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2002


Aprile 1997 - Aprile 2002: cinque anni di "O Vurdón"

 

Nel mese di aprile del 2002 il sito "O Vurdón" compirà cinque anni.

Costruito con il modesto obiettivo di presentare in modo sintetico alcuni aspetti della storia e della cultura di Rom e Sinti, nel corso di questi anni "O Vurdón" è divenuto uno tra i siti più completi sull’argomento in lingua italiana.

Sono molte le persone che in un modo o in un altro hanno contribuito a farlo crescere (la posa del contatore è successiva di due anni alla creazione del sito ed è quindi ragionevole pensare che la cifra totale si aggiri attorno ai ventimila visitatori in cinque anni). In primo luogo il mio pensiero ed il mio più sentito grazie va agli amici che hanno generosamente tradotto la pagina principale nelle diverse lingue in cui essa è presente (i nomi di queste persone sono indicati in fondo alle stesse pagine), quindi a tutti coloro che hanno collegato "O Vurdón" con le loro pagine e a quanti hanno utilizzato il mio sito per approfondire la propria conoscenza sul mondo “romanó”.

L’esistenza di "O Vurdón" ed in generale la navigazione in Internet alla ricerca di siti dedicati al mondo zingaro mi ha riservato enormi soddisfazioni e piacevoli sorprese, mi ha fatto conoscere ed incontrare nuovi e vecchi amici.

In Italia e nel mondo molte cose sono accadute ma per Rom e per i Sinti  la cronaca continua a registrare situazioni di difficoltà e di emarginazione.

Cambiano i governi ma la disattenzione per i problemi del mondo zingaro permane. Non sarà certo questo governo di centro-destra, intriso di elementi piduisti fascisti e xenofobi, ad adottare provvedimenti che possano favorire l’emancipazione delle popolazioni nomadi o di origine nomade, ma bisogna onestamente dire che nemmeno il centro-sinistra che lo ha preceduto ha dato prova di grande sensibilità (per capire a cosa mi riferisco basta rileggersi la cronaca degli avvenimenti di Via dei Gordiani a Roma, quando Sindaco della capitale era l'attuale leader dell'Ulivo, l'On. Francesco Rutelli).

"O Vurdón" è stato finora ospite di siti quali Geocities e Xoom, organizzazioni alle quali va il mio ringraziamento per lo spazio gentilmente concesso, ma a partire dal prossimo mese di aprile, quinto anniversario della sua creazione, "O Vurdón", come già annunciato nella prima pagina, avrà il proprio dominio: http://www.vurdon.it.

Un quinto anniversario preceduto da un altro avvenimento importante, la pubblicazione della pagina principale in lingua romani, resa possibile grazie all’aiuto prezioso dell’amico Alexandro Avraham.

E con queste poche righe, editoriale tardivo per l’anno in corso, anche la sezione "la Pentola di Rame" riprende vita.

Ancora una volta mi permetto di ricordare ai lettori che il sito "O Vurdón" (in particolare attraverso questa rubrica) è aperto alla collaborazione di tutti.

Nais tumenge ai t’aven baxtale! (grazie e buona fortuna !)

S.F.

 


Novembre 2002

 

 

TEATRO STABILE TORINO

Stagione 2002/2003

Teatro Gobetti, dal 5 al 10 novembre 2002 – Prima nazionale

SEPPELLITEMI IN PIEDI

Racconto di voce e di musica dal libro di Marco Revelli “Fuori luogo”
testo di Remo Rostagno, Beppe Rosso, Filippo Taricco
con Beppe Rosso, Miki Paunkovic e Milan Paunkovic
scrittura scenica di Remo Rostagno
scene e luci di Lucio Diana e Andrea Violato
arrangiamento musicale di Paolo Pizzimenti
movimenti scenici di Maria Consagra
aiuto regia Paola Zecca
impostazione alla vocalità Marcella Amoruso

Teatro Stabile Torino

A.C.T.I. Teatri Indipendenti - Viartisti Teatro Teatrimpegnocivile

scheda dello spettacolo (doc)

 

 

Qualche riflessione "a caldo" dopo aver assistito allo spettacolo... (9/11/2002)

 

Non sono un frequentatore di teatri (soprattutto per mancanza di tempo e di denaro). Per questo non mi ritengo qualificato a scrivere la critica di uno spettacolo teatrale. Sono, però, un frequentatore di Zingari (il perché ed il percome non sto qui a raccontarlo. Questo sito ne è in una piccola misura la testimonianza). E perciò in questo caso mi ritengo qualificato a dire alcune cose sulla rappresentazione messa in scena da Beppe Rosso "SEPPELLITEMI IN PIEDI" al Teatro Gobetti di Torino dal 5 al 10 novembre.

A costo di sentirmi poi dire che il mio è un giudizio troppo generoso (forse - lo ammetto - sbilanciato dalla passione per il mondo dei Rom) non posso fare a meno di affermare che quello spettacolo mi è piaciuto.

Sì, mi è piaciuto davvero molto per una serie di ragioni: per la bravura di Beppe Rosso e dei musicisti, per la simpatia coinvolgente di Milan Paunkovic, violinista-contrabbassista-istrione (se qualcuno ha visto il film di Toni Gatlif "Gadjo Dilo" non potrà fare a meno di paragonare Milan a Izidor, il vecchio Rom che accoglie nella sua casa Stéphane, lo "straniero pazzo").

Sullo spettacolo non vorrei dire troppe cose, sarebbe la cronaca della rappresentazione di altre cronache. La sobrietà della scena aiuta a mantenere desta l'attenzione sul racconto che parte tra allegorie e metafore e che a poco a poco si trasforma nella narrazione di fatti, fatti veri, dolorosi, fatti di cui Torino è stata testimone.
Il chiodo maledetto, il quarto chiodo della croce di Cristo, forgiato - secondo la leggenda - da un Zingaro, sta all'inizio della storia. Quel chiodo che diventa una persecuzione e che costringe lo Zingaro, gli Zingari, a spostarsi continuamente. Quel chiodo che tradotto nella realtà vuole dire intolleranza, emarginazione, rifiuto... intolleranza, emarginazione, rifiuto, olocausto... e poi di nuovo intolleranza, emarginazione ed una persecuzione (una tra tante) che alla fine degli anni novanta si è fatta così violenta da costringere intere comunità di Rom a fuggire dalla Romania "liberata dal comunismo" e divenuta - come il resto dei paesi dell'Est - prigioniera dei nazionalismi e dei più bassi istinti umani.
Alcune centinaia di Rom rumeni, uomini, vecchi, donne e bambini piovuti nell'autunno del 1998 (*) come una meteora in un lembo di terra tra la "grande città" (Torino) e la "piccola città" (Venaria) diventano nel giro di poco tempo un caso politico, sociale e soprattutto umano (anche se in questa storia ci sarà molta burocrazia e ben poca umanità). Una vicenda che viene ripercorsa a posteriori da Marco Revelli nel suo libro "Fuori Luogo" (*) a cui si ispira lo spettacolo di Beppe Rosso. Poi, nel febbraio dell'anno successivo, l'epilogo. Un epilogo triste per una storia brutta perché sempre e ovunque queste cose accadono è davvero difficile schierarsi al fianco dei deboli, degli Zingari, di quelli che a volte rubano portafogli e catenine. E' più facile sostenere i potenti, quelli dal sorriso smagliante. E magari eleggerli, mandarli in Parlamento, farli governare... anche se poi quei potenti sono ladri di Giustizia (ma questa è un'altra storia). Davanti ad uno zingaro è più facile indignarsi. In fondo, si sa, "è uno che non accetta le regole".

Il teatro - dice Beppe Rosso - non risolve i problemi. Ma forse - aggiungo io in conclusione, e ne sono convinto dopo averlo visto in scena - può aiutare a prevenirli costringendo le persone (e le Istituzioni) ad interrogare le proprie coscienze. Per questo mi sembra che denunciare oggi quegli eventi sia un modo coraggioso per restituire dignità a quei Rom ed a tutti coloro che sono ogni giorno derubati dei loro diritti e del loro futuro.

Sergio Franzese

 

(*) vedere la Sezione "archivio" (anni 1998-1999)

 

 

Beppe Rosso

 

Milan Paunkovic   Miki Paunkovic

 


ZINGARI FUORI LUOGO
Intervista in pubblico
Teatro Gobetti, venerdì 8 novembre 2002

  Sempre presso il Teatro Gobetti venerdì 8 novembre si è svolto un incontro nel corso del quale il giornalista Marco Neirotti, redattore delle pagine culturali de La Stampa ha intervistato in pubblico Beppe Rosso e Marco Revelli oltre ad altri personaggi legati a vario titolo allo spettacolo o all'argomento di cui esso tratta; tra di essi Filippo Taricco e Remo Rostagno, coautori di Seppellitemi in Piedi, Emilio Pozzi, docente di storia del teatro e direttore del periodico Teatri della diversità, Silvio Coraglia, funzionario dell'Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Torino e Giovanna Boursier (impropriamente definita da Neirotti "studiosa dei Rom". Mi auguro che non sia così, non perché Giovanna Boursier non sia davvero studiosa e competente, ma perché voglio ben sperare che l'oggetto dei suoi studi non siano i Rom ma siano invece la loro storia, le loro tradizioni, ecc. E' una sfumatura che, a mio avviso, fa la differenza. Le parole sono importanti e denotano l'impostazione del rapporto tra gagé e Rom. In questo caso denotano un'impostazione che a me sembra non corretta).
A parte questa puntualizzazione l'incontro è comunque servito a trasmettere al pubblico presente (non troppo numeroso per la verità) un'immagine delle comunità zingare presenti a Torino e dintorni.

Il tutto ovviamente sintetizzato attraverso pochi e brevi interventi a fronte di una realtà composita e in continua evoluzione.
Voci, esperienze e stati d'animo diversi per raccontare di Zingari e di rapporti difficili. Diversi anni fa sulla rivista Lacio Drom, insieme ad una mia traduzione in sinto piemontese della lettera scritta nel 1855 dal capo pellerossa Seath al presidente americano Franklin affermai (e l'ho scritto ancora da qualche parte in questo sito) che gli Zingari sono i Pellerossa d'Europa. Mi è piaciuto sentirlo riaffermare da Beppe Rosso e da altri nel corso del dibattito, ma vorrei che ci fossimo sbagliati. Sì, perché la fine di un popolo libero e fiero per mano di un sistema potente ma che allo stesso tempo si sente minacciato dalla diversità al punto da annientarla denota la malvagità di quel sistema. Quando ad essere considerato "nemico" è il diverso (ed il più debole) la vittoria ottenuta annientandolo equivale ad una sconfitta della ragione...

S.F.

 

La fotografia riprodotta sul dépliant "Zingari fuori luogo" è di Sara Elter, fotografa torinese, autrice delle mostre fotografiche "Rom di Romania" e "I Sinti di Via Lega 50", esposte nella Sala Colonne del Teatro Gobetti in concomitanza con le recite.

 


Dicembre 2002

 

RABARI - Gli ultimi nomadi
di Francesco d'Orazi Flavoni

 

RABARI – Gli ultimi nomadi è un libro scritto da Francesco d'Orazi Flavoni e pubblicato nel 1998 dalla piccola casa editrice Stampa Alternativa nella collana "Grande Fiabesca".

Esso costituisce un documento importante per approfondire la conoscenza di una delle popolazione zingara dell'India.

L'accurata descrizione di aspetti storici ed antropologici si accompagna ad una raccolta di 220 immagini (di cui 22 tavole a colori). L'autore infatti segue un percorso di scoperta all'interno di questa e di altre culture attraverso l'immagine fotografica.

D'Orazi Flavoni è un rappresentate diplomatico italiano il quale - come afferma Tiziano Terzani nella prefazione al volume - coglie l'opportunità di arricchimento e conoscenza guardandosi attorno nel paese in cui vive.

Ed il lettore non può che compiacersi per la sua capacità nel catturare e ritrasmettere sensazioni di un viaggio attraverso un pezzo di India in cui il tempo sembra essersi fermato.

 

Ma chi sono i Rabari che Francesco d'Orazi Flavoni ci racconta nel suo libro?

Nomadi o seminomadi, i Rabari vivono in una regione chiamata Kutch che si trova ai confini con il Pakistan nello stato del Gujarat, estrema propaggine dei deserti del Sindh e del Thar.

Pur saldamente inseriti nel variegato contesto sociale ed etnico della regione pare che la loro origine sia altrove, forse nella penisola arabica. In assenza di riscontri certi sono fioriti miti e leggende che affondano le loro radici nella tradizione popolare hindu e che sono in parte condivise con i Rajput, nobili guerrieri dell'India nord-occidentale.

 

 

Tra i Rabari, così come tra i Banjara (o Lambadi) è possibile trovare una antica parentela con le popolazioni zingare giunte in Europa circa nove secoli fa e successivamente diffusesi in tutto il mondo.

Una più approfondita ricerca sugli usi ed i costumi potrà senz'altro mettere in evidenza numerose analogie con le tradizioni perpetrate da Rom, Sinti e Gitani, dagli atti della vita quotidiana fino ai momenti più salienti dell'esistenza di ciascun essere umano.

L'abbigliamento delle donne, ed in particolare l'abbondante uso di elementi decorativi come orecchini anelli e collane, ricorda sicuramente la tradizione delle "romnjá" (donne zingare).

Ed i cammelli, che sempre accompagnano i Rabari, non ci ricordano forse la simbiosi instauratasi tra gli Zingari ed i cavalli che per secoli hanno trainato le loro roulotte attraverso l'Europa?

S.F.

 

 

Francesco d'Orazi Flavoni  - RABARI Gli ultimi nomadi
Cod. 88-7226- 443-X  - Pagg. 145 - Prezzo: Euro 23,24 + spese di spedizione.

Il volume può essere ordinato alla casa editrice Stampa Alternativa  - Casella Postale 97 - 01100 Viterbo -  Tel. 0761.35.22.77 - Fax 0761.35.27.51
Sito Internet:
http://www.stampalternativa.it/
Per ordinazioni on-line:
http://www.stampalternativa.it/comm/ordini.htm

 

 


 

I testi pubblicati negli anni precedenti sono collocati nella sezione "archivio"


 

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