L'Angolo della Poesia

 

 

Sinti

Là oltre le case di quei contadini
Da un vecchio cortile si sente gridare
Son le voci dei Sinti e dei loro bambini
Che un giorno qui han dovuto restare

Sono ormai nel ricordo della loro vita
Il viaggio la musica e le loro canzoni
Poco a poco col tempo ogni cosa è finita
Non è più il tempo dei carrozzoni

Fuori all'aperto si affannan le donne
Vanno e vengono intorno al gran fuoco
Oltre alla fatica ed alle lunghe gonne
Del tempo passato è rimasto assai poco

Soltanto il dolore non li ha abbandonati
Ci sono abituati poiché sanno soffrire
Da sempre si sentono disprezzati
Da chi li giudica senza capire

Per mille anni essi han camminato
Attraversando monti villaggi e città
Con il sangue essi hanno pagato
L'infinita voglia di libertà

Nelle sere d'estate stanno lungo la via
E' là che attendono l'imbrunire
Tra mille ricordi ed una gran nostalgia
Sognan domani di poter ripartire

Ma il loro viaggio è la foto sbiadita
Degli anni trascorsi a vagabondare
Di un'avventura per sempre finita
Che non potrà più ricominciare…

S.F. 2002

Carrozzoni tra le stelle

Le notti d’estate son lunghe a passare
Per chi non è più abituato a viaggiare
E scruta il cielo cercando lassù
Il ricordo d’un tempo che non c'è più

Tra quelle mute costellazioni
L’antico tempo dei carrozzoni
I giorni del suo girovagare
Nell’infinito torna a sognare

Nella notte insonne aspettando il mattino
Rivede gli anni in cui era bambino
Ripensa a mille paesi e città
Alle strade perdute della libertà

Ritrova i cavalli stanchi la sera
Ed accarezza la loro criniera
Con tanti amici corre sul prato
Attraversa un ruscello e ne esce bagnato

Scruta nel cielo già da molte ore
Di nostalgia ha gonfio il cuore
Ora che è stanco ed avanti con gli anni
Mescola insieme ricordi ed affanni

Là sorridente vicino alla luna
Siede una donna dalla pelle bruna
Anziana madre dai capelli un po’ stinti
Sta tra le stelle con gli altri Sinti

Nei suoi occhi neri ricerca un sorriso
Mentre le lacrime gli bagnano il viso
Piange per un tempo che non tornerà
Sa che domani non ripartirà

Ai giorni nostri la vita è dura
C’è tanto disprezzo e molta paura
Il mondo civile gli ha dato torto
Il viaggio è finito il cavallo è morto

Ai Sinti di oggi è proibito viaggiare
Nei campi sosta essi devon restare
Vicino ai mostri di immense città
Tra le immondizie della civiltà

Piange la fine della sua gente
Un mondo di cui non resterà niente
Ed al mattino immobile è ancora
Quando improvvisa giunge l’aurora

Ha chiuso gli occhi il sonno lo ha vinto
Sembra assai stanco povero Sinto
Una bambina tra l’altra gente
Lo chiama per nome ma lui non ci sente

Sogna di essere in mezzo alle stelle
L’odore di fumo attaccato alla pelle
Tra quelle mille costellazioni
Sogna il tempo dei carrozzoni…

S.F. 2002

Illusioni

Pensavi che il mondo in cui eri nato
ti avesse reso più disgraziato
e che abitare in un carrozzone
fosse per te una maledizione

Provavi vergogna, eri a disagio,
avresti voluto essere un gagio
della tua gente ti sei vergognato
ed è per questo che te ne sei andato

Per le strade affollate della città
piene di luci colori e di vanità
con i valori della tua gente
non si poteva comprare niente

Avevi uno sguardo ribelle e impaurito
da mille pensieri ti sentivi assalito
in un altro luogo lontano eri nato
forse è per questo che ti han condannato

Al giudice dicesti che eri innocente
ma le tue parole non valsero a niente
in quella città ti eri perso
ti han condannato perché eri diverso

Ora in fondo ad una cella scura
non hai più vergogna ma solo paura
hai capito che là fuori il mondo è finto
e vuoi soltanto più essere un sinto

Tendi le braccia al di là delle grate
ripensi al colore delle sere d’estate
piangi nel buio circondato dal niente
vorresti tornare tra la tua gente

Gente diversa, libera e fiera
forse un po’ rozza ma buona e sincera
che sa ascoltare le stelle ed il cuore
e dare ai suoi figli pane ed amore

Tornerai libero ed in quel giorno
in mezzo ai Sinti farai ritorno
ed ora che hai cominciato a capire
con loro aspetti di poter ripartire…

S.F.
Marzo 2003

Olocausto dimenticato (*)

Con i vostri figli partiste un giorno
per un lungo viaggio senza ritorno
inconsapevoli incontro alla sorte
camminavate verso i campi di morte

Sul vostro petto non c’erano stelle
per voi bastava il color della pelle
perdeste la vita e la libertà
chissà se qualcuno se ne ricorderà

I treni in partenza da quelle stazioni
avevano molte destinazioni
Auschwitz Treblinka non c’è differenza
ovunque lacrime e sofferenza

Zingari, Rom, Sinti, Gitani
tanti nomi per un solo destino
morire passando attraverso un camino

Ai boschi ai monti ed agli amici
ripensavate nelle notti infelici
mentre al freddo tra le urla dei cani
aspettavate con ansia il domani

All’improvviso nel freddo inverno
vi risvegliavate dentro all’inferno
col dottor Mengele ed i suoi assistenti
pronti a far su di voi esperimenti

Costretti a suonare con i violini
mentre uccidevano i vostri bambini
una razza a parte voi eravate
poveri passeri dalle ali spezzate

Zingari, Rom, Sinti, Gitani
ancora oggi dai libri è ignorato
il vostro supplizio ed il sangue versato

E voi superstiti di quella follia
rimanete con noi non andate via
non abbiate paura di raccontare
ciò che la gente deve sapere

Al mondo mostrate il vostro tatuaggio
dovete osare avere coraggio
Figli del vento la vostra storia
non deve sparire dalla memoria

Voi testimoni col vostro dolore
aiutateci a rendere il futuro migliore
parlate forte di quel tempo passato
e di un olocausto dimenticato

S.F.
Marzo 2003

 

(*) libera traduzione in versi del testo di una canzone che insieme ad altre mi è stata trasmessa dall'amico Vincent Roger, sinto piemontese. Di essa tuttavia non mi è al momento noto il nome dell'autore.
Le parole della canzone sono davvero toccanti e nel tradurle è nata la poesia che ho impostato sui contenuti del testo originale in lingua francese:

 

Dans ces baraquements
aux lits superposés
derrière les barbelés
là bas vous êtes restés

Visages basanés
cheveux en liberté
vous ne compreniez pas
pourquoi vous étiez là…

Vous n’aviez aucun bagage
pas de richesse derrière vous
vous les enfants du voyage
qui se souviendra de vous

Pas besoin d’une étoile jaune
pour vous reconnaître de loin
pas besoin d’une étoile jaune
pour monter dans ces trains
qui vous mèneront là bas
à Auschwitz ou Treblinka

Dans l’enfer des ces camps
votre histoire en lettres de sang
Zigeuner, Gitans
il aura fallu du temps
pour que des livres d’histoire
rendent honneur à votre mémoire

Vos chemins de liberté
vos arbres et vos forêts
derrière les barbelés
là bas vous y pensiez

Dans le froid et la faim
l’enfant pendu au sein
poussait un dernier cri
du fond des camps nazis

Pour faire avancer la science
quelque médecin maudit
pratiquait des expériences
sur vous et sur vos petits

Vous étiez une race à part
pour le docteur Mengele
une espèce d’oiseaux rares
qu’il se devait étudier

Rescapés des crématoires
les anciens ont sur leur bras
un tatouage bizarre
que le temps n’effacera pas

Messagers de la mémoire
oui il faut oser parler
de cette page d’histoire
que le monde a oublié

Messagers de la mémoire
oui il faut oser parler
de cette page d’histoire
holocauste oublié…

 

 

19 Marzo 2003
Una poesia in sinto piemontese dedicata ai bambini di Baghdad:

Cavé da Baghdad

Cavé da Baghdad
tumen rovéna
tanké vataréna le merimángere (*)
tumaré jaká pardé di traš
tumaré lasuá
tumaré véjze
si sar kalá da maré tikné
mardé ndren le stildéngere.

Hitler, Saddam, Buš
but láu, ta pándra but vavér láu
ma mónsi jek narvalipén
kavó ke véla
te lel vek tumaró dživibén
in sa le kóre do divés ta di ratí
si o narvalipén do beng,
o králi do bolibén

Jamén le Sínti ta le Rom
na si-amen zor
na si-amen braválimi
na si-amen baxt
par kavá kaj
maré lasuá
si-le sajék
sar tumaré lasuá
sar le lasuá
da tumaré ba
ta da tumaré dajá

Cavé da Baghdad
na lacjam maj tumén
ma pindžarássa tumaré mujá
dikássa tumaré jaká
šunássa tumaró rovibén

Cavé da Baghdad
cororé tikné bi doš
cavé da ne cik bibaxtalí,
tumén san maré cavé

S.F.

Figli di Baghdad

Figli di Baghdad
voi piangete
aspettando le bombe
i vostri occhi colmi di paura
le vostre lacrime
le vostre voci
sono come quelli dei nostri bambini
uccisi nei campi di sterminio.

Hitler, Saddam, Bush
molti nomi, ed ancora molti altri nomi
ma una sola follia
quella che verra'
a togliervi la vita
a tutte le ore del giorno e della notte
e' la follia del diavolo,
il re del mondo

Noi Sinti e Rom
non abbiamo forza
non abbiamo tesori
non abbiamo fortuna
per questo
le nostre lacrime
sono uguali
alle vostre lacrime
alle lacrime
dei vostri padri
e delle vostre madri

Figli di Baghdad
non vi abbiamo mai incontrato
ma conosciamo i vostri volti
vediamo i vostri occhi
udiamo il vostro pianto

Figli di Baghdad
poveri piccoli senza colpa
voi, figli di una terra sfortunata,
siete nostri figli

 

 


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