Michele Mannoia
ZINGARI, CHE STRANO POPOLO1
XL edizioni, Roma

 

Zingari,che strano popolo! è il titolo di un saggio pubblicato in aprile dalla casa editrice XL di Roma. Il suo autore, Michele Mannoia, si occupa di criminalità minorile ed ha affrontato la realtà dei nomadi in alcune sue precedenti pubblicazioni.

 

Questo lavoro, di taglio sociologico, investiga con competenza su diversi aspetti della società zingara soffermandosi in particolare sulla scolarizzazione e sul disagio di una comunità per sua natura eterogenea; quando si parla di Zingari infatti ci si riferisce ad un “mondo di mondi”, secondo l’espressione usata dall’antropologo Leonardo Piasere.

 

Il primo capitolo, costituito da una carrellata di notizie storiografiche, si conclude con dati statistici aggiornati sulla presenza zingara in Italia facendo luce sull’origine dei diversi gruppi; una tabella riporta inoltre la presenza stimata in ognuno dei 15 Stati che costituivano l’Europa comunitaria prima che i paesi dell’est entrassero a farne parte.

 

Non a torto l’autore fa rilevare che nei confronti degli Zingari grava oggi una sorta di disattenzione su scala nazionale ed internazionale e che il processo di autodeterminazione stenta a decollare; malgrado questo però esistono strumenti giuridici che, se opportunamente applicati, sono in grado di promuoverne la tutela così come avviene per altre minoranze.

 

Più volte nel corso del suo libro Mannoia cita Nando Sigona, autore di una saggio sulla medesima questione, dal suggestivo titolo “Figli del ghetto: gli italiani, i campi nomadi e l’invenzione degli zingari” in cui viene messo in luce l’uso strumentale che si fa di categorie quali nomadismo e stanzialità.

 

E’ infatti un diverso approccio alla realtà ad ostacolare maggiormente la comunicazione, come ci testimonia anche Marco Revelli in “Fuori Luogo”, diario di un’esperienza di vita condivisa con i Rom rumeni a Torino.

 

La disattenzione denunciata da Mannoia è la fase più recente di un processo in cui per secoli la figura dello zingaro è stata oggetto di diffidenza, persecuzioni o mitizzazioni. In ogni caso la negazione del diritto ad un’esistenza diversa è la causa che ancora ai giorni nostri determina situazioni di emarginazione e di emergenza criminale; si tratta di fenomeni che si inseriscono all’interno della complessa realtà migratoria e che, in assenza di interventi, sono destinati a riprodursi nel tempo.

Scolarizzazione ed inserimento nel tessuto produttivo costituiscono quindi una cartina di tornasole attraverso cui è possibile cogliere il grado di integrazione di una data comunità minoritaria nel contesto socio-economico circostante.

 

L’esperienza scolastica dei Rom è generalmente precaria e segnata da discontinuità; il modello educativo offerto è spesso lontano dalle loro esperienze quotidiane. Eppure è solo attraverso la scuola che ai Rom, come a chiunque, viene data la possibilità di progettare il proprio futuro.

La scommessa è quindi favorire percorsi di istruzione e di integrazione evitando un’assimilazione forzata ed una perdita dei valori di origine.

 

 

 

 

Nomadi a Palermo (foto di Franco Prestifilippo - http://www.francoprestifilippo.com/ )

 

 

Proseguendo nella sua analisi l’autore affronta le conseguenze del disagio sociale in cui viene messo in luce un allarmante ricorso ad un modello punitivo che appare più marcato nei confronti della criminalità minorile straniera e nomade. Attraverso testimonianze raccolte tra gli operatori del settore confrontate con cifre che puntualizzano l’ampiezza del fenomeno si afferma che esiste una notevole difficoltà nell’applicare ai minori stranieri e nomadi misure pensate per promuovere una crescita responsabile degli adolescenti che entrano nel circuito penale.

 

Il capitolo riporta numerose statistiche difficilmente reperibili in altre fonti. Caratterizzante di questo testo è inoltre l’analisi sulla realtà di Palermo, dove la presenza zingara, costituita da una cinquantina di famiglie di origine kosovara serba e montenegrina, si concentra nel campo sosta della Favorita. Istituito a metà degli anni novanta il campo ospitò dapprima famiglie Rom in precedenza stanziate nei quartieri Zen 1 e Zen 2, di cui è nota la natura particolarmente difficile e che nel settembre del 1991 vide il lancio di bombe incendiarie all’interno delle abitazioni abusivamente occupate da Rom kosovari. Nel 1998 alla Favorita giunsero anche i Rom serbi sfrattati da altre zone della città.

 

Malgrado la compresenza di diverse etnie e di Rom ortodossi e musulmani, Mannoia riferisce di una convivenza accettabile sia tra i Rom che nei confronti della popolazione sedentaria. Questo non impedisce tuttavia che la comunità zingara viva una crisi acuta frutto dell’emarginazione causata anche da analfabetismo e da difficoltà ad elaborare un progetto per il proprio futuro.

Il capitolo conclusivo - tra tolleranza e pregiudizio - offre infine al lettore una chiave di lettura per meglio comprendere coloro che sono culturalmente lontani da noi e che per questo vengono identificati con il termine “stranieri”, cioè “strani” nel loro modo di comportarsi.

 

Sebbene come ogni libro che contiene dati statistici sia destinato ad un più rapido “deperimento” a causa del continuo mutare delle situazioni messe a fuoco attraverso i numeri, la ricerca svolta da Michele Mannoia, corredata da testimonianze e da un’esaustiva bibliografia, aiuta ad entrare nel merito di questioni che sono alla base di quello che viene il più delle volte liquidato come “problema zingari”, definizione generica che spesso costituisce un comodo alibi per le inadempienze istituzionali. E’ di per sé ovvio che non esiste un “problema zingari” in quanto tale ma che esistono numerosi problemi che attanagliano le diverse comunità rom e sinte presenti sul territorio di ogni nazione e che per ciascuno di essi vanno ricercate risposte adeguate.

 

Da minoranza esclusa gli Zingari debbono poter diventare protagonisti ed essere chiamati a partecipare alle decisioni che riguardano il loro avvenire. Per quanto questo costituisca una difficile sfida è l’unica strada che si concilia con il rispetto della loro identità e della loro diversità poiché qualsiasi decisione imposta dall’esterno parte da un presupposto di ineguaglianza ed è per questo destinata a fallire o a produrre danni irreversibili.

 

Il libro, che nel mese di maggio è stato presentato alla Fiera del Libro di Torino, costituisce senz’altro un prezioso contributo per ricercatori e studiosi ed in particolare per gli operatori in campo sociale che a vario titolo contribuiscono a mantenere aperti i canali di comunicazione tra realtà che quasi ovunque coesistono senza riuscire a dialogare.

 

Tuttavia, il lettore interessato a conoscere usi e costumi di questo “strano popolo” dovrà rivolgersi altrove dal momento che in questo libro poco o niente si narra delle “stranezze” antropologiche del popolo Rom.

 

 S.F.

 

 

 

1 pp. 190 - € 16 - XL Edizioni, via Boccea 88 - 00167 Roma  - sito internet: http://www.xledizioni.com/