
che i gagé ci riservano
tu muori un poco ogni giorno,
come noi.

Se ti perdiamo
anche noi saremo perduti.
Ascoltate, ragazzi,
ascolta gioventů,
i nostri vecchi Sinti
ci hanno lasciato
questa bella dolce lingua.
Non dimentichiamola,
insegniamola ai nostri figli,
conserviamola sempre con noi
come l’unico tesoro
che ci appartiene.



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La bandiera e l'inno dei Rom

 

GELEM.WAV (621 Kb)

UPRÉ ROMÁ

ALZATEVI, ROM

Djelém djelém lungóne droméntsa,
Maladilém baxtalé Rroméntsa.
Ah, Rromalé, katár tumén avén,
E tsahréntsa, baxtalé droméntsa.
Ah, Rromalé,
Ah, Chavalé.
Vi man sasí ekh barí famílija,
Mudardá la e Kalí Legíja;
Avén mántsa sa e lumnjátse Rromá
Kaj phutajlé e rromané droméntsa.
Áke vrjáma, ushtí Rromá akaná,
Amén xudása mishtó kaj kerása.
Ah, Rromalé,
Ah, Chavalé.
Ho viaggiato lungo molte strade,
Ed ho incontrato dei Rom felici.
Ditemi da dove arrivate
Con le vostre tende
Su queste strade del destino?
Oh, Rom,
Oh, giovani Rom.
Anch'io avevo una grande famiglia ,
Ma la Legione Nera l'ha sterminata;
Venite con me, Rom del mondo intero.
Percorreremo nuove strade.
E' ora , alziamoci,
E' venuto il momento di agire.
Oh, Rom,
Oh, giovani Rom.





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Associazioni ed Organizzazioni


L'elenco qui di seguito č stato compilato sulla base dei dati disponibili al momento dell'attualizzazione di questa sezione (febbraio 1998).
Non si escludono inesattezze o imprecisioni dovute ad informazioni non corrette o a possibili variazioni intervenute di recente (cambi d'indirizzo e di numeri telefonici, cessazioni, ecc.).

E' peraltro opportuno precisare che le diverse realtŕ associative operano in modo autonomo e spesso esprimono sensibilitŕ diverse e che l'inclusione in questa lista non impegna necessariamente l'autore della pagina ad una condivisione sui contenuti e sulle finalitŕ perseguite dalle singole associazioni.



Con Álaga, Rom Xoraxanó Associazione "Bahrtalé Ciavré"
c/o V. Ahmetovic
80100 Napoli
Tel. 0338 / 8971411

Associazione "Cidamen"
c/o A.D.M.
Via dell'Osservatorio 31/B
50144 Firenze
Tel. 055 / 452418
Fax 055 / 4250483

Associazione Culturale Rom
Via Caldaro 11
39017 Appiano - Eppan (BZ)
Tel. 0461 / 654285

Associazione Italiana Zingari Oggi (A.I.Z.O)
Corso Monte Grappa 118
10145 Torino
Tel. 011 / 7496016

A.N.I.S.I.P.
(Associazione Nazionale Internazionale Spettacoli Itineranti Parchi e Circhi)

Piazza Vittorio 144
00185 Roma
Tel. 06 / 4462990

Associazione Rom "Rasim Sejdic"
c/o Kasim
Vicolo Savini
00147 Roma
Tel. 0338 / 2766056

Associazione "Romanó pála Tetehára"
(Rom per il Futuro)

c/o
R.d.B-C.U.B.
C.so Marconi 34
10125 Torino
Tel. 0338 / 5819416

Associazione "Sucar Drom"
Via L. Guerra 23
46100 Mantova
Tel. 0376 / 360643
Fax. 0376 / 325440
 

Centro Culturale Zingaro "Thčm Romanó"
Via Santa Maria Maggiore 12
66034 Lanciano (CH)
Tel. e fax 0872 / 714760

Centro di Documentazione Zingara (Opera Nomadi)
Via Ivrea 47
10156 Torino
Tel. 011 / 2622302

Centro Studi Zingari
Via dei Barbieri 22
00186 Roma
Tel. 06 / 6833181

Cooperativa "Phralipé"
c/o Opera Nomadi Lazio
c/o Scuola Media Statale "C.A.Cortina"
Via Carlo Alberto Cortina 70
00159 Roma
Tel. 06 / 4381933 - 43598509
Fax: 06 / 4386259

Missione Evangelica Zigana
c/o Assemblee di Dio in Italia
Via Pasubio, 25-E
20063 Cernusco sul Naviglio (MI)

Opera Nomadi
Via della Guglia 69/a
00186 Roma
Tel. 06 / 6780996
Fax: 06 / 6780972

Romano Drom
Cooperativa di Solidarietŕ Sociale

Via Carlo Marx 12
20153 Milano
Tel. e fax 02 / 98170365

Romano Komiteto ande Italia
c/o Bruno Morelli
Via Genova 62
67051 Avezzano (AQ)
Tel. 0863 / 25462

Societŕ Torinese "Romaní Bucí"
c/o Remsija Sulejmanovic
c/o Campo Nomadi Strada Arrivore
10156 Torino
Tel. 011 / 2423187

Solidarietŕ Nomade
c/o Comunitŕ di S.Egidio
P.zza S.Egidio 3
00153 Roma
Tel. 06 / 5895945 - 5806883

U.N.I.R.S.I.
(Unione Nazionale Internazionale Rom e Sinti in Italia)

c/o Opera Nomadi Lazio
c/o Scuola Media Statale "C.A.Cortina"
Via Carlo Alberto Cortina 70
00159 Roma
Tel. 06 / 4381933 - 43598509
Fax: 06 / 4386259

U.N.P.R.E.S.
Ufficio Nazionale per la Pastorale tra Rom e Sinti

c/o Fondazione Migrantes
Via Aurelia 481
00165 Roma
Tel. 06 / 6640096 - 6640097
Fax 06 / 6620530

 


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top Si ringrazia:

 


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